VOTO DI VASTITA'
Un giro palla lungo tutto un match capace di provocare vertigini continue agli avversari.
Potremmo riassumere così la partita di Madama disputata al Bentegodi, perchè probabilmente si tratta dei tre punti a tratti più sofferti ma tra i più importanti della stagione, soprattutto per la modalità con cui sono arrivati. Sì, perché quando te ne vai in provincia e ti ritrovi il solito catenaccio avversario posto davanti alla porta, segnare un gol diventa l'impresa più ardua e difficile da fronteggiare.
Sebbene la differenza qualitativa in campo sia stata notevole, i bianconeri hanno faticato ad aggirare e arginare la difesa clivense per tutto il primo tempo e parte abbondante del secondo, complice una condizione fisica giustamente non al "top" per i carichi di lavoro settimanali in vista degli appuntamenti importanti.
Probabilmente il punto di svolta è stato dettato da Bastien nel primo tempo che si fa espellere in maniera abbastanza ingenua per doppia ammonizione su visibile trattenuta nei contronTi di Asamoah. Stessa sorte, spetterà nella ripresa anche a Cacciatore: reo di aver effettuato il gesto delle manette in segno di futili proteste (che attendono ancora di essere motivate ) nei confronti dell'arbitro.
Ebbene, è al quanto doveroso sottolineare come il teatrino allestito dallo stesso Cacciatore, Maran & co. rappresenti esattamente tutto ciò che non si dovrebbe mai insegnare ad un/a bambino/a che decide di fare il suo ingresso nel mondo dello sport, specialmente se nel calcio. Proprio come chi alimenta da sempre la cultura becera e meschina del sospetto. Due decisioni che hanno pesato come un macigno sull’economia del match, e la Juve vestita di ritmi lenti, ha saputo far leva sulla giornata in vena di Douglas Costa, di gran lunga il migliore in campo per distacco, e sulla brillantezza di Bernardeschi: veri ispiratori delle azioni più pericolose dei bianconeri. Non a caso il toscano numero trentatré ha saputo propiziare la prima rete bianconera siglata da Khedira al sessantasettesimo, servendo poi l’assist per Higuain che ha tradotto in gol il raddoppio quasi allo scadere, scacciando via definitivamente i fantasmi di chi lo vede lontano dal gonfiare la rete. Un successo prezioso per la squadra di Max Allegri che temporaneamente balza in testa mettendo pressione e scavalcando il Napoli, in attesa del match contro il Bologna di Donadoni.
La Vecchia Signora ha faticato parecchio a trovare spazi a causa di un avversario ostico nel difendere la propria metà campo, impedendole così di riuscire a verticalizzare a sufficienza e a dare un minimo di incisività al possesso palla. Non può essere giudicata un campanello d'allarme questa vittoria, a differenza invece di tante chiavi di lettura imputate al successo bianconero del Bentegodi. E' fisiologico non avere abbastanza "benzina" nelle gambe se i carichi di lavoro settimanali sono aumentati in vista dei prossimi match cruciali e valevoli per l'intera stagione, dove proprio lì servirà trovare la vera e maggiore lucidità offensiva. Discorso che si alimenta anche a causa delle assenze pesanti che vede la Juventus orfana dei vari Dybala, Cuadrado, ecc.
Le definiscono le classiche “vittorie sporche” che puntuali arrivano alla fine di partite brutte. Ed è proprio questo, tuttavia, il segnale più importante: la forza di una squadra compatta capace di ragionare con meritevole pazienza nel giro palla e che sa aspettare il momento giusto per colpire.
Qualcuno allora dirà che nel vedere la Juventus non ci sono tante scelte di bellezza e divertimento, parole stravolte ed abusate di continuo ultimamente, ed è ovvio che per l’estimatore del "bello" e per l’esteta il divertimento è molto più assicurato da un altro tipo di incontro, più aperto allo spettacolo del passaggio e del tiro, nel quale si pensa più ad offendere che a difendersi.
Ma nel calcio a maggior ragione, così come nella vita in generale, la bellezza è ancora più soggettiva di quanto si possa pensare e immaginare. Il riscontro vero sarà quello di trasformare un concetto del genere in qualcosa di tangibile e concreto (magari qualcosa di massiccio da alzare verso il cielo), e non ridurre il tutto banalmente all'estetica per il semplice fatto di compiacere lo sguardo. Perché alla fine, conterà saziare il cuore e non la vista.
Ci si batte per saziare lui e per andare contro l'idea di perdere, che fa parte del percorso, e di rialzarsi. Ma a maggior ragione per cambiare e per sapersi adattare nel momento adatto.
La Juve si avvolge nella bellezza di sapere trarre il massimo anche da giornate non eccellenti. La giocata del singolo sopperisce alla difficoltà dell'intera manovra, l’abitudine alla pressione e alla consapevolezza dei propri mezzi aiuta non poco a gestire i differenti momenti di difficoltà.
Va da sè che l’esperienza di stare ai “piani alti” e di racimolare vittorie fa digerire più facilmente tutte le contrarietà della settimana.
Non è la legge del "più bello", ma di chi sa adattarsi al cambiamento.
La bellezza estetica, di per sé, non troverà mai posto a sedere...
"Gli dei hanno creato il sudore prima del successo", e la Juve si è convertita a questa nuova "religione", che fa della bellezza la vastità dei successi, siano pure essi "sporchi", perchè è soprattutto da loro che passano i tricolori più belli.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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