Una serie di fortunate coincidenze tiene in gioco la Juve, nervosa e senz’anima

04.05.2021 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    vedi letture
Una serie di fortunate coincidenze tiene in gioco la Juve, nervosa e senz’anima
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Muriel che sbaglia il rigore. Osimhen che si vede annullare il 2-0. De Paul che allarga il braccio. È una serie di fortunate coincidenze, non il merito, a tenere in corsa la Juventus per la prossima Champions League. E l’errore più grande sarebbe prendere i tre punti di Udine per quello che non sono, cioè meritati. Ma come, vincere non è l’unica cosa che conta? Vero, ma a un certo punto conta anche come vinci. E non penso al tedioso dibattito tutto italiano fra giochisti e risultati. Il fatto è che puoi vincere trenta partite su trentotto 1-0: diranno che è fortuna, ma vuol dire che hai un’idea. Se però ogni tanto vinci, qualche volta perdi, spesso pareggi e l’idea non c’è quasi mai, allora il discorso cambia. Con i friulani s’è vista una delle peggiori partite della stagione, non soltanto per quanto espresso o non espresso a livello di gioco, ma soprattutto perché per ampi tratti Madama è sembrata una di quelle squadre che ci provano ma proprio non ci riescano. E piano piano smettono di provarci.

Nervosa e senz’anima, sono due tratti distintivi del carattere che questa Juve sembra davvero non avere. Un fatto curioso, se si considera che di campioni lo spogliatoio sarebbe pure pieno, e che proprio il fattore caratteriale è quasi sempre stato citato come elemento fondativo del ciclo d’oro. Rotto da chi l’ha inaugurato, per la cronaca: la dea Eupalla si diverte e sorride, ma guai a parlare di casualità. L’Inter di Conte ha vinto perché ha campioni ma soprattutto perché è stata squadra: la Juve di qualità ne ha parecchia, e infatti probabilmente andrà in Champions, ma sembra ogni giornata meno squadra e un’identità chiara non l’ha quasi mai avuta. La festa per la doppietta di Ronaldo racconta che un gruppo c’è, non è questo il punto. E neanche si può immaginare che qualcuno remi conto: sono dietrologie inutili, peraltro la posta in palio è troppo alta. Nulla di tutto ciò. Nel gruppo, però, si vede uno scollamento in campo che tradisce una consapevolezza: partita dopo partita, c’è sempre meno da cui ripartire. Le certezze per il futuro si contano sulle dita di due mani, tra gli altri c’è chi non ha mai convinto davvero e chi potrebbe partire perché comunque s’hanno da far quadrare i conti. Al termine di una stagione che sembrava di transizione, poi è diventata negativa e adesso sta diventando un piccolo calvario di ansie e dubbi.