Spalletti: “Dovremo fare il massimo per battere il Lecce. Vlahovic può giocare titolare”
Luciano Spallletti sta parlando in conferenza stampa alla vigilia della gara contro il Lecce valida per la trentaseiesima giornata di Serie A . TuttoJuve.com ha riportato in diretta le parole del tecnico bianconero:
Che Juve vorrebbe vedere domani?
"Noi vogliamo ripartire dalla fine della partita precedente. Se uno stadio come quello dell’Allianz, abituato a vincere le partite, applaude dopo un risultato contro una squadra che bisogna battere, è segno che non è stato tutto da buttare via. Il nostro pubblico ci ha riconosciuto impegno e qualità perciò noi vogliamo riproporre delle cose che sono state fatte bene e non hanno avuto l'esito che volevamo. Lo sbaglia sarebbe quello di vederci la sfortuna e non le indicazioni che dobbiamo andare a vedere. Noi domani andremo ad affrontare una squadra organizzata perché conosco l'allenatore, Corvino e tanto persone. Noi andremo a giocare contro una squadra che terrà il volume alto e ci vorrà il massimo per ottenere un risultato importante contro una squadra così".
Vlahovic può giocare titolare?
"Può essere la sua partita da titolare. Poi vediamo se tutto procederà in maniera normale da qui a domani sera. Non dobbiamo caricarlo di troppe pressioni. La coesione di squadra viene dal suddividersi anche le responsabilità".
Domani che tappa è per il campionato?
"Noi ci siamo tolti qualche possibilità, prima era più larga e piena di alternative. Per certi versi è anche più chiara, c’è quella soltanto e non hai dispersione. Non rischi di arrivarci avendo i dubbi su quelli che devono essere i tuoi comportamenti, bisogna essere definitivi nelle scelte e nelle intenzioni. Bisogna saper considerare questo momento qui e dare il massimo in questi 90′ perché c’è questa porta, quella successiva e quella successiva ancora e noi dobbiamo aprirle in tutte le maniere".
Quali sono le certezze per questo finale di stagione?
"In questi momenti c’è bisogno della responsabilità. È la sofferenza che ti dà il senso della responsabilità. Questa settimana abbiamo sofferto e le certezze sono quell’impegno che ho sempre visto mettere nei ragazzi, da quando sono arrivato. Da un punto di vista di essere a posto con la coscienza l’ho sempre visto fare. Quando non si vincono le partite dentro questo spogliatoio si sta male, questa squadra ha un dolore. Questo dolore se rifletti bene su quello che è ti insegna delle cose. Questo è il materiale che ti costruisce le possibilità e noi di dolore ne abbiamo subito questa settimana. Quando non si vince in questo spogliatoio si soffre. Ho visto le loro facce e sono sicuro che loro avranno una reazione. Dal dolore emerge una forza che prima non possedevi, funziona così nella vita. Il carattere viene fuori da quello che poi non ti va bene e sei poi costretto a doverlo ribaltare. Si andrà a metterci qualcosa in più, non si userà le cose messe nell’ultima partita che non sono bastate. Si andrà a metterci altre cose".
Si allena la percezione del pericolo?
"È sempre un’intenzione che fa la differenza, noi dobbiamo consumare quel pallone lì, ribaltarlo. Percezione o non percezione, dobbiamo fare delle cose forti che spacchino la monotonia, il ritmo, la gestione ogni tanto. Ci vuole gas a tavoletta e dei ragionamenti che bisogna prendersi dei rischi e convivere con i ritmi alti, con il rischio della partita. C’è solo da esprimere le nostre idee e non gestire. Parlare di percezione sembra parlare di paura travestita da prudenza. Bisogna andare a giocare a viso aperto, sapendo che la partita ha un termine e noi lì dovremo fare cose importanti per strappare risultati".
Cosa vorrebbe vedere domani che non ha visto con il Verona?
"Il credere di essere forte non nasce quando tutto va bene, quando niente ha senso. Io devo andare contro quelle che sono le avversità che trovo durante la strada. La maggior parte delle persone soffre di cose che devono ancora avvenire, noi abbiamo tutto nelle nostre mani. Non bisogna farsi condizionare da considerazioni e opinioni, abbiamo tutto lì davanti. Questo campionato da un punto di vista di qualità espressa mi fa essere soddisfatto e contento, ma ci sono dei momenti che fanno la differenza e quei momenti lì a volte ce li siamo persi. O per una girata di testa in ritardo, non ho anticipato, non ho percepito, non ho intuito, non ho capito bene quel momento lì, non ho usato bene questo radar che devo usare di continuo, questo passaggio dato con la forza giusta, queste cose ci sono successe e ci hanno penalizzato. Ma la volontà della squadra, il modo di allenarsi, è sempre stato un comportamento serio, responsabile, da gente da Juventus. Ma ci siamo persi quei momenti lì che ci sono costati molto cari. Bisognerebbe essere bravi a far sì che non riaccadano. I cambi modulo, cambi posizione, sono i cambi di posizione che fanno la differenza in questo calcio in continuo movimento e interpretare cose nuove e luoghi diversi nel rettangolo di gioco".
Per la Champions è una questione di carattere o tecnica?
"C’è un po’ di tutto. Il calcio è uno sport a basso punteggio, quindi viene determinato dall’episodio. Se tu pensi di essere sfortunato lo diventi: tu sei quello che se va male qualcosa devi essere più autocritico. Devi fare esami e prendere cose nuove da quello che ti succede. Bisogna essere bravi a saper direzionare un po’ il vento, perché dipende da come usi quel vento nelle partite ti aiuta a spingere più forte, secondo come lo affronti ti frena un po’, ti rallenta. Sono quei palloni lì che, in base a come li usi, avranno una fluidità più importante di altri. Uguale la pressione e queste cose qui, siamo di un livello dove la pressione è un ambiente per noi naturale. Andare a giocare una partita così è una cosa naturale per noi, ne abbiamo già giocate quest’anno. Qualcuna è finita bene, qualcuna male, ma quelle finestre lì durano pochi secondi e dobbiamo avere quella cattiveria, quella lucidità mentale di saperle individuare. Ho avuto attaccanti che lasciavano palla ai difensori, o che andavano a pressare in bandierina, o che prendevano determinati palloni. Sapevano quali palloni andavano presi, si può sintetizzare così".
Vi serviranno giocatori esperti per colmare il gap con l'Inter?
"Fare un paragone con l’Inter non lo so fare. Loro sono una squadra costruita, in maniera corretta. Questa esperienza, questa forza mentale, questa forza caratteriale gli si è riconosciuta mentre a noi un po’ meno. Probabilmente qualche differenza c’è, non è solo il dettaglio di qualche partita ma l’analisi di un periodo. Sono d’accordo con il direttore che ci voglia esperienza, ma noi si ha una squadra dove si può crescere, dove si ha potenzialità di crescita, sono stati fatti passi in avanti importanti. Poi si tenterà di migliorare la squadra, metterci quello che manca, abbiamo chiesto un preventivo per un pullman a due piani per i giocatori che voi ci dite ma la vedo difficile. Molto di questa squadra rimarrà la stessa, dentro la testa devono essere convinti di far parte del futuro: ciò non vuol dire rimanerci, perchè alcune cose ci mancano e dobbiamo trovarle affinché siano più complete. Non possiamo stravolgere completamente una squadra. Noi abbiamo poi diritti e doveri, poi se ne parla a fine anno, ma stravolgere completamente una squadra non è facile. I nostri giocatori devono sapere che molti faranno parte della Juventus, poi bisogna trovare gioventù, stimoli, volersi sacrificare, voler fare fatica. La vittoria ama la preparazione, il sacrificio, una disciplina vera. La presunzione è inallenabile, diventa un freno per la squadra. La grandezza di una squadra dipende da come si lavora tutti insieme, dal creare un ambiente con una gestione unica e non con gestioni differenti, dove tutti si è trascinati nella direzione che si vuole andare. Mi interessa che capiscano che noi come squadra siamo a buon livello ma c’è da migliorare e molti rimarranno a far parte di questa squadra qui. Con tutta questa naturale considerazione di quello che deve essere il mercato, il futuro, viene buttata fuori gente che ha da portare risultati. Siete voi che diranno il futuro della Juventus".
Come mai non viene mai schierato di Openda?
"Quello è un altro degli errori che ho fatto io e non avete citato fino ad ora. Io devo scegliere, le scelte le faccio tenendo in considerazione tutto. Si sta impegnando, è micidiale per disponibilità, per voglia di mettersi a disposizione anche per 2′. Gli vogliono bene tutti, se non l’ho fatto giocare è perché credevo fossero meglio gli altri e ci potessero dare risultati".
Termina la conferenza stampa di Luciano Spalletti
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