ESCLUSIVA TJ - Stefano Orofino: "A Napoli si può giocare per due risultati su tre per un assurdo matematico. Ingenerose le critiche da una parte della tifoseria. Su Bernardeschi e Dybala..."

ESCLUSIVA TJ - Stefano Orofino: "A Napoli si può giocare per due risultati su tre per un assurdo matematico. Ingenerose le critiche da una parte della tifoseria. Su Bernardeschi e Dybala..."TuttoJuve.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
mercoledì 29 novembre 2017, 11:00Primo piano
di Mirko Di Natale

La redazione di "TuttoJuve.com" ha contattato, in esclusiva, colui che ha sbancato il programma Rai "Rischiatutto" diventando un autentico punto di riferimento per il mondo bianconero, il professor Stefano Orofino:

Ti aspettavi una Juventus indietro in campionato a questo punto della stagione?

"Riguardo il campionato, mi aspettavo forse che a questo punto la Juve avesse due-tre punti in più. Che però sono quei punti che la squadra avrebbe ottenuto tranquillamente, se non ci fossero stati episodi molto particolari come i due rigori sbagliati nel finale in due partite consecutive o degli improvvisi momenti bui, in partite per il resto giocate ai soliti altissimi livelli. Mi riferisco, ovviamente, alle sfide contro Atalanta, Lazio e quella più recente disputata contro la Sampdoria. Su questo penso che, se nell’arco di 14 giornate capita una volta, è normalissimo. Meno normale è che accada tre volte. Lo ha detto persino il mister, dopo la particolarissima – e bellissima – sfida contro l’Udinese, che sembra che quest’anno la Juve per giocare al massimo debba prendere paura. Tuttavia, c’è una considerazione da fare: se la vittoria di sei scudetti consecutivi è un record, vuol dire – mi scuso per l’ovvietà – che una serie di sei anni al vertice nessuna squadra li aveva mai vissuti nella storia del campionato italiano. Il che fa capire quanto sia difficile, anche a livello psicologico perché una forma di appagamento – anche soltanto inconscio – può subentrare. O più semplicemente, in alcune partite ci possono essere dei momenti di “vuoto” dovuti a un eccesso di sicurezza. Detto ciò, ripeto che, se non fosse per degli episodi piuttosto particolari, ci troveremmo comunque più in alto in classifica".

In alcune circostanze, la Juventus è stata anche fortemente criticata.

"Mi sembrano ingenerose le critiche che vengono da una parte della tifoseria: prima di tutto perché siamo ancora in piena lotta per il titolo, e in secondo luogo perché si deve anche essere abituati all’idea che non sempre si può vincere anche nel caso in cui si abbia la rosa più forte del campionato. Io ripeto sempre che il primo campionato che ricordo di aver seguito è stato quello successivo ai mondiali del 1982, con sei campioni del mondo, e in più l’innesto di Platini e Boniek. Venivamo da due scudetti consecutivi. Eppure quell’anno ci piazzammo secondi in campionato, perché per tutta una serie di motivi (carenza di amalgama, nel caso di rinnovamento in rosa, un po’ di appagamento, episodi sfortunati di varia natura, anche di natura arbitrale), anche una squadra fortissima può perdere per strada dei punti determinanti. E oltre a questo, come molti ricordano, due anni fa eravamo ancora più lontani dalla vetta, eppure alla fine l’abbiamo spuntata. Per cui è ancora molto presto per dare giudizi definitivi".

Giudizio definitivo che darà la Champions tra meno di una settimana, quando i bianconeri si giocheranno la qualificazione in Grecia in casa dell'Olympiakos.

"Premetto che la Juventus, al Camp Nou, abbia giocato la prima parte di gara con notevole autorevolezza come poche squadre hanno fatto negli ultimi anni su quel terreno. Purtroppo il gol di Messi, arrivato proprio in chiusura di tempo, ci ha forse fatto ricadere in un’insicurezza che certo è figlia dei postumi di Cardiff. Tuttavia, tornando a noi, se non dovessero accadere cose molto ma molto strane nell’ultima giornata del girone - non solo ad Atene ma anche e soprattutto a Barcellona - la qualificazione agli ottavi è comunque a più che un passo".

Quante insidie presenta la sfida di Napoli? E quanto finirà?

"Indubbiamente, quella di Napoli è una partita che presenta sempre molte insidie al di là della posizione di classifica delle due squadre. Prova ne sia il fatto che, nei sei campionati vinti dalla Juventus negli ultimi anni, solo una volta siamo riusciti a vincere al San Paolo nella stagione 2014-2015, il che è dovuto pure al fatto che – come del resto in molte altre zone d’Italia – la partita contro la Juventus a Napoli è sentita di per sé come quella più importante dell’anno. Oltretutto, quest’anno i partenopei l’affrontano da formazione capolista. Paradossalmente, però, credo che in questo caso sia la squadra che sta dietro ad avere due risultati su tre a disposizione benché sembri un assurdo matematico. Sono convinto, infatti, che in caso di vittoria della Juve, o di pareggio, sarebbe la sicurezza della Juve ad accrescersi per il prosieguo del campionato. Se invece dovessimo perdere, e andare a meno sette, ci metteremmo nella condizione di non poter più sbagliare un colpo, a cominciare dai successivi scontri diretti, con Inter e Roma. In ogni caso, il campionato è ancora molto lungo. Non sono bravo a fare pronostici, per cui non mi sbilancio su come finirà".

Ti piace il nuovo modulo? Fa esprimere al meglio, secondo te, i giocatori a disposizione del mister?

"Quest’anno siamo partiti col modulo che l’anno scorso ci ha fatto ottenere dei grandissimi risultati, il 4-2-3-1, che però forse richiede che tutti giocatori siano al massimo, mentre, se ciò non avviene, se ne risente molto in fase difensiva. In ogni caso, il modulo di gioco dipende molto dalle caratteristiche degli undici giocatori schierati in campo, e credo che ancora non si possa parlare di un vero e proprio nuovo modulo, e che – anche in relazione all’inserimento dei nuovi acquisti, o di giocatori che rientrano da infortuni – si sia in una fase sperimentale. Nelle ultime partite sono stati attuati quasi sempre moduli diversi, magari cambiati anche in corsa anche in relazione all’andamento dell’incontro, e appunto in base alle caratteristiche dei giocatori schierati. E ricordiamo che il 4-2-3-1, l’anno scorso, è stato adottato da Allegri,per la prima volta, il 22 gennaio (2017), contro la Lazio".

Bernardeschi non ha ancora trovato molto spazio. Condividi il modo di gestione del mister?

"E' più o meno la stessa cosa avvenne due anni fa con Dybala. E credo che il linea generale sia nella visione del mister il fatto di inserire i nuovi in modo graduale, in un impianto che comunque è già vincente. Ed è un tipo di gestione che condivido, e non solo perché è andata bene in passato, ma perché penso che a inizio stagione sia piuttosto razionale affidarsi soprattutto ai giocatori che fanno parte di un gruppo storico vincente e ben coeso, in cui ci si conosce a memoria. Anche perché, se questi nuovi, come nel caso di Bernardeschi, sono dei giovani, nel caso di primi risultati negativi si rischia - come si dice con’espressione gergale che in realtà non mi piace molto, ma rende comunque bene il senso – di bruciarli".

Cosa sta succedendo a Dybala? Secondo te gioca troppo lontano dalla porta?

"Secondo me a Dybala non sta succedendo niente di strano. Semplicemente, poiché è ancora molto giovane, risente un po’ dal punto di vista psicologico nel caso in cui commetta degli errori, come nel caso dei due penalty di cui si parlava in precedenza. Prima di quei due episodi, sembrava che potesse tirare da qualsiasi posizione, ma la palla sarebbe comunque andata a finire nella rete. Dopo quei due episodi, invece, è anche accaduto che abbia rinunciato a tirare una punizione, se al primo tentativo non ha segnato. Non dimentichiamo però quanto aveva fatto a inizio stagione, a cominciare dal modo in cui aveva cambiato la partita di Supercoppa dopo essere entrato in campo, e di tutto quanto aveva fatto, in termini di giocate e di realizzazioni, prima di quei due sfortunati  rigori. Per cui sono convinto che, appena dovesse tornare a segnare un gol determinante, per esempio, appunto, su calcio di punizione, tornerebbe subito quello di prima. Chiaramente, in base a quello che sto dicendo, penso che si tratti solo di una fase momentanea di insicurezza, e non dipenda dalla posizione in campo".

Si ringrazia Stefano Orofino per la cortesia e la disponibilità dimostrata in occasione di questa intervista.