Carotenuto (Repubblica): "Sette scudetti di fila sono leggendari. Inopportuno che Pecoraro dichiari il tifo per il Napoli dopo aver processato Agnelli"
Angelo Carotenuto, giornalista de "La Repubblica", si sofferma a parlare di Juventus in un editoriale scritto proprio per il quotidiano romano: "I meriti della Juve sono indiscutibili, sette scudetti sono leggendari. Il punto è un altro: l’uso che si fa dei propri poteri. Se dopo un rigore subito al 90’ contro un club più influente, il tuo futuro capitano mima il fruscio dei soldi, non si può pretendere che questo veleno resti fuori dal dibattito pubblico quando un arbitro sbaglierà in favore tuo. Fa parte del gioco controllare il mercato affinché le rivali incontrino ostacoli nel rinforzarsi. Ma resta un esercizio di potere. Essere potenti non è una vergogna.
Basta non negare di esserlo. Agnelli prometteva di fare da locomotiva per la Serie A. Poi ha scelto di sostenere il ticket Tavecchio-Uva, firmando un accordicchio con Lotito per scalare l’Eca e guadagnare peso in Uefa e Fifa. La Juve avrebbe in Marotta un dirigente serio da offrire al sistema, ma se Marotta indica alle telecamere il numero 36 sulle etichette dello spumante nel cuore della sua festa, come potrà ambire a una poltrona nella Federcalcio di tutti, che con le sue sentenze ha stabilito in 34 il numero degli scudetti? Pecoraro? È inopportuno che dichiari il tifo per gli azzurri dopo dopo aver processato Agnelli e la Juve per la ’ndrangheta nelle curve, rendendo viziata l’aria intorno a ogni inchiesta futura sul Napoli e le sue avversarie. Il calcio italiano è questo. Ha scelto di sopravvivere eliminando il confine fra virtuosi e peccatori".
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