Cardia: "Con la nuova struttura societaria la Juve può aprire un ciclo di vittorie"
Sulle pagine di "TMW", il collega Ivan Cardia si sofferma sul nuovo assetto dirigenziale della Juventus, che, a suo dire, potrebbe portare i bianconeri a tornare al vertice.
Dopo lo zero, ci può essere l'anno uno
"Dopo lo zero, ci può essere l’anno uno. È l’obiettivo della Juventus, che per l’ennesima volta è costretta a rinascere, e forse ha indovinato la strada giusta. Poi sarà il campo a decidere, e magari ci vorrà un po’ di pazienza. L’unico vero rischio che si assume la Juve è che i galli nel pollaio siano troppi. Però tutto il resto lo sta facendo alla perfezione: dopo aver affidato a un uomo solo il comando, ed essere naufragata lontana dalla Champions League come non le accadeva da vent’anni, si sta dando una struttura da società seria. Non è un caso che l’impronta arrivi da Giovanni Carnevali, e che quest’ultimo abbia voluto al suo fianco il miglior direttore sportivo che era libero, cioè Frederic Massara, fine conoscitore di calciatori e di come si costruisce una squadra vincente. Sembra la versione 2.0 della coppia formata da Beppe Marotta e Fabio Paratici: prima di scoppiare, ai tifosi bianconeri qualche trofeo - eufemismo - l’hanno regalato".
Il triangolo no...
"È per questo che la Juventus può aprire un ciclo: per la struttura, oltre che ovviamente per la qualità della dirigenza che sta costruendo. Certo, Marotta e Paratici non avevano con loro un terzo dirigente teoricamente “pesante” come Giorgio Chiellini (senza dimenticare che resta come ds anche Marco Ottolini). E l’allenatore non se l’erano ritrovato, ma l’avevano scelto: sbagliandolo il primo anno (Luigi Delneri), ma questo è un altro conto. Il ruolo di Chiellini è forse la principale incognita di tutta l’operazione: nel giro di poche settimane è passato dall’essere il centro del nuovo corso bianconero a non toccare palla sulle questioni tecniche (altrimenti non ha senso Massara). In teoria, il suo nuovo incarico prevede esplicitamente che curi i rapporti istituzionali, lui che è già consigliere federale. Chi ha frequentato la Lega Calcio anche solo per cinque minuti dubita che Carnevali, da anni uno dei dirigenti più influenti e ascoltati in Via Rosellini, se ne tenga alla larga. A quel punto, che si fa? L’ad è superiore in grado e ha più esperienza in questioni di politica sportiva. Il rischio di fare lo Javier Zanetti della Juve - senza nulla togliere a Pupi - è dietro l’angolo, e magari la scappatoia di un ruolo in Figc potrebbe essere la soluzione migliore per tutti, ammesso che non si metta di traverso qualche suo vecchio dirigente del passato, già citato in questo editoriale".
E c'è anche Lucio
"Resta poi l’altro grande dubbio legato a Luciano Spalletti, ma su questo c’è un solo giudice e sarà il campo. Il tecnico toscano e Carnevali non sembrano avere esattamente le stesse idee - basti guardare la telenovela Muharemovic -, ma sono persone che sanno stare al mondo, a differenza di chi c’era prima, e una sintesi la troveranno. Rimane la questione di fondo (a costo di ripetersi: non l’ha scelto Carnevali) e il rischio di essere vaso di coccio se sul campo andrà male. Una cosa del genere - darsi una società seria - poteva e forse doveva farla il Milan, che spende un sacco di soldi e chissà se lo farà bene: la stagione più munifica è stata la 2017/2018, quella delle cose formali e della piena banter era. Spendere non vuol dire vincere: il Milan aveva la possibilità di richiamare Massara, che conosce benissimo il mondo rossonero, e di farlo insieme a Carnevali. Sarebbe stato troppo logico, e di conseguenza in Via Aldo Rossi non ci hanno pensato".
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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