Voce del verbo giochicchiare

21.02.2019 16:43 di Leonardo Labita Twitter:    Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Voce del verbo giochicchiare

Essere juventini è diventato difficile.

Ma come? E’ mai possibile?

Cosa c’è di difficile a tifare per la squadra che negli ultimi sette anni domina la scena nazionale?

Eppure è molto difficile.

Se poi si tenta di parlare o scrivere di Juve, diventa ancora più difficile.

E no, non pensate che il problema sia affrontare i milanisti, interisti, napoletani e compagnia.

Gli anni di dominio hanno azzerato la loro obiettività, discutere con loro è ormai diventato come affrontare un dibattito con i terrapiattisti.

Il difficile sta nell’affrontare il popolo juventino, sempre più spaccato, manco fosse il PD con le sue correnti interne.

Loro con i renziani, i nostalgici di Bersani e le vedove di D’Alema, noi con le vedove di Conte, gli anti e i pro Allegri e infine gli “yes-man” quelli che al grido “la Juve viene prima di tutto” sono incapaci di essere obiettivi.

Perché ormai sembra che ti debba per forza schierare, e non si capisce il perché, dinanzi all’evidenza che invece andrebbe affrontata e condivisa da tutti.

Dopo l’imbarazzante prova di ieri sera, Andrea Pirlo ha dichiarato "non è una questione di pressione. Se vuoi andare a vincere la UCL, non puoi giocare con partite così, senza testa, senza personalità e senza voglia di costruire gioco. Sembrava come se l'Atletico volesse vincere e la Juve giochicchiare”.

Eccolo lì il termine da sottolineare in grassetto e incorniciare: giochicchiare.

Quello che ormai da tempo l’allenatore di questa squadra riesce a far esprimere alla sua rosa.

Dentro quel termine è racchiuso tutto.

Quel giochicchiare che lo scorso anno regalò al Napoli lo scontro diretto allo Stadium, riaprendo pericolosamente il campionato.

Quel giochicchiare conseguenza della mancanza di coraggio che ti fa tenere in panchina il giocatore più decisivo in stagione dopo Ronaldo, ovvero Cancelo, l’incapacità di trovare la giusta collocazione ad un talento come Dybala, ormai trattato come fosse un Giancarlo Marocchi qualsiasi, l’inadeguatezza di mettere uno dei due giocatori più forti al mondo nelle condizioni di segnare e risultare decisivo.

A questo punto le correnti interne al tifo bianconero ti danno il consenso o iniziano a sciorinare statistiche, record su record e chi più ne ha più ne metta.

Ma serve a poco, e sa molto di personaggio politico che cerca sempre di “avere ragione”.

Perché dopo magre figure come quella di ieri sera, continuare a sentire come un disco rotto le parole “lezione” “calma” “episodi” “maledizione” “sfortuna”, diventa irritante.

Se poi nella partita che aspetti dal 1 luglio, sbagli atteggiamento e se dopo lo sciagurato intervallo di Cardiff, continui sempre a regalare il secondo tempo in modo inspiegabile, il tutto diventa frustrante.

Se errare è umano, perseverare si sa è diabolico, e la nostra storia europea lo conferma.

Dove alla palla non spazzata di Evra si aggiunge quella “regalata” all’ultimo secondo al Bernabeu, dove il giusto approccio continua sempre a latitare, in un contesto nel quale sembra ormai cose se l’abilità di chi guida questa squadra sia quella di “normalizzare” i fuoriclasse.

Sandro, Dybala, Costa e a tratti anche Ronaldo, appaiano dei giocatori “normali” in modo inspiegabile e preoccupante.

La lezione di Simeone aldilà del temperamento e della grinta trasmessa ai suoi, è stata anche quella della gestione dei cambi, ha capito quando affondare, ha letto il momento e si è giocato le sue carte, mentre noi continuavamo a giochicchiare non cambiando neanche una virgola, ignorando perfino la fortuna (traversa e gol divorato) che in Champions per noi si presenta con la stessa frequenza di una eclissi solare.

Già si ritorna sempre lì... quella mancanza di idee, l’assenza di quel “pedigree” che contraddistingue ogni allenatore e di conseguenza la sua squadra.

In momenti e partite come queste, a volte ti salva solo il gioco, non può essere certo il giochicchiare, ma purtroppo anche lì molti sono convinti sia solo una questione di estetica.

Perfino l’allenatore subito dopo lo sciagurato pareggio interno con il Parma ha prontamente “richiamato” quelli che invocavano il bel gioco, sentenziando che con il bel gioco non si vince.

Siamo sicuri invece che con il giochicchiare si vinca, in Europa?

Siamo sicuri che continuare a giochicchiare con Ronaldo in squadra sia la mossa vincente?

Non c’è nessuna risposta definitiva, anche perché qualsiasi essa sia, sarà condizionata come accade da troppo tempo, dalle fazioni bianconere interne, le stesse che oggi hanno solo un punto d’incontro: 12-03-2019.

Si può fare tutto, certo il calcio insegna questo.

Ma anche un impresa non farà mai da “vera lezione” a questo gruppo, che pare quasi “sedato” da qualcuno che per ingaggio, responsabilità e rosa a disposizione, dovrebbe trovare il coraggio di svestire i panni di un irritante pompiere e indossare quelli di un accattivante pirotecnico.

A noi non resta che gridare un “fino alla fine” ma con coscienza e non in modo automatico come può essere pronunciare “triplete” per un interista.

Siamo la Juve.

Siamo la Juve di Cristiano Ronaldo: svegliamoci!

@leolab81