IL SANTO DELLA DOMENICA - SI PENSA TROPPO AL FUTURO E NON SI GUARDA AL PRESENTE. C’E UNA STAGIONE DA ONORARE AL MEGLIO E SERVE IL SOSTEGNO DI TUTTI. IL DUBBIO CHE LA SQUADRA POSSA ESSERE A FINE CICLO 

16.02.2020 00:01 di Alessandro Santarelli   Vedi letture
IL SANTO DELLA DOMENICA  - SI PENSA TROPPO AL FUTURO E NON SI GUARDA AL PRESENTE. C’E UNA STAGIONE DA ONORARE AL MEGLIO E SERVE IL SOSTEGNO DI TUTTI. IL DUBBIO CHE LA SQUADRA POSSA ESSERE A FINE CICLO 

Piccola comunicazione di servizio: oggi sulla panchina della Juventus siederà ancora Maurizio Sarri e non Pep Guardiola. Provocazione ovvio, ma questo entusiasmo che si è creato dopo la notizia dell’esclusione dalla Champions del City ( che ovviamente presenterà ricorso ) faccio fatica a capirlo. Siamo nella fase fondamentale della stagione, ancora in corsa per tre obiettivi, ma ciò che sembra interessare di più è il futuro e non il presente. Mi dispiace, ma considerare a metà febbraio questa stagione di transizione o più semplicemente fallimentare non mi trovo d’accordo. E’ troppo presto per tracciare i bilanci.

La Juve sta attraversando un momento delicato e questo è sotto gli occhi di tutti, negarlo sarebbe follia.  Due sconfitte e un pareggio nelle ultime tre trasferte, compresa la Coppa Italia, hanno fatto suonare un campanello d’allarme importante. Non preoccupa soltanto l’aspetto del risultato, che ovviamente rimane fondamentale, ma soprattutto la mancata reazione dopo la sconfitta di Verona. A Milano la Juve ha subito tantissimo, 11 tiri nello specchio cosa che non accadeva dal 2013, Buffon ha messo insieme ben 10 parate di cui 4 decisive, i bianconeri hanno tirato in porta soltanto 3 volte la prima al 36 esimo del primo tempo con Cuadrado. Un’involuzione che non ci saremmo aspettati soprattutto nel mese di febbraio, quello definito come decisivo per la svolta “tattica” voluta da Sarri

Chiaro che l’allenatore ha le sue responsabilità. Al momento non è riuscito a trovare l’equilibrio giusto, il centrocampo rimane il tallone d’Achille della squadra e i tanti cambiamenti certamente non aiutano. L’attacco si basa ultimamente solo su Cristino Ronaldo , nel 2020 su 20 reti complessive 12 portano la sua firma ,mentre la difesa continua a subire un gol a partita e parlare di difesa a 3 resta inconcepibile per i suoi convincimenti tattici.  Nel frattempo in campionato l’Inter e la Lazio sono tornate a far sentire il fiato sul collo e nulla è scontato. Per portare a casa lo scudetto servirà una svolta, quella svolta che in chiave Europea diventa fondamentale per non restare subito con un pugno di mosche in mano.

Brescia e Spal devono portare in dote 6 punti, cosi come a Lione occorre una squadra completamente diversa sia nel gioco che nell’atteggiamento. Se tutto ciò non dovesse avvenire è chiaro che alcune riflessioni dovrebbero essere anticipate, ma a gettare a mare la stagione a febbraio, lo ripeto, non ci stò

Il mio augurio è che la squadra, anche con la forza dei singoli, possa trovare quella forza necessaria per il bene della Juve che dovrebbe restare l’unica cosa che conta al di là delle simpatie o antipatie personali nei confronti dell’allenatore

L’ultima riflessone sul momento attuale mi riporta a giugno, al momento del cambio in panchina. Sappiamo bene che Massimiliano Allegri aveva chiesto alla dirigenza una sorta di “rivoluzione” con almeno 6 giocatori da mettere sul mercato. Poi venne scelta un’altra strada con il cambio tecnico. La sensazione è che l’allenatore livornese temesse una sorta di “fine ciclo” dopo tanti successi. Per una volta spero che il “buon Max” si sia sbagliato. Ma spetta a Maurizio Sarri allontanare questo sospetto…