Di Canio: "La Juve non ha preso attaccanti che sono attaccanti. Woltemade mossa di chi è alle strette sul mercato. Spalletti voleva uno alla Osimhen"

Di Canio: "La Juve non ha preso attaccanti che sono attaccanti. Woltemade mossa di chi è alle strette sul mercato. Spalletti voleva uno alla Osimhen"TuttoJuve.com
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di Fabio Moretti
Paolo Di Canio analizza la corsa scudetto alla vigilia di Roma-Inter, promuove i giallorossi e il Como e si sofferma sulle difficoltà di Juventus e Milan.

Roma, Como. L’idea è che l’Inter sia la squadra da battere e queste due le rivali più credibili, almeno per ora e a poche ore da Roma-Inter. Paolo Di Canio fa il punto a poche ore dalla sfida all’Olimpico di oggi:

Di Canio: Inter favorita, Roma e Como le rivali

“Non è casuale che le tre realtà, siano club che da anni costruiscono e rinforzano la squadra seguendo un progetto chiaro e con la simbiosi giusta tra chi fa mercato e chi allena – dice a margine della Sanremo Padel Experience - Il Como è partito dalla Serie B e ora gioca la Champions. Questo è il segno evidente che la progettazione in un quadro di unità d’intenti paga sempre. L’Inter per me resta la più forte ma dovrà decidere cosa fare. La Champions è un obiettivo per una squadra che ha fatto due finali in cinque anni ma, occhio, perché quando le ha giocate il campionato non lo ha vinto e Milan e Napoli furono brave a sfruttarne errori e amnesie vincendo poi il titolo. È un fatto che la Champions logori chi ce l’ha…”

"Più Roma che Como nella rincorsa all'Inter"

Quindi, spazio alla Roma o al Como se l’Inter vira sulla Champions, anche se “lo ripeto, per il fatto di avere due squadre e poter fare rotazioni di altissimo livello, inarrivabili per tutte le altre, l’Inter povrebbe vincere lo scudetto con otto punti di vantaggio. Non è una esagerazione e, poi, certo, nel calcio succedono cose bellissime e inaspettate continuamente, ma non dimentichiamo che anche Como e Roma hanno la Champions”. E quindi logorerà anche loro? La risposta di Di Canio è chiara e convinta: “Questi sono impegni belli che ogni calciatore vorrebbe giocare, ma portano via energie importanti. Complessivamente io dico più Roma che Como sia nella rincorsa all’Inter che in Europa”.

Di Canio spiega perché punta sulla Roma

Il motivo secondo Di Canio, è nel livello dei giocatori, nell’allenatore e nell’ambiente: “la Roma ha giocatori di pedigree, è vero che non hanno vinto coppe internazionali importantissime, ma hanno Gasperini che ha vinto l'Europa League, hanno un ambiente molto positivo che spinge forte e dalla stessa parte e che può incendiare i cuori di questi giocatori. Lo abbiamo visto: anche nel momento di difficoltà, tirano fuori l'ultima energia, soprattutto in casa, e questo è un aspetto cruciale nella corsa per un obiettivo”. Più Roma che Como anche perché: “Entrambe sono partite fortissimo, Gasperini è abituato a far correre tantissimo i suoi giocatori in modo positivo e nelle due fasi. La squadra sembra sempre centrata, attenta, e anche se spicca la fase offensiva guardate quanto è precisa la squadra quando deve recuperare posizione e palla”, prosegue. “Il Como è una realtà che si può divertire, che avrà meno pressioni ma per lo scudetto mi sembra più difficile perché ancora più degli altri, come ho detto, dovranno dare il 200% anche in Champions hanno un allenatore scaltro che vuole mettersi in mostra, imprimere il suo marchio, il bel gioco, la velocità, senza scendere a compromessi per il risultato. Quindi dico Roma prima rivale dell’Inter perché è già compiuta e pronta a inseguire con energia e costanza”.

Juventus, Di Canio parla di Woltemade e Kolo Muani

Per Juventus e Milan la partenza è invece stata in salita: “Gli allenatori hanno dovuto fare di necessità virtù. Il club è andato a riprendere giocatori che non facevano parte del progetto e per questo mandati via. Penso a Musah nel Milan, o Nico Gonzalez – continua Di Canio a margine della Sanremo Padel Experience - La Juve non ha preso attaccanti che sono attaccanti. Woltemade è stata una mossa di chi è alle strette sul mercato. Volevano uno di peso e l’hanno preso, bravo tecnicamente ma Spalletti voleva uno alla Osimhen e gli anno preso il tedesco, bravo coi piedi e molto fisico, ma non uno che va negli spazi… Kolo Muani? Altro ritorno… Forse distratto, diciamo così, dal prezzo pagato e soprattutto dal fatto di non avere concorrenza per il ruolo. A volte non si fa apposta ma se nessuno ti soffia alle spalle può capitare di ‘appoggiarsi’. E poi non ha fatto gol, si è intestardito nel cercarlo e ha sentito la pressione, senza dimenticare che Spalletti a inizio stagione, credo per stimolarlo, abbia ricordato che se non giocava da due anni ci sarà pure un motivo… quando è arrivato Spalletti dopo due mesi sembrava che la Juve avesse trovato un assetto ma non è stato così”.

Milan, il caso Modric e il ricordo di Baresi

E il Milan con il caso Modric: “Il Milan è messo peggio. Arriva uno staff tecnico nuovo, un allenatore che conosco benissimo da Manchester, che va dritto per la sua strada e fa scelte nette. A Manchester mise fuori Rashford, con lui se non dai il 100% in allenamento ti mette fuori. L'ha fatto con Modric per altri motivi ovviamente. Lui è un fuoriclasse ma ha 41 anni e nella riaggressione, andare avanti, portare sei uomini oltre la palla, può esserci un problema se non gioca con un modulo che lo protegge. E con Amorim non è così. Lui è anche disposto a rivedere alcune cose, ma il Milan ha un ambiente particolare e non mi pare ci sia la ‘fame’ che c’è a Como o a Roma. Forse perché il progetto si è ridimensionato o perché i senatori mentalmente non sono più freschi e disposti a buttarsi nel fuoco. Penso a Rabiot e Maignan che arrivano in ritiro la settimana dopo il raduno. Lecito dopo il Mondiale, Ma è una cosa da professionista che appllica le regole, professionisti moderni che timbrano il cartellino. Se sei un leader o, peggio, il capitano e sta partendo un progetto nuovo, devi presentarti un giorno prima, non la settimana dopo, perché hai tutta la vita per fare le vacanze…”. Già, i leader e il pensiero va a un ex compagno speciale nel Milan: “Il leader era Franco Baresi. Lui arrivava sempre prima di tutti. Ci metteva la faccia, come si dice. E quando qualcosa andava storto o dicevi una parola di troppo, a lui bastava un’occhiata per farti abbassare lo sguardo. Quando il Capitano ti guardava in quel modo era sentenza di Cassazione”.