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Guerrero: "La Women’s Cup è un’opportunità. Coraggio e grinta sono nel DNA di questa squadra". Lenzini: "Nessuna rivalsa, vogliamo vincere per la Juventus"

Guerrero: "La Women’s Cup è un’opportunità. Coraggio e grinta sono nel DNA di questa squadra". Lenzini: "Nessuna rivalsa, vogliamo vincere per la Juventus"TuttoJuve.com
Oggi alle 11:00Juventus femminile
di Camillo Demichelis
Isaac Guerrero e Martina Lenzini hanno presentato in conferenza la finale di Women’s Cup contro la Roma

Isaac Guerrero e Martina Lenzini hanno parlato in conferenza stampa alla vigilia della finale di Wome's Cup dove affronteranno la Roma. TuttoJuve.com ha ripreso in diretta le parole del tecnico e della giocatrice bianconera.

Inizia a parlare Martina Lenzini

Juventus-Roma è ormai diventata un classico del calcio femminile. Che partita ti aspetti?

“È diventato ormai un classico del calcio femminile e, come ho già detto, mi aspetto una finale combattuta, come lo è stata nella prima edizione della Women’s Cup. Immagino quindi che sarà lo stesso anche questa volta”.

Avete affrontato tantissime volte la Roma in questi anni. È un vantaggio conoscere così bene l’avversario o può esserci anche uno svantaggio nell’affrontare sempre le stesse squadre?

“Non penso che ci siano né vantaggi né svantaggi da entrambe le parti, perché questa non è una partita di campionato e, come sempre, le finali sono imprevedibili. Ovviamente, avendo già giocato altre finali, penso che dalla nostra parte abbiamo un pochino più di esperienza in questo tipo di partite, ma anche la Roma ha giocatrici che hanno esperienza. Quindi non vedo né vantaggi né svantaggi da entrambe le parti: è sempre una partita aperta”.

La Roma lo scorso anno ha vinto Scudetto e Coppa Italia. Sentite ancora quella voglia di rivalsa?

“Come senso di rivalsa non direi. Ad ora siamo le detentrici della Women’s Cup e, che sia una finale o un’altra partita, la Juventus viene per vincere. Non è una questione di rivalsa: dobbiamo vincere per il club, per la società, per la squadra e per tutte le persone che lavorano nella Juventus”.

Quanto potrebbe aiutare la vittoria di un trofeo ad accelerare questo progetto tecnico, che è appena nato?

“Sicuramente potrebbe essere un premio per tutto il lavoro che abbiamo fatto in questi due lunghi mesi, perché abbiamo iniziato veramente presto. Sarebbe una gratificazione per il lavoro fatto, ma sicuramente sarebbe anche un nuovo punto di partenza, sia in caso di vittoria sia di sconfitta. Ci viene sempre detto che questo è un processo e che, qualsiasi sia il risultato, servirà per continuare a lavorarci sopra”.

Quale sarà il dettaglio fondamentale che non dovrà mancare alla Juventus per conquistare nuovamente il titolo?

“Il dettaglio che serve sempre in ogni finale, secondo me, è il nostro spirito: giocarla sempre fino alla fine. È quello che ci ha sempre aiutato e, secondo me, ci aiuterà sempre. È il nostro motto, ma non è solo qualcosa che viene detto tanto per dire: è proprio quello che cerchiamo di trasmettere alle nuove giocatrici che arrivano. Sicuramente questo ci aiuterà ancora di più di qualsiasi dettaglio tecnico o preparazione alla partita”.

Quanto conterà anche la forza mentale?

“Ogni finale ovviamente porta un po’ di brivido, chiamiamolo così, però abbiamo un buon senso di responsabilità e tutte noi penso che abbiamo anche un senso di felicità nell’avere la possibilità di giocare una finale. Come hai detto tu, i dettagli fanno la differenza. Il mister e tutto lo staff ci stanno preparando su tutto già dall’inizio della settimana. Facciamo meeting per capire ancora di più quello che dobbiamo andare a fare e, soprattutto, per riuscire a portare in campo il nostro gioco”.

Dopo la partenza di Barbara Bonansea, ti senti una delle senatrici di questa squadra?

Se mi sento una senatrice, probabilmente lo sono diventata con il tempo, perché ho avuto la fortuna di essere guidata e di poter guardare e prendere il più possibile da chi è stato qui prima di me. Sicuramente, con la partenza di Barbara, posso unirmi ancora di più a Cecilia e a Martina, perché siamo quelle che sono rimaste sempre qui alla Juventus e sappiamo bene cosa voglia dire giocare nella Juventus. Ovviamente, questo fatto di scalare un pochino le gerarchie mi rende orgogliosa sempre, perché vuol dire che qualcosa nel tempo l’ho fatto. Sul ruolo? “Su questo mi verrebbe da dirti che la mia risposta non è cambiata nel tempo, quindi è rimasta sempre quella”.

Inizia a parlare Isaac Guerrero


Dopo questi due mesi molto intensi, cosa significa giocarsi già un primo trofeo in questo momento della stagione?


“L’emozione, ovviamente, è accompagnata dalla responsabilità. Sappiamo quale squadra rappresentiamo, quale club e quale realtà.
Vincere è una realtà che ti chiede ogni giorno di scendere in campo e provare a vincere. Dal primo momento non è una cosa che ci è arrivata con il passare del tempo: è una mentalità che abbiamo avuto dall’inizio. Come ha detto Martina, all’inizio di luglio abbiamo iniziato a lavorare con un grandissimo obiettivo, che era quello di qualificarci per la Champions. Questa Coppa arriva quindi come un premio a questo inizio di stagione, al lavoro delle ragazze, che hanno fatto tanto bene in questa competizione e anche nel percorso di qualificazione alla Champions. Abbiamo la fortuna, a settembre, di poter portare a casa un altro trofeo per tutte quelle che hanno vinto prima di noi".


Avete già giocato partite da dentro o fuori molto importanti. Senti la pressione di essere alla Juventus e di dover portare a casa un titolo?


“Veramente non ho nemmeno avuto il tempo di sentire la pressione, perché questo è stato un tour continuo: non ci siamo fermati nemmeno un minuto. Io non direi pressione, direi piacere, responsabilità e opportunità di essere in una casa come questa, che ti mette a disposizione la possibilità di lottare per grandi cose. E questa Women’s Cup per noi è una grande cosa. Alla fine lo vediamo sempre dal lato positivo, come un’opportunità. Mi sembra di aver detto più o meno la stessa cosa quando abbiamo parlato del preliminare di Champions: avevamo avversari che sicuramente avevano più esperienza e più nome. Anche contro una vicecampione d’Europa abbiamo parlato del lato positivo, cioè dell’opportunità di alzare l’asticella e metterci alla prova dal primo momento. Adesso arriviamo alla Women’s Cup con un’altra opportunità, senza pressione, per decidere di mostrare quello che siamo.


Senti il “profumo” del classico nell’avvicinamento alla partita contro la Roma?


"Questa settimana mi sembra di aver sentito un profumo forte di classico, perché abbiamo giocato con l’Inter e adesso giochiamo con la Roma. Sì, siamo ben profumati! È veramente una sfida bella. Mi sembra che sarà la nona volta che abbiamo l’opportunità di giocare una partita del genere con la Roma. Loro sono le campionesse dello scorso anno dello Scudetto e della Coppa. È una bellissima opportunità per alzare l’asticella ancora una volta. Noi, tra virgolette, ringraziamo tutte queste squadre di altissimo livello, come è stato anche con l’Inter, perché ci aiutano e ci spingono a fare ancora meglio. Questo è un apprendimento accelerato. Bene detto: profumo veramente”.


Avete già affrontato tanti impegni importanti. Sei preoccupato per la gestione di una stagione così lunga, considerando che siamo ancora all’inizio? 

“Io direi che più che preoccupato sono occupato. Credo che un giorno abbiamo parlato di questo. Io non credo molto nell’idea di caricare i depositi e fare un pochino più di tranquillità all’inizio. C’è da fare anche questo. Magari l’anno prossimo proveremo a farlo benissimo per avere un pochino più di tranquillità. Ma il fatto di competere fin dal primo momento in partite importanti, per me è un’opportunità, ma soprattutto lo è per queste ragazze, che sono tanto competitive. Io le vedo ogni giorno: non scherzano, non arrivano per caso, si mettono in gioco dal primo momento. Io vedo che non c’è problema nell’affrontare una stagione con partite da dentro o fuori. Le vedo pronte e loro lo hanno dimostrato. Hanno guadagnato l’opportunità, prima di tutto, di partecipare a una bella competizione come la Champions League e, in secondo luogo, di giocare un’altra finale. 

La Juventus vuole essere una squadra propositiva, capace di controllare il gioco, ma avete anche dimostrato di saper soffrire. Quanto sarà importante questo aspetto in finale?


“Non ne abbiamo parlato tanto. Le ragazze hanno dimostrato di avere esperienza, unità come squadra, di saper lottare insieme e di saper soffrire. Ma il nostro obiettivo è soffrire meno, avere meno bisogno di utilizzare questa capacità di resilienza e fare in modo che sia il nostro gioco a poterci trascinare alla vittoria, senza dover soffrire.
Questo è quello per cui lottiamo. Dal primo giorno abbiamo detto che proviamo a imporre le nostre intenzioni, a dominare il gioco, come abbiamo cercato di fare anche nella partita con l’Inter. Sicuramente in tanti momenti non ci siamo riusciti, perché ovviamente abbiamo sempre un avversario davanti a noi, ed è proprio questo che rende così competitivo questo campionato. La fortuna è che tutte le squadre che abbiamo affrontato alla Women’s Cup sono di altissimo livello: il Como, il Milan, l’Inter e adesso la Roma, che conosciamo bene. Questo, come dico, è il nostro challenge.In ogni partita dobbiamo provare a soffrire meno, dominare di più e sottomettere l’avversario.
Come abbiamo parlato quando è uscito il potenziale sorteggio per la Champions, abbiamo detto precisamente questo: noi andremo sempre con il nostro piano.Ho la fortuna di accompagnare un gruppo di ragazze che ha molta esperienza, molto talento e, soprattutto, è competitivo. Non c’è quindi bisogno di spingere troppo per provare a essere protagoniste. Abbiamo anche questo “pulsante rosso” della grinta e della resilienza, ma dobbiamo utilizzarlo un pochino meno. Questo è quello su cui lavoreremo ogni giorno”.


Hai sempre descritto le tue ragazze come coraggiose e hai chiesto loro di avere sempre più coraggio. Hai visto questo coraggio crescere nelle prime partite? Quanto sarà importante in finale?


“Sarà importantissimo in questa finale e in tutte le partite che avremo davanti. Io provo a non condividere riflessioni vuote, perché davvero lo credo: ogni giorno ho visto queste ragazze. Noi diamo una direzione, proviamo a stimolarle ad andare un po’ oltre, ma poi sono le ragazze a mettersi in gioco e a dimostrare il coraggio nella loro vita di campo.
Dimostrano coraggio quando devono difendere l’area, quando devono fare un passaggio in più e quando non entrano in panico. Questa è la dimostrazione che hanno, prima di tutto, talento. Perché ovviamente, se non hai talento, certe cose con i piedi non puoi farle. Ma loro hanno un talento spettacolare. E poi sono ragazze che magari non hanno vinto tanto, come questa ragazza che ho alla mia destra, oppure che hanno già vinto tanto, ma hanno ancora fame. Hanno fame, si mettono in gioco e vogliono provare ancora delle cose. Allora il coraggio mi sembra che sia nel loro DNA, e lo troviamo anche dentro di me”.


Per quanto riguarda Amaiur Sarriegi, si è allenata con voi ed è a disposizione per la partita? E come immagini il suo utilizzo? Può giocare insieme alle altre giocatrici offensive?

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Inizio da Amaiur Sarriegi. Mi piace molto definirla con questo aggettivo, perché è vero che considero questa squadra molto liquida e dinamica. Questo è il nostro aggettivo. Non significa che non sia chiaro il ruolo: ovviamente ci sono ruoli, o almeno spazi di partenza nelle giocate, e questo è chiaro. Parlando di Amaiur Sarriegi, è una ragazza abbastanza liquida, un talento importante che aggiungerà tanto a questa squadra. Ha un ottimo piede, è una giocatrice dinamica, ha gol e sa muoversi tra le linee. Può giocare centravanti, può giocare da esterno, può giocare anche da seconda punta e, in generale, in tante posizioni dell’attacco. Ci dà veramente tante possibilità.
Noi abbiamo una rosa molto completa e di alto livello. Avere una ragazza come questa, che possa spingere ancora un pochino di più l’asticella, che è già abbastanza alta, ci aiuterà tanto. Penso quindi che sia una ragazza che può occupare qualsiasi posizione dell’attacco”.


Quanto è importante il lavoro trasversale all’interno del club e quanto sei stato coinvolto nella costruzione della squadra?

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Questo club è un club che crede molto nel lavoro trasversale. Abbiamo un faro, un leader, che è Massimiliano, il nostro direttore.
Noi lo seguiamo e proviamo a dare il nostro contributo in tutto e, ovviamente, siamo coinvolti tutti in tutto. Anche nel discorso della costruzione della rosa, noi proviamo ad aiutare in tutto quello che possiamo. Alla fine, come dico sempre, è un lavoro di squadra, con un riferimento chiaro e, soprattutto, con tutti che remiamo nella stessa direzione. Forse la barca può arrivare o non arrivare in porto, ma la direzione deve essere chiara e dobbiamo tutti provare a dare energia al remo”.