Caira: "Solo Inter, Napoli e Milan per lo Scudetto, Juve e Roma per il quarto posto"

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di Redazione TuttoJuve

A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Stefano Caira, ex direttore sportivo della Roma. Di seguito, un estratto dell’intervista. 

Il Napoli ha sperperato circa cento milioni sul mercato e, in aggiunta ai troppi infortuni, si sta configurando una stagione un po’ deludente? 

“Sono due discorsi completamente diversi. Quando fai un mercato, lo fai per completare una squadra, renderla adeguata agli obiettivi e avere di conseguenza anche una panchina: calciatori che magari non sono “titolari”, ma sono funzionali al gruppo e accettano il loro ruolo. È importantissimo essere bravi, da dirigenti e operatori, a prendere giocatori che sanno di venire lì e magari stare in panchina per gran parte dell’anno senza creare problemi, né all’allenatore né alla società né ai compagni. Spesso, e tante volte ne abbiamo parlato anche con voi, sono proprio quelli che fanno spogliatoio: silenziosi, non giocano quasi mai, mas aiutano il gruppo. Quando fai una squadra non fai solo gli undici che vanno in campo, fai un gruppo di 25-30 persone, a seconda degli impegni, e devono essere tutti parte di un quadro.” 

Direttore, sugli infortuni ci sono situazioni particolari, non possiamo sapere tutto. Cosa ne pensa? 

“Io non conosco la preparazione del Napoli, il tipo di allenamenti e il lavoro specifico, quindi lungi da me pensare che ci siano carichi fatti male che portano agli infortuni. Però l’infortunio, a volte, in atleti di questo livello, è un pò come per le macchine da Formula 1. Così come a una Formula 1 basta una buca sull’asfalto, un granello di sabbia o il vento che alza polvere per fermarsi, vale lo stesso per un calciatore, basta un allenamento con maggiore umidità, o uno stress emotivo, magari uno che ha litigato con la moglie e il giorno dopo si fa male. Sono tante le cose e non possiamo conoscerle tutte. Poi si dicono cose come: ‘È una stagione negativa’. Lo capisco, però con tutti questi infortuni, comunque, il Napoli sta sempre lì.” 

Come mai Vergara ha giocato solo pochi minuti? Non poteva partire dall’inizio nella gara contro il Parma, avendo più qualità e di cosa si doveva preoccupare Conte in fase difensiva? 

“Parliamo sempre di cose che da fuori è bello discutere, è facile, fa audience e crea interesse. Però il polso dello spogliatoio ce l’ha una sola persona, che gestisce quel gruppo, e cioè l’allenatore. Decidere chi mettere in campo è difficile, perché tu scegli undici e ne hai altri undici che ti guardano e aspettano. In questo caso, poi, parliamo di un ragazzo che viene da una categoria inferiore ed è stato proiettato in un livello molto più alto rispetto alla sua realtà di qualche mese fa. Quindi ha bisogno di tempo, ha bisogno di entrare gradualmente. Tante volte partire titolare, con lo stadio che esplode, emotivamente è molto più difficile che entrare dopo. L’attesa è diversa, ci sono componenti che chi fa una squadra valuta e deve valutare per forza.” 

In questo momento ormai, oltre a Inter, Milan e Napoli, anche Juventus e Roma sembrano partecipare alla competizione per un posto in Champions. Per il Napoli, non entrare nelle prime quattro sarebbe un disastro economico e anche di attrattività per i calciatori della prossima stagione? 

“Secondo me, per lo scudetto ci sono solo tre squadre e di conseguenza, anche per i primi tre posti Champions sono quelle, ovverosia Inter, Napoli e Milan. Poi, per il quarto posto se la giocheranno le altre. Non credo che il trend possa cambiare da qui a tre mesi, perché non vedo squadre che stanno crollando davvero o che hanno perso tre, quattro partite di fila. Se fai un pareggio dopo 25 occasioni, con un portiere che fa il fenomeno… nell’arco di una stagione da 50 partite può capitare.” 

L’Inter ieri sera ha rischiato seriamente di pareggiare. Da operatore di mercato, senza fare nomi, secondo lei in quale zona di campo dovrebbe intervenire il Napoli in questa finestra di mercato? 

“Al Napoli è necessario intervenire in difesa, avanti resto fiducioso sul ritorno di Lukaku. Adesso non lo so con certezza, però forse in difesa un aiutino lo cercherei, centrale o esterni, ma probabilmente più centrale. Non è che qualcuno non mi convinca, non è quello, è che, come abbiamo detto, con gli infortuni e con l’ultima parte di stagione che è sempre la più complicata, un rinforzo dietro lo cercherei. Poi davanti sono fiducioso nel ritorno di Lukaku. Non so le condizioni, ma penso di sì. Bisogna esserlo per forza, perché Lukaku è una risorsa fondamentale.” 

Giacomo Raspadori ha rifiutato Lazio e Roma ed ha rifiutato anche il ritorno al Napoli, preferendo l’Atalanta. Come legge questa scelta? 

“Secondo me ci sono giocatori che, dopo certe esperienze, cercano stabilità. Lui era arrivato a Napoli con l’aspettativa di essere un po’ il ‘nuovo Mertens’, con tante attese addosso. Ma non ha giocato tantissimo. È andato via e ha giocato ancora meno. Quindi adesso, lui o chi lo gestisce, ha cercato una soluzione definitiva, senza prestiti o formule strane. Perché così, essendo un giocatore di proprietà di una società, quella società avrà tutto l’interesse a valorizzarlo: farlo giocare e dargli lo spazio che serve. Questa è l’unica chiave di lettura.”