30 E LODE
Alla fine è andata com’era giusto che andasse, e cioè con la vittoria della squadra più brava, costante e spettacolare della serie A. E’ finita con la Juventus campione d’Italia. E questo in barba ai gufi, ai detrattori, al palazzo e a chi ha cercato in queste settimane di creare tensioni attraverso stucchevoli polemiche. Ma ormai poco importa, lo scudetto è cosa fatta.
La Juve ha dato prova di grande maturità, di quella mentalità vincente ritrovata settimana dopo settimana grazie al sapiente lavoro tecnico e psicologico di Antonio Conte e del suo staff, capaci di risvegliare nell’ambiente un entusiasmo assopito. A parte il Presidente Andrea Agnelli che non ne aveva bisogno, l’allenatore bianconero ha inculcato nel gruppo, dai giocatori all’ultimo dei magazzinieri, quell’identità ben definita nel tempo e quella cultura basata sul lavoro, sul sacrificio, sulla voglia di lottare e di non mollare mai che sono da sempre nel DNA della Juventus.
Domenica, dicevamo prima, giocando col piglio dei forti, sicura come quasi sempre ha fatto in questo torneo, certamente meno compiaciuta di sé e meno distratta rispetto alla parte finale della sfida col Lecce, la Vecchia Signora ha preso possesso della metà campo del Cagliari segnando subito con Vucinic (ah, se il serbo trovasse continuità di rendimento quanto sarebbe fenomenale!) e gestendo la gara senza mai soffrire veramente fino al raddoppio conclusivo realizzato nel corso delle ripresa grazie a un autogol di Canini. Al Milan, di contro, non è bastata nemmeno l’ennesima svista arbitrale a suo favore di questo torneo (a proposito, chissà se Galliani adesso sul suo cellulare metterà la foto di Julio Cesar che in tuffo tocca nettamente la palla e dell’arbitro Rizzoli che invece dà rigore…) per rimanere agganciato alla Juventus e venire a capo di un Inter battagliera (e forse speranzosa che, concedeteci la battuta, arrivando di nuovo terza anni luce dietro i bianconeri come nel 2006 potesse scattare la tristemente nota “regola di Guido Rossi”de “i terzi saranno i primi”…) ma non certo trascendentale, a conferma di come i rossoneri fossero in evidente fase calante e di idee già da un po’, e fossero stati tenuti in corsa in queste settimane dal solito super Ibra oltre che da qualche episodio, diciamo “fortunato”.
Alla fine per gli juventini è stato un trionfo, un successo atteso da sei anni: sei anni duri, fatti di offese, di umiliazioni subìte, di infami e false accuse, scippati di due scudetti strameritatamente vinti sul campo da una delle squadre più forti di sempre. Sei anni, però, paradossalmente anche di riscoperta per molti tifosi di una passione ritrovata più forte che mai, di un amore incondizionato verso i colori bianco e neri. Quasi che, come spesso accade nella sofferenza, in questo caso sportiva, ritrovassero in sé una forza e una passione che sembravano sopite, sepolte sotto una certa assuefazione ai trionfi e a quell’abitudine conclamata alla vittoria a cui la squadra degli Agnelli li aveva abituati negli anni.
Proprio a loro, ai sostenitori juventini va un ulteriore grande plauso: a chi a fronte di mille sacrifici ha seguito e segue la squadra in casa e in trasferta non facendole mai mancare il suo preziosissimo sostegno allo stadio, anche nei momenti bui. E a chi l’ha sostenuta o sostiene da casa, soffrendo e gioendo a seconda dei casi davanti alla televisione o al monitor di un computer, nei forum o al bar.
In un mondo in cui si cambia fede (calcistica, politica, religiosa) con la facilità con cui ci si cambia un abito, è bello sapere che esistono persone così, fedeli ai loro colori sempre e comunque, fino alla fine. Persone uniche, come i tifosi della Juventus.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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