LA JUVE DA EUGENIO CANFARI AD ANDREA AGNELLI

Con l'arrivo di Andrea Agnelli la società punta a riprendere a scrivere nuove pagine (vincenti) della propria storia. Battezzata, nel lontano 1897, dal primo Presidente: Eugenio Canfari...
09.10.2010 15:30 di  Thomas Bertacchini   vedi letture
LA JUVE DA EUGENIO CANFARI AD ANDREA AGNELLI
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

"Chiamatemi Andrea".
Così l’ultimo degli Agnelli, il nuovo Presidente della Juventus, si era presentato ai tifosi bianconeri a Pinzolo, sede del ritiro estivo della squadra. Era il 7 luglio scorso.
Edoardo, Giovanni, Umberto (il padre) e poi lui, Andrea, pronto a raccogliere la pesante eredità in nome di un amore che unisce il cognome della sua famiglia alla storia della Vecchia Signora.

Un legame che dura da 87 anni, da riannodare e rinforzare. Anche se questa volta non si è trattato di "continuare", ma di "ripartire", di costruire da zero una società distrutta nei suoi ultimi quattro anni di vita.
23 presidenti e 2 comitati di gestione: questi sono freddi i numeri che riepilogano il susseguirsi dei cambi nella poltrona più importante dei massimi vertici del club.

Ma guardando "oltre", c’è molto di più: senso di appartenenza, classe, stile.
In occasione della nascita della società Eugenio Canfari, uno dei suoi fondatori e primo Presidente, pronunciò queste (famose) parole: "Chi indossa la nostra divisa, le rimarrà fedele malgrado tutto e la terrà come prezioso ricordo".

Da Eugenio al fratello Enrico, passando per Dick, Olivetti, Dusio, Catella, Boniperti, sino ad arrivare agli ultimi tre: Franzo Grande Stevens, Giovanni Cobolli Gigli, Jean Claude Blanc.
A volte basta elencare pochi nomi per spiegare molte cose.

Ai tifosi che a Pinzolo gli urlavano "tu sei la Juve", Andrea Agnelli rispose "la Juve siete voi".
A loro aveva già scritto una lettera, pubblicata nel sito internet del club il 18 giugno. Il metodo più diretto e moderno per arrivare dritto all’obiettivo. E negli angoli non ancora setacciati dal web, ci pensarono la televisione e - il giorno immediatamente successivo - la carta stampata a diffonderne i contenuti.
Un segnale forte e chiaro. Destinato non soltanto a chi ama i colori bianconeri.

Alla richiesta "fatti restituire i due scudetti che sono nostri", sorrise, continuando a firmare autografi. Questo rappresenta il punto più delicato del nuovo corso bianconero. Qualcosa si è mosso, con lo stesso Presidente che si è esposto - in prima persona - sempre di più col trascorrere del tempo. Adesso si attendono notizie sulla revoca dello scudetto assegnato a tavolino all’Inter, per poi proseguire il cammino. Nel solco tracciato dalle parole presenti in alcuni punti della seconda lettera da lui scritta ai tifosi (1° ottobre).

"Compraci Krasic o Dzeko".
Il serbo, alla fine è arrivato. Per il bosniaco non è ancora detta l’ultima parola.
"Se sto bene sono più forte. Non sono secondo a nessuno, il modulo di Del Neri favorisce gli attaccanti d’area come me". Così parlò Amauri il giorno stesso, caricato dalla visita del massimo esponente della società e dalle notizie di mercato che davano come ancora lontani alcuni tra gli obiettivi che la Juventus si stava prefissando per il reparto offensivo (lo stesso Dzeko, Pazzini, Benzema e Gilardino). C’era ancora più di un mese a disposizione per provare a comprare qualche pezzo da novanta il quel settore: visto l’ostracismo di Dieter Hoeness (il direttore sportivo del Wolfsburg) si decise - alla fine - di puntare su Quagliarella, lasciando andare via Trezeguet e rimandando l’investimento oneroso nelle prossime sessioni di calciomercato.

Dove la squadra potrebbe essere ritoccata in più zone del campo. I segnali positivi visti in questo primo scorcio di stagione devono essere presi come un buon auspicio per il futuro. Ma c’è ancora da lavorare, tanto, per tornare ad essere "quelli di prima". Seguendo la strada tracciata da Andrea Agnelli e dal suo staff.
Proprio come disse (ancora) Eugenio Canfari: "L'anima juventina è un complesso modo di sentire, un impasto di sentimenti, di educazione, di bohemien, di allegria e di affetto, di fede alla nostra volontà di esistere e continuamente migliorare".
Appunto.