Platini e quei "nuovi progetti" che accendono l'entusiasmo bianconero
La presenza di Michel Platini alla 21ª edizione della Golf Cup della Fondazione Vialli e Mauro non è passata inosservata. L'ex fuoriclasse francese ha affrontato numerosi temi, lasciando spazio anche a una dichiarazione che ha inevitabilmente alimentato le fantasie dei tifosi juventini.«No, non torno in un club o in un ruolo istituzionale... l’ho già detto e lo ribadisco, ma ho delle idee e nuovi progetti come consulente...».
Parole che hanno subito riaperto, per Gazzetta, il dibattito su un possibile coinvolgimento futuro dell'ex numero 10, anche alla luce del recente incontro con John Elkann avvenuto a Taormina, durante il raduno internazionale dei club bianconeri.
Il legame con la Juventus e la famiglia Agnelli
Platini ha ribadito ancora una volta il profondo rapporto che lo lega alla Juventus e alla famiglia Agnelli, sottolineando quanto l'identità del club rappresenti un valore imprescindibile. «Vendere o cedere a qualcuno? Non scherziamo... almeno fino a quando rimarrò in vita io la società non si tocca».
L'ex campione francese ha poi ricordato il clima che trovò al suo arrivo a Torino, quando raccolse l'eredità di Liam Brady. «Se penso alla mia di Juventus penso all’armonia di quel gruppo: io arrivai al posto dell’amatissimo Liam Brady, amato dall’intero spogliatoio, non fu facile, ma nessuno mi ha mai fatto pesare niente».
Da Maradona a Yildiz: il pensiero di Le Roi
Nel corso dell'intervista non sono mancati ricordi dedicati a Diego Armando Maradona e ai grandi protagonisti del calcio degli anni Ottanta.«Perché la percezione della bravura di Maradona era tanto più profonda della mia? Perché Diego faceva due sport: calcio e pallavolo», ha scherzato Platini, aggiungendo che l'argentino «è stato più personaggio, una specie di Che Guevara», pur definendolo «un bravissimo ragazzo» e «un campione assoluto».
Lo sguardo si è poi spostato sul presente, con un giudizio molto positivo su Kenan Yildiz. «Un parere su Yildiz? In linea con ragazzi come Olise o Yamal: dieci che diventano undici perché se ne vanno sulla fascia».
Anche Jonathan David è finito tra gli argomenti affrontati. «Posso solo dire che per un attaccante è diverso, il tempo dell’ambientamento non può che essere più lungo. Il motivo? Io giocavo in mezzo e, in mezzo, si toccano decine e decine di palloni, il centravanti dipende dagli umori della squadra».
L'allarme sul calcio italiano
Platini ha poi allargato il discorso alle difficoltà del movimento calcistico italiano, sottolineando come il problema vada ben oltre i risultati della Juventus.«Non deve ripartire la Juventus, deve farlo il calcio italiano, il vostro calcio: è assurdo che siate fuori dal terzo Mondiale di fila». L'ex presidente UEFA ha ricordato quanto accaduto in Francia negli anni Cinquanta, quando una riforma strutturale contribuì alla rinascita del calcio transalpino.«Accadde qualcosa di simile anche da noi, anni ‘50: intervenne la politica con gli Stati Generali del calcio dove si misero le basi per la ripartenza. Fate la stessa cosa...».
Il futuro resta aperto
Platini ha preferito non commentare la vicenda giudiziaria che lo vede contrapposto all'attuale presidente della FIFA, Gianni Infantino, ma ha lasciato intendere di voler continuare a offrire il proprio contributo al mondo del calcio.«Se avessi qualche anno di meno penserei ad un ritorno a 360 gradi... ne ho più di settanta... ma le idee per il bene del calcio le voglio portare comunque avanti».
Una frase che, insieme al rinnovato attestato di affetto verso la Juventus e la famiglia Agnelli, ha inevitabilmente riacceso l'entusiasmo dell'ambiente bianconero.
Direttore: Claudio Zuliani
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