Roma, Konè: "Voglio giocare la Champions ed entrare nella storia della Roma. Sappiamo dove siamo e dove stiamo andando"

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di Redazione TuttoJuve
Manu Koné racconta il suo legame con Roma, la passione per il calcio e le emozioni vissute con la maglia giallorossa tra derby e vita quotidiana.

Il centrocampista della Roma Manu Koné si è raccontato in un lungo contenuto pubblicato dai canali ufficiali della Serie A, parlando delle sue origini, dell’esperienza nella Capitale e del rapporto con il calcio.

Koné: “Il calcio è tutta la mia vita”
 

Nato a Parigi da genitori ivoriani, Koné ha spiegato come il pallone abbia accompagnato la sua crescita fin dall’infanzia:

“Sono nato a Parigi. I miei genitori sono ivoriani. Ho iniziato a giocare a calcio perchè già mio padre le praticava anche se non era professionista. Anche i miei amici lo praticavano quindi per me era la logica conseguenza. Quando sei piccolo giochi nei piccoli quartieri e cresci con questo, questo mi ha forgiato. Ora sono un professionista ed ho lavorato per questo, e per me è tutta la mia vita”.

Il centrocampista giallorosso ha poi ricordato il fascino esercitato dal calcio italiano durante gli anni dell’infanzia:

“Il calcio italiano si guardava molto. Mio fratello maggiore alla playstation sceglieva sempre squadre italiane. Tutti guardavano l’Italia e la Serie A”.

Il rapporto con Roma e con Trigoria
 

Parlando dell’ambiente di Trigoria, Koné ha sottolineato la compattezza del gruppo squadra:

“Sappiamo dove siamo e soprattutto dove si sta andando con lo stesso obiettivo comune, perchè siamo una squadra. In campo siamo 11 ma ci sono anche gli altri, lo staff, gli allenatori, i fisioterapisti, i preparatori. Penso che sia questo a fare una squadre ed è questo che fa la Roma”.

Durante il video il francese ha mostrato anche la palestra del centro sportivo giallorosso:

“È qui che ci alleniamo tutti i giorni. Qui di solito facciamo il riscaldamento con i preparatori. C’è tutto il necessario per essere in forma e farsi trovare pronti la domenica per vincere le partite”.

Koné ha poi raccontato l’atmosfera che accompagna le partite della Roma:

“Ogni partita è come una finale. La domenica c’è più atmosfera, c’è più stress. Devi vincere la partita. Ci sono più cose che la rendono divertente, sia per noi che per il pubblico. Ci piace che ci sia tanta gente, regalare emozioni ai tifosi con le vittorie è ancora meglio”.

Spazio anche al suo inserimento nella realtà italiana e romana:

“Penso di essermi adattato bene, per me era un paese nuovo. In città sono tutti appassionati di calcio, e questo mi piace. È un po’ come in Francia. L’Italia è un paese che ama anche gli stranieri, ti fa sentire a tuo agio. Mi piacciono le persone anche al di fuori del campo. Passeggiare a Roma è come sfogliare un libro di storia”.

Garbatella, la famiglia e le emozioni del derby
 

Il giocatore ha parlato anche del legame con la città e con quartieri simbolici come Garbatella:

“Quando si parla di Roma, si parla di Colosseo, Vaticano, di tante cose. Oggi siamo a Garbatella, un quartiere importante per i romani. Sono contento di rappresentare questo e di venire qui. È simile, ma allo stesso tempo diverso, da dove abitavo da piccolo. C’erano più edifici, qui invece si vede più storia, le case antiche. Ma mi ricorda anche la mia gioventù, quando giocavamo per strada. Credo sia proprio questo a rendere bello questo posto”.

Nel racconto non è mancato il riferimento alla famiglia, presenza costante nella sua vita:

“La mia famiglia viene a trovarmi ogni tanto. Mio padre a volte viene, anche mio fratello. Mio padre mi chiama dopo ogni partita, mi parla della partita. A volte non gli rispondo perchè sennò mi parla per 30 minuti. È molto attento ai piccoli dettagli”.

Koné ha poi descritto il suo carattere fuori dal campo:

“Mia madre a volte guarda le partite e mi dice che in campo non mi riconosce. Sul campo sei un po’ pazzo, capita di litigare. Il campo e la vita fuori sono due cose diverse. In campo vuoi vincere ma in fondo sono una persona timida”.

Il centrocampista ha infine riflettuto sul valore universale dello sport e sulle emozioni vissute nel derby della Capitale:

“Lo sport può unire molte culture senza parlare la stessa lingua. Puoi prendere un francese, un giapponese, un italiano, un africano e si capiranno tutti senza necessariamente comunicare”.

Sul derby ha aggiunto:

“È stato perfetto, una sensazione incredibile. L’esultanza con la bandierina? Mi ero già preparato in caso di vittoria ma è una cosa che faccio da molto tempo, già in Germania. Ma nel derby è ancora più importante. Non lo faccio per irritare l’avversario, lo faccio per me e per i tifosi, lo ribadisco”.

Sul primo contratto firmato...

"È stata una sensazione gioiosa perchè ho fatto tanta strada. Io e la mia famiglia eravamo felici, un momento che non ho mai dimenticato. Spero che a livello umano mi ricordino come una persona allegra, molto tranquillo, che ama accogliere le persone e che è un ottimo compagno. Per quanto riguarda il calcio, è importante qualificarci in Champions e disputarla. Se ne avremo l'opportunità di farlo so che si ricorderanno di me ed entrerò un pò nella storia, so che è passato molto tempo dall'ultima volta"