Paratici: "Ci vuole più coraggio con i giovani? Faccio sempre l'esempio di Pogba quando arrivò alla Juventus"

Paratici: "Ci vuole più coraggio con i giovani? Faccio sempre l'esempio di Pogba quando arrivò alla Juventus"TuttoJuve.com
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di Fabio Moretti

A margine della presentazione del nuovo libro di Ivan Zazzaroni, ospitata al Circolo Canottieri Aniene di Roma, il direttore sportivo della Fiorentina Fabio Paratici ha affrontato diversi temi legati allo stato di salute del calcio italiano e alle prospettive della Federazione. Le dichiarazioni sono state raccolte dagli inviati di TMW.

Il dirigente viola ha innanzitutto sottolineato la necessità di una riflessione interna sincera da parte dell'intero movimento calcistico nazionale.

"Ci vuole una auto analisi profonda e sincera, dirsi le cose veramente senza nascondersele o con le mezze verità. Ci servirebbe per poi poter costruire, partendo da questo punto".

Paratici ha poi commentato il momento di transizione che si appresta a vivere la FIGC, evidenziando come le responsabilità per la situazione attuale non possano essere attribuite esclusivamente ai vertici federali.

"La priorità? Prendersi responsabilità per questi anni in cui non sono arrivati i risultati. Ma non è questione solo di FIGC e di presidenti, bisogna analizzare molto più in profondità. Probabilmente noi dirigenti non abbiamo avuto visione e coraggio per prendere certe decisioni e la visione del calcio italiano è sbagliata. Inferiore senz'altro ad altri paesi come Spagna, Portogallo o Olanda".

Interpellato sul tema dell'impiego dei giovani talenti, Paratici ha spiegato come, a suo giudizio, il nodo principale non sia rappresentato dall'età o dalla presenza di stranieri, bensì dalla qualità dei calciatori.

"Ci vuole più coraggio con i giovani? Penso che venga facilmente quando si trova la qualità. Il problema è di qualità, non di coraggio coi giovani o dei troppi stranieri. Abbiamo giocatori bravissimi in Premier League ma sono solo tre. Faccio sempre l'esempio di Pogba: quando arrivò alla Juventus nessuno di noi ebbe la preoccupazione di dire che andava tenuto in panchina. Abbiamo cercato e trovato il modo di farlo giocare perché era migliore degli altri".

Infine, il direttore sportivo della Fiorentina si è soffermato sulla scelta del futuro commissario tecnico della Nazionale, sottolineando come la questione principale riguardi l'intero sistema e non soltanto la figura dell'allenatore.

"Che profilo dovrebbe avere il nuovo ct? Lo lascio al prossimo presidente federale, è una decisione comunque non di sistema. L'allenatore della Nazionale ha una responsabilità per il risultato sportivo, ma non di sistema. Quando un'ora dopo il terzo Mondiale di fila sentivo che le colpe erano del ct e del presidente, mi veniva un po' da ridere. Il problema è il sistema".

Parole che evidenziano la convinzione di Paratici: per rilanciare il calcio italiano non basteranno interventi superficiali o singoli cambiamenti, ma sarà necessario ripensare l'intero modello di sviluppo del movimento.