Cervelli sull'esperienza allo Stadium: "Mi sono sentito come un bambino, ho detto a Vlahovic di restare. Adoro McKennie e Locatelli, sui bianconeri che potrebbero giocare a baseball..."
Solo poche settimane fa, l'Italia del Baseball ci ha fatto vivere incredibili emozioni al WBC. I ragazzi allenati da mister Francisco Cervelli, infatti, hanno stupito il mondo intero e ci hanno resi orgogliosi del loro cammino conclusosi tra le migliori quattro in Coppa del Mondo. La redazione di TuttoJuve.com lo ha contattato telefonicamente, in esclusiva, per parlare della sua visita allo Stadium in occasione dell'ultimo match casalingo col Bologna e non solo:
Dopo aver tifato per voi, l'abbiamo vista a Torino a seguire la sua squadra del cuore contro il Bologna.
"Mi sono sentito come un bambino nel paese delle meraviglie. E' stato incredibile quanto fatto dalla Juventus, mi hanno detto che avevano una sorpresa per me e mi sono ritrovato poi catapultato all'interno del riscaldamento. Ho parlato con mister Spalletti, Vlahovic, Chiellini e il presidente. Troppo bello".
Ha detto a Vlahovic di restare alla Juventus?
"Ovviamente, sì".
Come nasce la sua passione per la Juventus?
"La mia passione nasce fin dai primi albori di vita, è iniziata tutta con un gruppo di amici in Venezuela e non ci perdiamo una partita della Juventus. Ho girato l'Europa per vederla. Il calcio mi piace davvero come sport, lo guardo più del baseball perché mi appassiona tantissimo".
Forse segue più il calcio per il maggior intrattenimento e divertimento che fornisce?
"Per me il calcio è una passione differente da quella del baseball. C'è felicità in me nel seguire le partite, poi ero anche un buon portiere di calcio a 5 e ogni tanto gioco ancora. Il baseball è l'amore della mia vita da 36 anni, è la donna che non posso lasciare per alcuna ragione al mondo. La Juventus è la Vecchia Signora che rispetterò per sempre".
Si sentiva Gigi Buffon quando giocava in porta?
"Certo, ero Buffon ma anche Peruzzi e Pagliuca. Non so quante magliette "Kappa" della Juventus ho comprato nella mia vita, erano quasi tutte di Del Piero. Sono un grande appassionato anche di figurine, le collezionavo".
Mi diceva che ha parlato anche con mister Spalletti, che è stato capace di risollevare la Juventus e di darle nuovamente un'identità.
"Mi diceva che allenare un club è diverso dal farlo con una nazionale. Abbiamo manifestato il nostro dispiacere per Gattuso, tra l'altro sono ancora in lutto per la mancata qualificazione raggiunta. Spalletti mi piace, sta cercando di trovare un'identità e gioca bene. Lo ricordo bene quando guidava il Napoli, per un certo periodo è stata la miglior squadra in Europa a livello di gioco. Ma bisognerà dargli tempo, altrimenti sarà tutto inutile".
La porto per un attimo fuori tema, visto che mi ha accennato a Gattuso e alla mancata qualificazione al Mondiale. Nell'ultimo periodo stiamo dibattendo tanto sul fatto che l'Italia del calcio non ottiene più risultati, a dispetto invece della sua nazionale o di altri sport come il tennis o la pallavolo. Qual è la sua spiegazione?
"Da grande tifoso della nazionale, innanzitutto, ho ancora un'enorme tristezza addosso. Però la qualificazione al Mondiale non ci avrebbe risolto i problemi, perché non sarebbe cambiato il sistema e il modo di far crescere i giovani italiani. Lo so che sembra scontato che l'Italia faccia parte della Coppa del Mondo per la storia e le vittorie, ma questo è un ciclo e bisogna avere il coraggio di cambiare. Senza paura".
In Italia, però, la paura del cambiamento è radicata nella mentalità. Si è sempre convinti che si possa vincere, in un modo o nell'altro.
"Lo so, ma la precedente metodologia funzionava vent'anni fa. Nel frattempo il mondo è cambiato e le tecnologie sono avanzate, la generazione di oggi è più atletica del passato ma risente un po' di amore e guida. Non è fragile, è solo diversa. E noi dovremo investire del tempo per svilupparla al meglio. Per risolvere i problemi bisogna andare avanti, per farlo dobbiamo avere la nostra identità e non copiare quella di un altro paese".
Penso che anche da voi è stato affrontato questo problema, visto che per un periodo l'Italia del baseball non otteneva più risultati. O sbaglio?
"No, ma gli sport sono tutti uguali. Dobbiamo capire che oggi si vince per domani, il focus deve essere lo sviluppo della generazione. Io nel baseball sto cercando di cambiare la mentalità con l'aiuto di tutti, perché da soli non si va da nessuna parte. Il cambiamento spaventa, ma è necessario".
Il cambiamento, legandomi alla Juve, è stato fatto a Torino con i dirigenti nuovi e l'allenatore che è stato riconfermato. Che ne pensa?
"Sì, la Juve ha avuto coraggio nell'affrontare il cambiamento. Piano piano ci sarà un ricambio, bisognerà solo attendere. I tifosi si sono abituati a vincere nove volte di fila, ma non può essere sempre così. I bianconeri stanno cercando la strada corretta per vincere nel futuro".
Si augura una vittoria contro il Milan?
"Certo, dobbiamo continuare così. Un paio di settimane fa eravamo dietro al Como, oggi è diverso e possiamo ambire al terzo posto. Se giochiamo come col Bologna, con pulizia e una concentrazione incredibile, ce la possiamo fare. All'Allianz Stadium, che è un impianto bello ed elegante, ho visto una pressione impressionante dal 1' e una grande voglia di continuare ad attaccare anche dopo il gol fatto nei primi minuti. Ho visto una Juventus molto familiare che conoscevo".
Parlando di singoli, chi è il suo giocatore preferito?
"Rispondo McKennie, è un giocatore che mi impressiona poiché è in grado di fare tutto. Lui può difendere, stare a centrocampo e attaccare con la stessa qualità. E' l'anima di questo gruppo. Poi c'è Yildiz che rappresenta chiaramente il futuro, mi piacciono anche Conceição e Bremer. Su Locatelli vorrei spendere una parola in più, perché molta gente non riesce a vedere che cosa fa per la squadra. Apprezzo la sua onnipresenza in campo, il suo spirito di sacrificio e la capacità di gestione del pallone".
Vedrebbe bene qualche giocatore bianconero nel mondo del baseball? Può esser fantascienza, ma magari qualcuno potrebbe fare come Michael Jordan che decise di passare dal basket al baseball molti anni fa.
"Bremer e Vlahovic sarebbero due ottimi giocatori di baseball, McKennie non ne parliamo visto che lo conosce bene come sport. Potremo fare un pinch runner con Conceição o Yildiz che corrono bene, per vincere la partita".
Si ringrazia Francisco Cervelli e l'ufficio stampa della FIBS, nella persona di Daniele Mattioli, per aver concesso la realizzazione di questa intervista.
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