Ricordate quel giorno: JUVENTUS-PISA

Ricordate quel giorno: JUVENTUS-PISATuttoJuve.com
Oggi alle 10:04Ricordate il giorno?
di Stefano Bedeschi
La rivisitazione di alcune partite giocate dalla Juventus; storie di vittorie e di sconfitte per riassaporare e rivivere antiche emozioni

7 novembre 1982 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-PISA 3-2
Juventus: Zoff; Bonini e Prandelli (dal 60’ Storgato); Furino, Gentile, Scirea; Bettega, Tardelli, Rossi, Platini e Boniek. In panchina: Bodini, Burgato, Koetting e Galderisi. Allenatore: Trapattoni.
Pisa: Mannini; Secondini e Riva (dal 60’ Pozza); Vianello, Garuti e Gozzoli; Berggreen, Casale, Caraballo, Occhipinti e Todesco (dal 60’ Ugolotti). In panchina: Buso, Massimi e Mariani. Allenatore: Vinicio.
Arbitro: Paparesta di Bari.
Marcatori: Platini al 17’ Rossi su rigore al 21’, Berggreen al 33’, Bettega al 38’, Ugolotti al 61’.

È la Juve dei sei campioni del Mondo, di Bettega, di Platini e di Boniek. È la Juve che, secondo le previsioni, dovrebbe farsi una scorpacciata di trofei, compresa la tanto agognata Coppa dei Campioni. Invece, sarà un’annata piena di delusioni: i campioni del Mondo sono scarichi mentalmente, Platini ha la pubalgia e gli occorreranno mesi prima di raggiungere la forma migliore (vincerà comunque la classifica dei cannonieri), Boniek è un cavallo selvaggio di difficile collocazione tattica (solo in Europa riuscirà a dare il meglio di sé e a meritarsi l’appellativo di “Bello di Notte” regalatogli dall’Avvocato). Così, il campionato va alla Roma, sicuramente meritevole del titolo. In Coppa Campioni il cammino è entusiasmante, raggiungendo il punto più esaltante nella vittoria di Birmingham contro i campioni in carica dell’Aston Villa. Ma, proprio sul più bello, il sogno svanisce: nella finale di Atene, davanti a migliaia di tifosi bianconeri, il modesto Amburgo batte i campioni bianconeri, grazie ad una rete di Magath nei primi minuti di gioco. Inutile lo sterile arrembaggio della compagine di Trapattoni: la Coppa dalle Grandi Orecchie se ne va in Germania. Una piccola soddisfazione arriverà dalla Coppa Italia, conquistata al termine di due combattute finali con la rivelazione Verona.

“STAMPA SERA”
La Juventus avverte le rivali, e soprattutto il Torino, primo avversario dopo la parentesi azzurra: sta trovando la quadratura di tutti i problemi, che del resto non erano preoccupanti. Ci voleva solo tempo perché Trapattoni portasse a termine esperimenti che dovevano trovare risposta sul campo, e il campo dice attraverso l'intesa fra i singoli che Bettega è il compagno giusto per Boniek e Platini, e che il rientro di Brio darà alla difesa il “secondo marcatore” che ora manca in assenza dello stesso Brio e di Cabrini. Chiaramente l'allenatore dovrà sacrificare nuovamente qualcuno. Prima Prandelli, al ritorno di Brio, e poi Bonini o Furino, quando rientrerà Cabrini. Sono state e saranno scelte difficili quelle di Trapattoni, ma intanto c'è da considerare soprattutto l'accordo che si sta perfezionando attorno all'asse Platini-Boniek, il fioretto e la spada della squadra campione. Ieri intanto il Pisa ha ricordato alla formazione bianconera che non avrà respiro in questa stagione, con la reazione dopo lo 0-2 che in altri tempi sarebbe stato determinante. Nel campionato nessuna partita è chiusa anzitempo, e nessuna lo sarà soprattutto per la Juventus che con la sua forma e la sua fama, sollecita più che mai l'applicazione di chi le sta di fronte. Assieme a tutte le cose buone, la partita col Pisa ha detto anche che in difesa la “torre” Brio è importante. Vista l'insistenza del Pisa nell'attaccare con palloni alti, Trapattoni ha mandato in campo Storgato. E senza il secondo marcatore, Berggreen per quanto bravissimo ha avuto in alcuni momenti vita troppo facile. Le pecche è importante conoscerle, anche se ieri sono state mascherate soprattutto nel primo tempo dagli effetti della “trazione anteriore”, dagli scambi Boniek-Platini con la collaborazione di Rossi e Bettega, dalle tre reti. Solo nel finale, di fronte a un Pisa che non accennava a rallentare, la Juve ha avuto delle difficoltà di ritmo. Affioravano le scorie della partita con lo Standard, evidentemente. Nulla di preoccupante, forse tutto previsto dall'allenatore. Ma la Juve consegna a Bearzot per l’importante e delicata partita di sabato con la Cecoslovacchia un gruppo di giocatori in ottime condizioni, con l'aggiunta di un Bettega che il commissario tecnico ha già detto di non avere affatto dimenticato. E consegna anche al commissario tecnico francese Michel Hidalgo un Platini caricatissimo, il quale si troverà di fronte il granata Van de Korput nell'amichevole Olanda-Francia che si giocherà mercoledì sera a Rotterdam. La Juventus tutto sommato ringrazia il Pisa che l'ha fatta soffrire. Serviva una nuova verifica della condizione fisica e della capacità di concentrazione quattro giorni dopo una partita (quella di coppa con lo Standard) che aveva già chiesto il massimo sotto il profilo psicofisico. La risposta è stata positiva, importante come la stessa vittoria, il punto rosicchiato alle avversarie più temute. Juve pronta per il derby, insomma, e alla rincorsa. Trapattoni dice che i conti li farà a marzo, ma per essere pronti allo sprint non si può aspettare che arrivi la primavera.
Il ritorno di Bettega ha fatto crescere la Juventus: vittoria con la Roma, pari ad Avellino, ancora successi chiari e importanti con lo Standard e il Pisa. Indubbiamente il ritorno di Bettega ha significato una svolta anche se Trapattoni preferisce non fare paragoni con Marocchino: «È cresciuta tutta la squadra - sottolinea - è migliorato l'affiatamento dei singoli: si è più essenziali nelle triangolazioni e ci sono meno personalismi. Questa nuova concezione di gioco ci rende molto forti». Naturalmente anche Bettega tende a schermirsi: «Marocchino ed io abbiamo caratteristiche di gioco differenti, non reggono certi paragoni. E poi è la squadra che è cresciuta. Prima sapevamo di avere un grosso potenziale ma non riuscivamo a sfruttarlo, adesso stiamo facendo progressi». Più esplicito e forse anche più sincero è Boniek: «Marocchino - ammette - è un ottimo giocatore, però Roberto è un'altra cosa. È tra i più torti d'Europa nel gioco di testa ed è comunque facile giocargli insieme». Certo è che con Bettega ieri la Juventus ha centrato un traguardo importante, anzi il goal di Roberto è servito a un certo punto per frenare l'arrembaggio del Pisa, che già era riuscito a dimezzare lo svantaggio dopo le reti di Platini e Rossi. Poi nella ripresa i toscani hanno ripreso in mano la partita mettendo anche in difficoltà i bianconeri che lo ammettono senza reticenze: «Mercoledì avevamo disputato una grossa partita, così come nel primo tempo contro gli uomini di Vinicio - cerca di spiegare Bettega - ma a certi ritmi non si può certo giocare sempre. Il Pisa così nel secondo tempo ci ha crealo difficoltà: personalmente ho arretrato anche la mia posizione per cercare di dare aiuto ai compagni. Alla fine poteva starci il pari, ma anche il 4-2 per noi. Credo quindi che il 3-2 sia il risultato più giusto». «In effetti - ammette a sua volta Trapattoni - ci sono stati momenti di poca lucidità: la fatica della partita di coppa si è fatta sentire. Platini? Se parliamo di gente che è calata alla distanza non si può fare unicamente il suo nome. Ce ne sono degli altri. Ecco, la squadra incomincia a muoversi come voglio io però deve ancora diventare più furba nell'amministrare certe situazioni». Aggiunge Scirea: «Il Pisa ha destato un'ottima impressione però la partita l'abbiamo sempre tenuta in pugno noi, tanto è vero che a un minuto dalla fine proprio io ho avuto l'occasione per segnare ancora ed è stato Mannini molto bravo a parare». C'è comunque ancora l'episodio del rigore chiesto dai pisani per un intervento del libero bianconero su Berggreen. Ricostruisce Scirea: «Il danese è entrato deciso, mi ha fatto un tunnel, poi mi è franato addosso. Io sono rimasto fermo, non credo proprio di aver fatto nulla». Dal rigore reclamato dai toscani a quello concesso alla Juventus. Il primo della stagione. Lo ha battuto Rossi, che è così il rigorista ufficiale. Poi ci sono Platini e Boniek. Pablito, comunque, sottolinea come non ci sia antagonismo per tirare dagli undici metri: «Per adesso tocca a me - dice - ma in generale è chi se la sente che deve calciare».