Umiliati anche a Marassi. Cosa deve accadere ancora?
Basta. Così non è più Juventus, anche se in realtà non è più da tempo, da troppo tempo.
Ventotto minuti. Tanto è bastato al Genoa per prendersi la partita, e a noi per capire di essere davanti all’ennesima serata da dimenticare. Due gol incassati prima che la Juve si accorgesse di essere in campo, poi un’ora di niente: nessuna reazione, nessun nervo, nessun orgoglio. Solo giocatori che passeggiavano in una maglia che, a Marassi e non solo, si sarebbero dovuti tutti togliere per rispetto della storia che quella stessa maglia rappresenta. Siamo alla nona giornata e già ci tocca parlare di stagione compromessa, finita, fallita. Terza sconfitta, ottavo posto, l’Europa che si allontana. Già quella qualificazione che ormai è diventato il massimo traguardo al quale si può ambire. Non è un incidente di percorso. È il copione che da anni si ripete uguale a se stesso, con attori diversi e lo stesso finale.
E poi c’è Spalletti. Sentirlo chiedere scusa ai tifosi fa quasi tenerezza, ma le scuse non sono un’idea di gioco. Da settimane questa squadra non ha un’identità riconoscibile: non sappiamo cosa voglia fare con la palla, né cosa sappia fare senza. Cambiano gli uomini, cambiano i moduli, resta la confusione. Un allenatore dovrebbe dare certezze, e qui le certezze sono finite da un pezzo. Il ritiro punitivo e le urla di Carnevali alla Continassa raccontano di una società che, davanti al disastro, reagisce a caldo e senza una linea precisa e diretta. Povera Juve.
Ma il punto vero non è nemmeno la panchina. Il punto è chi scende in campo. C’è una differenza enorme tra perdere e farsi umiliare, e questa differenza si chiama dignità. Si può perdere con il Genoa, certo, pensate oggi cosa siamo costretti a dire e ammettere, ma non si può perdere così, senza lottare su un pallone e senza metterci la faccia. La maglia bianconera non si indossa soltanto, si onora, e troppi, oggi, la portano come una divisa qualsiasi.
I tifosi, già quelli che anche oggi riempiranno lo Stadium, chissa forse per un'isterica inerzia, quella maglia la amano davvero e meritano di meglio, rispetto allo spettacolo indecoroso visto a Marassi e già troppe volte questa stagione E pensate che alla fine tutti noi, compreso chi scrive pretende poco: l’impegno, la rabbia, il senso di appartenenza: bene al momento le uniche risposte arrivate sono parole di circostanza o fuori posto, atteggiamenti più che discutibili in campo e fuori e soprattutto tanta ma tanta indifferenza, quella stessa che meriterebbero quasi tutti i giocatori.
La Juventus è sempre stata una cosa seria. Oggi sembra un club che ha smarrito la propria storia e si è abituato a mediocrità e scuse. E finché a nessuno costerà qualcosa, in società, in panchina e in campo, continueremo a scrivere questi stessi editoriali, cambiando solo il nome dell’avversario.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
Editore TMW NETWORK s.r.l.
P.I. 02210300519Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 26208

