L'IMBOSCATA - Ora anche Gravina non può negarlo: è un campionato farlocco. Assegni subito lo Scudetto all'Inter e congeli classifica. Danneggiati leali e cretini. Stagione Juve fallimentare: i responsabili. Da luglio le cessioni e un "vero" colpo

19.03.2021 00:36 di Andrea Bosco   Vedi letture
L'IMBOSCATA - Ora anche Gravina non può negarlo: è un campionato farlocco. Assegni subito lo Scudetto all'Inter e congeli classifica. Danneggiati leali e cretini.  Stagione Juve fallimentare: i responsabili. Da luglio le cessioni e un "vero" colpo
© foto di Andrea Bosco

Sarà contento, ora il presidente della Federazione? Contento che a decidere il calendario del campionato siano le Asl? Immagino che neppure lui potrebbe a questo punto negare che il campionato 2020-2021 sia stato  falsato. Per sua responsabilità. Non costituirsi al Coni, lasciare il giudice Sandulli senza difesa, consentire al Napoli di inzuppare il biscotto senza un minimo di contraddittorio ha prodotto la slavina della farsa del “rinvio“ sine die di Juventus – Napoli. E ora la valanga dei rinvii a tappeto. Era ipotizzabile che la sentenza, senza discussione nel merito, da parte dell'inamidato presidente Frattini, oltre che fare giurisprudenza, avrebbe  innescato la “convenienza“ delle società colpite da Covid. Se il Napoli con due (dicesi due) contagiati ha potuto ottenere quanto ha ottenuto, è evidente che il Torino, ma ora anche l'Inter, con un numero di contagiati superiore a due, abbiano il diritto di vedere le proprie gare rinviate. E quelli che viceversa, le gare (pur con i contagiati) le partite le hanno egualmente disputate? Quelli se lo sono presi in saccoccia. Quelli avevano le Asl di riferimento, distratte. Quelli hanno rispettato il protocollo. Sono stati leali. E cretini. Perché solo dei cretini potevano pensare che la Federazione avrebbe mantenuto il punto. La Figc storicamente è una federazione che cambia  le regole in corsa. Lo ha sempre fatto.  Nessuno osi dire che il campionato è regolare. E' farlocco.

Dice che Inter – Sassuolo potrebbe essere recuperata dopo la sosta delle nazionali il 7 aprile. In contemporanea con il recupero di Juventus – Napoli. O magari qualche ora dopo. Chiamatela, se volete, “provocazione“. Farebbe cosa saggia Gravina, a chiuderla qui: assegnando lo scudetto all'Inter e congelando la classifica. Evitando lo scempio al quale stiamo assistendo. Ma Gravina non lo farà. Ha Il terrore del Tar. E' questo, probabilmente , l'inconfessabile  motivo per il quale la Federazione non si è costituita al Coni: il timore che De Laurentiis, sconfitto al Coni potesse poi, come un Gaucci, ricorrere al Tar. La gabbia l'ha aperta il Coni. Ma la Figc, fuggita da quel dibattimento, è risultata complice.

Dice: anche la Juventus. Ma benedetta gente: guardate che i rapporti tra Agnelli e De Laurentiis sono ottimi. O pensate davvero che  Agnelli si incazzi quando De Laurentiis afferma che  si sono “arrubati lo scudetto del Napoli“?  Ma tornate sulla terra: funziona come in Parlamento dove se ne dicono a favore di telecamera di tutti colori e poi vanno a pranzo assieme. Allo stesso tavolo ad ordinare i medesimi “carciofi alla giudia“ .

Veniamo a Madama. Stagione fallimentare. Per qualche responsabilità di Andrea Agnelli, molte di Paratici, alcune di Pirlo, numerose dei  giocatori. Juventus coinvolta nel flop del calcio italiano, uscito dalla Champions impietosamente ridimensionato. Ho letto l'analisi di Mario Sconcerti, che stimo e che sovente condivido. Tuttavia i suoi recenti pensieri sul flop presentano un paradosso: la “responsabilità“ della Juventus. Dice Sconcerti:  nove anni di successi consecutivi hanno di fatto deresponsabilizzato la concorrenza. Si è ammessa l'inferiorità e si è gareggiato per il quarto posto. Ci può stare. Ma nel ragionamento non viene considerato l'antefatto: perché la Juventus si è resa protagonista di una bulimia che è andata al di là del semplice percorso sportivo?  Se non si ammette la sperequazione  prodotta da Calciopoli, non si può comprendere cosa sia frullato nella testa della proprietà della Juve . Questa non è solo una storia sportiva che resterà negli annali. Questa è la storia di una vendetta. Perché, certamente sono imprenditori. Ma sono anche tifosi.

Se qualche tribunale li avesse ascoltati, se qualche presidente federale avesse deciso (almeno) di “decidere“ forse la tirannia non sarebbe durata un decennio.

La verità? Il calcio italiano non può fare a meno della Juventus. Né il calcio italiano, né i media . Mezzo paese detesta la Juve? L'altro mezzo la ama . Se la Juve vince corrono gli ascolti, corrono le vendite dei giornali, corre la pubblicità : corre il sistema. La Juve può essere un limite, un freno al calcio nazionale. Ma è anche una panacea. E poi, diciamolo: il calcio dei tatticismi, degli allenatori petulanti, degli schemi si è auto-castrato. E' un calcio, quello italiano,  dove è scomparsa la fantasia, il gusto della giocata. E poi c'è il macigno arbitrale . Oggi l' ossessione è quella di annullare i gol per fuorigioco  millimetrici. Ieri era quella dei rigori assegnati per falli di mano surreali. Il consulto al Var è diventato un Congresso di Vienna permanente. Poi ci sono gli scandali. I più recenti: rinvii, asl compiacenti, tamponi fasulli, università screditate. E quegli scheletri sugli ultras , sulle infiltrazioni malavitose nei club. Quei dirigenti colpevoli di gravi reati “graziati“  e ancora in attività. Alla fine è stato presentato il conto. L'ultimo a vincere in Europa è stato Massimo Moratti: era il 2010 .

Juve domani? Mi rifiuto di parlare di un torneo  "cadavere“. Mi interessa il futuro della Juventus. Che sarà con Pirlo: chi sogna un altro allenatore se ne faccia una ragione. Spero quindi che Pirlo, alzi la voce. Spero non ci siano repliche con parametri zero, “rotti“ o brocchi ai quali vengano concessi faraonici stipendi. Mi aumentano le pulsazioni quando leggo alcuni i nomi. La Juventus ha bisogno di giocatori che la migliorino. Non so come Paratici potrà muoversi stante le ristrettezze economiche. Io venderei tutti quelli che il mercato mi concedesse di piazzare. E poi cercherei di prenderne uno, ma “vero“: Haaland.