Alajbegovic scopre lo Stadium: personalità e qualità nella sua prima volta
La prima partita all’Allianz Stadium non si dimentica. Kerim Alajbegovic ha cominciato a conoscere davvero il mondo Juventus entrando nella ripresa della sfida vinta 2-0 contro il Parma, davanti a uno stadio esaurito e con il risultato ancora bloccato.
Luciano Spalletti lo ha mandato in campo insieme a Nico Gonzalez per modificare una Juventus padrona del gioco, ma poco concreta negli ultimi metri. L’argentino ha avuto un impatto devastante, mentre il giovane bosniaco ha mostrato personalità e disponibilità, partecipando alla fase più importante della gara senza farsi schiacciare dalla pressione.
Non è stata una prestazione da copertina, ma un altro passaggio importante nel suo percorso. Alajbegovic ha rotto il ghiaccio con lo Stadium e ha cominciato a comprendere cosa significhi giocare in casa con la maglia bianconera.
L’ingresso nel momento più delicato
Quando Alajbegovic viene chiamato da Spalletti, la Juventus non ha ancora trovato il gol. Il Parma difende con ordine, gli spazi sono ridotti e il pubblico comincia a chiedere maggiore velocità.
Non era quindi un ingresso semplice. Il giovane bosniaco è stato inserito in una fase nella quale ogni pallone pesava e qualsiasi errore avrebbe potuto alimentare nervosismo. Ha cercato di muoversi tra le linee, di accompagnare Nico Gonzalez e di offrire un riferimento offensivo in più.
La partita si è sbloccata poco dopo, grazie alla cattiveria dell’argentino e al lavoro collettivo sviluppato dalla squadra. Alajbegovic non ha prodotto la giocata decisiva, ma ha partecipato al cambio di ritmo voluto da Spalletti.
Il tecnico gli chiede soprattutto di essere ordinato, perché il talento deve essere inserito all’interno degli equilibri della squadra. La qualità individuale è evidente, ma il passaggio al calcio italiano richiede letture, pazienza e continuità.
Il contatto con Keita e la decisione corretta
Nel finale Alajbegovic è stato coinvolto anche nell’episodio più discusso della partita. Keita ha cercato il contatto in area allargando la gamba quando il pallone era ormai lontano, ma arbitro e VAR hanno correttamente lasciato proseguire.
Spalletti ha difeso il proprio giocatore e la decisione arbitrale:
“Quello di Keita non è rigore, è lui che allarga la gamba. Quando si parla di contatto si ritorna lì: cos’è un contatto? Un impatto è un impatto, sennò è un contatto. E’ Keita che allarga il piede, cerca l’intervento di Alajbegovic. In un minuto l’hanno liquidata al VAR, com’è giusto che sia”.
L’episodio non deve diventare una macchia sulla prestazione del bosniaco. Non c’è un intervento imprudente, ma il tentativo dell’avversario di cercare un contatto quando l’azione è ormai sfumata.
Anche queste situazioni fanno parte del percorso di crescita. In Serie A ogni movimento difensivo viene analizzato e ogni attaccante prova a sfruttare la minima esitazione.
Spalletti vede un talento speciale
L’allenatore bianconero non ha mai nascosto la propria curiosità nei confronti di Alajbegovic. Alla vigilia aveva parlato della sua sensibilità tecnica e della potenza del tiro, sottolineando come il ragazzo sappia calciare con entrambi i piedi.
Dopo la partita ha ribadito le sue qualità:
“Un calciatore che ha qualità, classe piede, ho parlato di shock temporale quando tira in porta, quando tira ha un piede importante, è giovane, può giocare insieme a Yildiz, può stare dentro al campo, fuori”.
Il bosniaco non è quindi considerato soltanto un esterno. Può partire dalla fascia, accentrarsi, giocare sotto la punta oppure occupare una posizione più interna. Questa duttilità lo rende interessante per il calcio fluido di Spalletti.
L’allenatore, però, ha immediatamente richiamato anche il tema dell’equilibrio. Schierare contemporaneamente Conceição, Alajbegovic, Yildiz e un centravanti aumenterebbe notevolmente il talento offensivo, ma obbligherebbe tutta la squadra a un lavoro particolarmente attento senza pallone.
L’assenza di Yildiz apre uno spazio
L’infortunio di Yildiz potrebbe accelerare il percorso di Alajbegovic. La Juventus dovrà rinunciare per diversi mesi al proprio numero dieci e ha bisogno di nuove fonti di creatività.
Il giovane bosniaco rappresenta una delle alternative naturali, ma sarebbe sbagliato attribuirgli immediatamente il peso della sostituzione di Kenan. Le caratteristiche dei due giocatori non sono identiche e Alajbegovic deve ancora conoscere il campionato, i compagni e le richieste di Spalletti.
Il suo minutaggio è comunque destinato ad aumentare. La Juventus dovrà affrontare tre competizioni e avrà bisogno di rotazioni profonde. Alajbegovic potrà essere impiegato inizialmente a partita in corso, quando gli avversari saranno più stanchi e gli spazi maggiori, per poi provare a conquistare gradualmente una maglia da titolare.
La prestazione contro il Parma costituisce il primo passo di questo processo.
Nessuna fretta, ma responsabilità
Spalletti aveva già avvertito tutti sul rischio di caricare il ragazzo di aspettative eccessive. Alajbegovic possiede talento e desidera mostrarlo, ma la Juventus dovrà proteggerlo e accompagnarne la crescita.
La prima allo Stadium ha mostrato un giovane che non ha paura di chiedere il pallone e di entrare in una partita complicata. Adesso dovrà migliorare nella scelta delle giocate, nell’occupazione degli spazi e nel contributo alla fase difensiva.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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