Ricordate quel giorno? JUVENTUS-NAPOLI

La rivisitazione di alcune partite giocate dalla Juventus; storie di vittorie e di sconfitte per riassaporare e rivivere antiche emozioni
08.12.2023 10:20 di  Stefano Bedeschi   vedi letture
Ricordate quel giorno? JUVENTUS-NAPOLI
TuttoJuve.com

2 aprile 1967 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-NAPOLI 2-0
Juventus: Anzolin; Gori e Leoncini; Bercellino, Castano e Salvadore; Stacchini, Del Sol, Zigoni, Cinesinho e Menichelli. Allenatore: Herrera.
Napoli: Bandoni; Nardin e Micelli; Ronzon, Panzanato e Bianchi; Canè, Juliano, Orlando, Altafini e Sivori. Allenatore: Pesaola.
Arbitro: Francescon di Padova.
Marcatori: Zigoni al 7’, Salvadore al 55’.

“HURRÀ JUVENTUS”
Stadio pienissimo e grande mobilitazione delle tifoserie: per il Napoli, il 1966-67, è anno magico o quasi, con la squadra incollata al vertice della classifica e illuminata dalla classe di Altafini e Sivori. Per la Juventus, ancora meglio: a nove giornate dalla fine, la squadra di Heriberto Herrera è a sole due lunghezze dall’Inter e intravede la possibilità di interromperne l’egemonia neroazzurra. Quel 2 aprile calcistico vive pure sul filo delle radioline: a San Siro c’è il derby e le notizie che rimbalzano dall’uno all’altro terreno di gara possono dare una svolta al campionato.
Tino Castano, al decimo anno di ininterrotta milizia juventina, festeggia la duecentesima presenza in maglia bianconera e la festeggia a suo modo, disputando una partita esemplare, da capitano e da trascinatore. C’è Sivori: ha un undici sulla schiena, ma il numero conta poco, la posizione in campo è quella solita, la “cabeza” pure, l’andatura caracollante e i calzettoni srotolati anche. Insomma, colore della maglia a parte, è il Sivori che otto anni di Juventus hanno reso beniamino della folla torinese. Ci si attende da lui una partita polemica, la vigilia è stata molto costruita su questa particolare. Ma il Cabezón non ci sta. Gioca per la squadra, fa il suo lavoro e, nel primo tempo, pur facendosi notare poco, è tra i migliori. La folla, juventina e partenopea è impreparata e finisce per dimenticare quello che doveva essere uno dei motivi piccanti del match. Non un fischio, la partita scorre liscia, bellissima, una delle più belle giocate dalla Juventus in quel campionato della rigenerazione.
Già, la partita. La Juventus attacca, per l’occasione Heriberto ha rispolverato il vecchio Stacchini all’ala destra, c’è Zigoni il “mattocchio” a centravanti, non c’è Depaoli, infortunato. Tre punte, la terza, inafferrabile, è Menichelli. Un’autentica spina per Nardin, il terzino partenopeo che si muove o dovrebbe muoversi sulle sue piste. Il Napoli recita alla perfezione il copione preparato dal Petisso Pesaola: attende a centrocampo e prepara il gioco di rimessa con l’attento lavoro di copertura di Juliano e Bianchi. Dopo soli due minuti Zigoni apre una breccia nel bunker azzurro e scarica il sinistro. Bandoni para; il portiere azzurro si ripete di lì a poco, ancora sul centravanti juventino, che stanga all’incrocio dei pali su sapiente imbeccata di Cinesinho. Niente da fare, si capisce subito che sarà durissima per la Zebra, che pure ha assoluto bisogno di vincere per non perdere contatto con i neroazzurri. Tanto più che il contropiede del Napoli è ben vivo e pericoloso. Alla mezzora, dopo ennesimi attacchi juventini, Juliano imbecca Altafini e Castano è bravissimo a sventare. Il capitano è splendido. Gioca con grande determinazione, nonostante un infortunio a un braccio abbia messo in dubbio la sua presenza in campo sino all’ultimo, vero emblema di quella Juventus tenace e indomita. Ma il Napoli, intanto, non concede nulla. Quarantacinque minuti sono passati invano, è sempre 0-0, ci sono stati momenti di vero assedio alla porta di Bandoni, ma la Juventus non è passata: ci ha provato a più riprese Menichelli detto Menico, rimediando al più qualche calcio d’angolo.
È l’ora dei transistor: l’Inter vince il derby, adesso più che mai la Juventus deve sbloccare il risultato.  Si intuisce che il goal è alla portata degli avanti bianconeri. Il Napoli riprende il gioco con Sivori menomato e sempre più arroccato a guardia della porta. La Juventus arremba: è Stacchini a dare il segnale della riscossa, al terzo minuto, ma Bandoni si salva d’istinto. Ed ecco il goal che spezza l’incantesimo. È l’ottavo minuto: Canè ferma in qualche modo Stacchini all’altezza del vertice sinistro dell’area napoletana e Francescon fischia la punizione. Batte Leoncini, mentre Menichelli e Del Sol si smarcano, guizzando in mezzo ad una selva di difensori napoletani. E proprio a Menichelli, dopo lungo indugiare e fintare, arriva la palla calciata da Leo. Menico smista di prima all’accorrente Zigoni, che insacca con violento sinistro rasoterra. 1-0.
Il Napoli parte a testa bassa, rivoluziona gli schemi adoperati con successo sino al goal e cerca di ribaltare, così, il tema tattico della partita. Ma la squadra bianconera resiste al mini forcing degli ospiti e, nel giro di un paio di minuti, si assicura la partita pervenendo al raddoppio. Del Sol cattura la palla nella sua metà campo e costruisce un mezzo contropiede che libera Stacchini sulla destra. Scambio in velocità e palla a Zigo che tira in corsa come può. Bandoni è sulla palla e respinge, ma Salvadore, capitato chissà come nei paraggi, ribatte dentro di piatto destro. Sul 2-0, la Juventus sembra paga e cerca di addormentare il gioco; viene così fuori il Napoli e la difesa bianconera deve superarsi per annullare le iniziative di Altafini, Canè e Bianchi. Castano, un braccio praticamente immobilizzato, gioca da gladiatore e chiude ogni varco, Orlando riesce a liberarsi per la conclusione al 28° minuto, ma trova Anzolin piazzatissimo. Poco dopo la mezzora, ci prova Altafini, ma senza fortuna: il tiro è fuori di poco. Il finale vede nuovamente la Juventus a comandare il gioco e catturare applausi dalla folla.
Stacchini sembra rinato, dopo una lunghissima assenza appare nuovamente elemento determinante, e chiude la sua partita con una serie di scatti alla maniera dei bei tempi, che inceneriscono Micelli, che pure non è l’ultimo arrivato in fatto di terzini d’ala. Il fischio finale trova una Juventus ancora a pieno regime di giri e col morale a mille. La sua folla è soddisfatta: si temevano per l’occasione rigurgiti di nostalgia per il passato rodomontesco e si scopre, alla resa dei conti, che la partita ha invece detto parecchio in proiezione futura. La vittoria, oltre che raffigurarsi in Castano duecento volte bianconero e in Sivori emblematico del recente grande passato juventino, rappresenta una tappa importante nella rincorsa allo scudetto.

“STAMPA SERA”
Pubblico d’eccezione al Comunale: circa 60.000 spettatori, di cui 52.000 paganti, per un incasso di 76.400.000 lire. È il record stagionale. Alla soddisfazione per l’incasso, poi, si è aggiunta quella ancor maggiore per il convincente successo. Secondo Heriberto i meriti dei bianconeri sono superiori ai demeriti degli azzurri: «La Juventus – afferma con orgoglio – ha disputato una partita eccezionale. Fino al secondo goal ha dato un vero spettacolo di tecnica e di agonismo. Poi ha rallentato un po’ il ritmo, ma il Napoli non ha saputo approfittarne». La squadra azzurra ha giocato male. «Pesaola ha mandato in campo la formazione migliore, i bianconeri avevano di fronte avversari di valore. Se il Napoli non è riuscito a fornire il rendimento solito, il merito è soprattutto della Juventus, che ha prevalso sotto tutti i punti di vista impedendo agli azzurri di rendersi pericolosi. Basta pensare al lavoro che ha avuto Anzolin». Anzolin, in effetti, è stato impegnato pochissimo. Ammetterlo significa sminuire da solo i propri meriti, ma il portiere bianconero lo dichiara con molta modestia: «Per me è stata quasi una giornata di vacanza, per lunghi periodi sono stato completamente disoccupato. Il Napoli in tutto l’incontro ha fatto un solo tiro diretto in porta, quello di Orlando nel secondo tempo. Tutto qui. Ma sinceramente non mi aspettavo di dover fare un gran lavoro, i miei compagni della difesa sono tutti molto forti». Di Sivori Heriberto non ha parlato. Il commissario Catella, invece, ha detto a proposito di Omar: «Mi è parso piuttosto lento, anche se dal punto di vista tecnico è sempre un giocatore di grandi doti. Un giocatore, comunque, che noi non abbiamo mai discusso. A parte Sivori, voglio precisare una cosa: la Juventus ha disputato un incontro ad alto livello mantenendo intatte le proprie possibilità di conquistare lo scudetto». Il risultato di San Siro, insomma, ha mitigato soltanto in minima parte l’euforia dei bianconeri. Alla Juventus Zigoni, oltre ad essere diventato un centravanti di valore, ha anche imparato a essere disciplinato, a frenare il suo carattere ribelle. Ed è diventato modesto: ieri ha segnato il primo goal con uno strano tiro ad effetto. Gli sarebbe stato facile dichiarare che era effettivamente sua intenzione “tagliare” la palla a quel modo. Invece ha ammesso: «Ho segnato sbagliando a calciare: volevo colpire il pallone con violenza, non ci sono riuscito. Sono stato fortunato, se avessi tirato forte. Bandoni avrebbe parato». Il più felice di tutti dopo la partita era Castano, che ieri ha festeggiato la sua duecentesima partita in maglia bianconera. Il difensore juventino è stato in forse fino all’ultimo, Heriberto Herrera ha deciso di farlo scendere in campo soltanto dopo un provino in mattinata. E Castano ha ringraziato il suo trainer disputando uno dei suoi migliori incontri stagionali.
Al termine dì Juventus-Napoli Omar Sivori è apparso deluso, triste, un po’ seccato quando i giornalisti sono entrati nello spogliatolo napoletano. Stava sdraiato su una sedia. La solita sigaretta fra le labbra. Fumava nervosamente come nei momenti difficili. La gara era finita da mezz’ora con la vittoria dei bianconeri. E Sivori non era stato, come egli sperava e come desideravano i tifosi napoletani e i suoi “fedelissimi”, il protagonista della partita. L’ex-juventino ne era consapevole. Ha scosso il capo: «È la quarta volta che gioco a Torino con una maglia diversa da quella della Juventus. Regolarmente il mio rendimento è modesto. Forse è l’effetto di dover esibirmi sul campo dove ho giocato per otto anni, di fronte al mio vecchio pubblico. Non so…». Si ode intanto la voce di Pesaola che sollecita gli azzurri a rivestirsi. C’è l’aereo che parte per Napoli, occorre fare in fretta. Ma su quell’aereo salirà soltanto Canè, che ha lasciato come una furia lo stadio a bordo di un taxi. Gli altri sono partiti in serata in vagone letto. Sivori indugia. Adesso sembra calmo, ha voglia di parlare. Indicando la coscia destra, all’altezza dell’inguine, esclama: «Mi fa male. Mi sono nuovamente infortunato. È bastato un movimento brusco per ritrovarmi nelle stesse condizioni di quindici giorni fa. È capitato all’inizio quando, in spaccata, ho fermato Del Sol. Da quel momento ho avuto la sensazione che il mio apporto sarebbe stato assai ridotto». Sivori si alza. Si dirige verso lo specchio. Zoppica. Una smorfia di dolore si disegna sul volto. «Eccomi di nuovo fermo – soggiunge ravviandosi i capelli – domenica non giocherò contro il Mantova. Altre cure. Tutto da capo. Se ascoltassi la volontà del momento la smetterei con il calcio. Ma non posso. Ho fatto tutte le terapie, sono andato da specialisti, massaggiatori. Stavo bene. In pochi secondi tutto è tornato come prima. Sono demoralizzato». È lo sfogo del momento. Qualcuno, con una punta di malignità, espone il dubbio che Sivori reciti. Che lo stiramento sia un’invenzione. Contro questa ipotesi esiste il fatto indiscutibile dell’iniezione che conferma l’incidente. Sivori intanto parla della partita, del Napoli, della Juventus e dello scudetto: «L’incontro non è stato bello. A ravvivarlo sono bastati i due goal bianconeri. Noi abbiamo disputato una prova sfocata: la sosta imposta al campionato dalla Nazionale ci ha nociuto. La Juventus ha fatto meglio ed ha meritato il successo. Mi sono piaciuti Zigoni e la difesa. È l’unica squadra rimasta in grado di contrastare l’Inter ed ha il vantaggio di dover affrontare a Torino i Campioni d’Italia. Nel confronto diretto, che sarà senz’altro decisivo, la Juventus può affermarsi». Se ne va zoppicando. Fuori, appena esce, un centinaio di persone gridano il suo nome. Saluta qualche amico, poi sale sul pullman che poco dopo si allontana dal Comunale. È curioso notare che Sivori, nel suo giudizio su Zigoni, ha dimostrato schietta e sincera ammirazione per il giocatore juventino che più gli assomiglia come stile in campo. Detto per inciso all’epoca in cui l’asso argentino era capitano della Juventus, Zigoni era fra quelli che lo rispettavano meno. Ecco perché gli elogi di Sivori per il centroavanti bianconero hanno un valore particolare. Sulle qualità di Zigoni non ha dubbi neppure Panzanato che ieri ne ha direttamente constatato il grado di pericolosità. Sulla legittimità del risultato di ieri nessuno, fra I napoletani, ha sollevato obiezioni. Il trainer Pesaola non fa drammi per la sconfitta: «La Juventus ha vinto meritatamente. È una grande squadra dotata di un ritmo fantastico. Può aggiudicarsi lo scudetto. Altafini ha definito corretto Bercellino; Orlando, infine, ha detto che gli azzurri avrebbero fatto cosa saggia a non seguire in TV la Juventus impegnata contro la Dinamo: «Dopo la prova di mercoledì eravamo sicuri di incontrare un avversario debole. Invece…».