Douglas Costa: "La Juve? Dissi ad Alex Sandro di voler venire a Torino. CR7? Un fenomeno. La Juve di oggi? E' questione di cicli, tornerà a vincere"

Douglas Costa: "La Juve? Dissi ad Alex Sandro di voler venire a Torino. CR7? Un fenomeno. La Juve di oggi? E' questione di cicli, tornerà a vincere"TuttoJuve.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
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di Giuseppe Giannone
Nel corso di un'intervista, Douglas Costa, ex ala brasiliana classe 1990 della Juventus, parla di diversi temi riguardanti i bianconeri.

Nel corso di un'intervista rilasciata a "Chiamarsi Bomber", Douglas Costa, ex ala brasiliana classe 1990 della Juventus, parla di diversi temi riguardanti i bianconeri. 

Nel 2017 arriva il trasferimento alla Juventus di Massimiliano Allegri. Che esperienza è stata quella in bianconero?

“Il passaggio dal Bayern alla Juve è stato diverso da quello da Shakthar a Bayern. Arrivavo già da un livello più alto, e loro li avevo già affrontati negli ottavi di Champions, erano sopra 2-0 da noi a Monaco poi Evra non buttò il pallone… Dopo la partita venne da me Agnelli per parlare e gli spiegai che io ero felice a Monaco, e finì là. Poi andai con la Nazionale Brasiliana in Australia per un’amichevole contro l’Argentina e con me c’era Alex Sandro. Guardiola era andato via dal Bayern ed era arrivato Ancelotti che preferiva puntare su Robben e Ribery mentre io volevo andare al Mondiale e avevo bisogno di giocare, e glielo dissi. Lui non voleva che andassi via, ma mi disse che alla fine della stagione sarei stato libero di andare. Racconto questo perché fu proprio Alex Sandro, lì in Australia, a chiedermi se volessi andare alla Juve. Gli dissi di sì e lui avvisò Paratici che a sua volta contattò il mio agente.

Avevo anche l’opzione Liverpool, ma ho guardato innanzitutto dove sarei stato importante per la squadra. Avevo anche parlato con Coutinho che però mi disse che stava andando al Barcellona, e io volevo almeno un brasiliano con me e a Torino c’era Alex Sandro che alla fine mi ha convinto. Pensavo che arrivando dal Bayern sarei stato subito titolare, ma poi ho beccato Mandzukic in una forma strepitosa e ho dovuto aspettare 5 o 6 mesi. Entravo sempre ma non iniziavo mai le partite. La mia occasione è arrivata in una sfida contro il Napoli al Maradona, nemmeno Sarri si immaginava che Allegri mi avrebbe messo in campo. Ho fatto un partitone e abbiamo vinto 1-0 con gol di Higuain. Da lì in poi giocavo spesso, tanti minuti, anche perché arrivavo da un calcio diverso, in cui avevamo sempre la palla, e in Italia invece ho dovuto imparare tante nuove cose. Quando stavo in forma però, da lì in poi, giocavo sempre, con Allegri ero sempre in campo”. 

Alla Juventus hai lavorato prima con Allegri e poi con Maurizio Sarri. Come descriveresti questi due allenatori e quali sono, secondo te, le principali differenze tra loro? Hai qualche aneddoto particolare da raccontarci?

“Con Sarri io non avevo problemi, era più un ‘fare gioco’ rispetto ad Allegri, potrei dire più vicino a Guardiola, spingere e pressare alto: quello che a me piaceva di più. Due esperienze diverse da cui ho imparato tanto, due allenatori fortissimi”.

Torniamo al 10 aprile 2019: Juventus-Ajax finisce 1-1 e tu colpisci quel palo clamoroso. Tra i tifosi bianconeri c’è ancora la convinzione che, se quel pallone fosse entrato, quella Juventus avrebbe potuto arrivare fino in fondo in Champions League. Tu come la vedi oggi? Quanto era davvero forte quella squadra?

“La partita prima avevamo passato il turno contro l’Atletico, io arrivavo da un infortunio, avevo fatto di tutto per poter essere in campo e entrai nel secondo tempo. Ci fu tanta sfortuna, se fosse entrato quel pallone sarebbe cambiata la storia. Ho una partita che ho sempre bene in testa, era una Juve fortissima che aveva tutto per vincere qualsiasi cosa, anche la Champions. Ma anche l’anno prima, quando stavamo 3-0 in vantaggio al Bernabeu…”.

Alla Juventus hai condiviso lo spogliatoio con Cristiano Ronaldo. Si parla spesso della sua straordinaria maniacalità nella preparazione: com’era davvero vederlo allenarsi ogni giorno? Qualche aneddoto su di lui? Team CR7 o Team Messi?

“Innanzitutto io ho vissuto Ronaldo, e posso dire che è un fenomeno. Non ho vissuto in prima persona Messi però l’ho visto giocare… Mi piacciono entrambi, sono due talenti diversi, mi piace più Messi perché è più vicino al mio tipo di calcio, ma giocare con Ronaldo era un sogno, quando giocavo nel Gremio a 17 anni e lui era nel Manchester United era il mio idolo assoluto. Lui ha la testa diversa dagli altri è anche per quello che ha raggiunto tutti quegli obiettivi, e io tifo affinché arrivi al traguardo dei 1000 gol in carriera, se lo merita, lavora tantissimo tutti i giorni. Dietro le quinte è una persona normalissima, stavamo spesso con lui perché parlava portoghese. L’unica differenza tra lui e gli altri è che è un fenomeno e ha vinto tutti quei palloni d’oro. Di lui e con lui ho bei ricordi, posso dire che quando decide di fare una cosa, la fa, su quello è il numero uno. Avere Cristiano Ronaldo in squadra significa iniziare la partita 1-0”.

Da quando hai lasciato la Juventus, il club non è più riuscito a vincere lo scudetto. Secondo te cosa è cambiato rispetto agli anni in cui eri tu in squadra e quali sono le ragioni principali delle difficoltà vissute dai bianconeri?

“Secondo me è una questione di cicli. Dalla Juve che aveva vinto la Champions si è dovuto aspettare un po’ prima di vincere di nuovo passando anche dei momenti difficili; poi siamo arrivati noi e adesso chiuso anche quel ciclo bisognerà aspettare un po’. Poi la Juve tornerà ad essere quella di sempre. Non si può vincere sempre per 100 anni… Quest’anno è partita bene. Tutti segnali che sta riprendendo la strada giusta".

Conosci bene il calcio brasiliano e hai seguito da vicino anche i tuoi connazionali Bremer e Douglas Luiz. Che idea ti sei fatto del loro percorso alla Juventus e che giudizio dai sul loro rendimento in bianconero?

“Sono due giocatori fortissimi. Douglas è tornato, ha tutte le qualità per fare bene e secondo me ha iniziato benissimo. Bremer è sempre stato forte, e anno dopo anno migliora sempre più: non voglio fare paragoni ma sta seguendo le orme di difensori come Chiellini, sta prendendo quella strada”. 

Per diversi anni sei stato tu il riferimento sulla fascia destra della Juventus. Oggi quel ruolo è occupato da Francisco Conceição: che ne pensi di lui?

“Secondo me è il giocatore giusto, ha l’uno contro uno, ha tutto, tutte le qualità. Devono lasciargli fare ciò che è abituato a fare, a me piace, è veramente forte. È un giocatore che crea tantissimo, è un giocatore importante per la rosa della Juve”.