La Juventus è lo specchio della Nazionale. Il blocco italiano serve
C'era solo Manuel Locatelli e si è visto. Non per sminuire gli altri che hanno giocato ieri sera a Zenica, in Bosnia, in uno stadio dove il clima "incandescente" era solo sulla carta e non in realtà. Sì, tifosi che tifano, ma come ha detto Gattuso: "Non ho mai visto nessun tifoso fare gol". Aveva ragione. Certo, era una bomboniera, c'era parecchio rumore, ma non un clima ostile.
La Juventus non è più la colonna del nostro calcio. E forse tutti, i vertici in primis, dovrebbero farsi delle domande. Perché dopo la caduta del muro Buffon, Bonucci, Chiellini e Barzagli, c'è stato un netto peggioramento delle nostre prestazioni come nazionale, oltre a un impoverimento secco della Juventus stessa.
Poi si può discutere di Andrea Cambiaso, non straordinario negli ultimi mesi, ma che non vede il campo nonostante un Dimarco davvero scarico. Gatti, chiamato in causa, ha fatto quel che ha potuto. Davanti non c'è un italiano dalla mediana in su, ma non solo in Nazionale, in generale. Il club sta vivendo il contraccolpo di non avere uno zoccolo duro che possa portare avanti, caratterialmente, una sorta di visione comune che anche chi viene da fuori è chiamato a condividere. Una Nazionale forte passa da una Juventus forte, ma forse è vero anche il contrario.
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