Maifredi: "Yildiz non si vende, nemmeno per 100 milioni. Vlahovic più forte di Sorloth"

Maifredi: "Yildiz non si vende, nemmeno per 100 milioni. Vlahovic più forte di Sorloth"TuttoJuve.com
© foto di Balti Touati/PhotoViews
Oggi alle 15:40Altre notizie
di Alessandra Stefanelli
Gigi Maifredi difende Yildiz, boccia l’idea di sostituire Vlahovic con Sorloth e invita la Juventus a puntare su giocatori già pronti.

Intervenuto a Maracanà su TMW Radio, l'allenatore Luigi Maifredi ha commentato le principali questioni legate alla Juventus, partendo dal futuro di Kenan Yildiz.

“La Juve non deve privarsi dei suoi fuoriclasse”

L’ex tecnico bianconero non ha dubbi sull’importanza del talento turco: “Cederlo per un'offerta da 100 milioni? Parlo da tifoso, quando hai un grande giocatore non lo devi mai perdere, se sei una grande squadra”.

Maifredi ha poi sottolineato come la passione dei tifosi e l’identificazione con i grandi campioni siano elementi fondamentali per un club ambizioso: “La Juve non deve farsi allettare da qualsiasi tipo di cifra per uno dei pochi fuoriclasse in Italia. Se lo vendi, non devi pensare più di essere una squadra che può avere obiettivi importanti”.

Sorloth e Vlahovic: la scelta di Maifredi

“Per me Vlahovic è più forte”

Sul possibile arrivo di Alexander Sorloth, Maifredi ha espresso perplessità, preferendo nettamente Dusan Vlahovic: “Credo che Vlahovic sia più forte. Averlo perso a zero e spendere soldi per uno che all’Atletico non è titolare...”.

L’ex allenatore ritiene che la Juventus debba concentrarsi su profili già affermati: “La Juve non ha tempo di migliorare i giocatori, servono giocatori fatti. Per migliorare la squadra, come dice Spalletti, servono calciatori che abbiano già dimostrato di essere all’altezza”.

Milan e allenatori: “In Italia conta solo il risultato”

“Hanno ucciso la fantasia”

Parlando del Milan e del possibile arrivo di Oliver Glasner, Maifredi ha evidenziato le differenze tra il calcio italiano e quello estero: “Non conosco Glasner, ma il calcio italiano è risultatista. Non c’è poesia, conta solo la classifica”.

Poi una critica al sistema formativo degli allenatori italiani: “A Coverciano vengono fuori tecnici che sanno contrastare gli avversari, non proporre gioco. Hanno ucciso la fantasia”.