Vlahovic, un addio che sa di tradimento: la Juventus impari la lezione

Vlahovic, un addio che sa di tradimento: la Juventus impari la lezioneTuttoJuve.com
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di Massimo Pavan
L’addio di Vlahovic lascia amarezza tra i tifosi della Juventus: ingaggio e convenienza hanno prevalso sul legame, una lezione da non ripetere sul mercato.

Dusan Vlahovic lascia la Juventus e dietro di sé non rimane soltanto il bilancio di gol, prestazioni e occasioni mancate, resta soprattutto la delusione di una tifoseria che lo aveva accolto come il centravanti sul quale costruire il futuro e che oggi ha la sensazione di essere stata tradita.

“Tradimento”, in questo caso, non significa contestare il diritto di un professionista a scegliere la destinazione e il contratto più convenienti, significa misurare la distanza tra le aspettative create e il modo in cui si è concluso il rapporto, la Juventus aveva investito moltissimo su Vlahovic, economicamente e tecnicamente, senza ricevere in cambio quella disponibilità che sarebbe servita per continuare insieme.

La Juventus gli aveva affidato il proprio futuro

Quando arrivò dalla Fiorentina, Vlahovic non venne acquistato come un attaccante qualsiasi, fu presentato come il nuovo punto di riferimento della squadra, il centravanti destinato a raccogliere una responsabilità enorme e a guidare la ricostruzione bianconera, il club sostenne un investimento pesante per il cartellino e gli garantì un contratto da protagonista assoluto, anche nei momenti più complicati, segnati da problemi fisici, difficoltà tattiche e rendimento discontinuo, la Juventus continuò a proteggerlo e a concedergli centralità.

I tifosi lo hanno aspettato, hanno difeso il giocatore durante le fasi negative e sperato che potesse finalmente diventare il leader promesso, per questo il rifiuto delle proposte di rinnovo e la scelta di un’offerta economicamente più ricca vengono vissuti come una dimostrazione di scarsa riconoscenza.

La sensazione di una scelta dettata dal denaro

Nessuno può conoscere fino in fondo le motivazioni personali di Vlahovic, osservando condizioni e conclusione della vicenda, però, è comprensibile che una parte del pubblico consideri decisivo il fattore economico, il serbo avrebbe scelto il Besiktas davanti a un accordo triennale molto ricco, accompagnato da bonus, premio alla firma e commissioni elevate, una decisione legittima sul piano professionale, ma difficilmente compatibile con l’immagine di un calciatore pronto a sacrificarsi pur di restare alla Juventus.

Il problema non è guadagnare molto, il calcio di vertice vive da tempo su cifre lontanissime dalla normalità, il punto è un altro: quando il contratto diventa l’elemento dominante, la maglia rischia di trasformarsi in una semplice tappa e ogni dichiarazione di appartenenza perde significato.

I tifosi meritavano qualcosa di diverso

Vlahovic avrebbe potuto lasciare Torino mantenendo intatto il rispetto del pubblico, sarebbero bastati maggiore chiarezza, un’apertura concreta verso il club o almeno la percezione di aver tentato fino in fondo di trovare una soluzione equilibrata.

Al contrario, la conclusione trasmette l’immagine di un rapporto consumato attorno alle cifre, la Juventus si è ritrovata a gestire un ingaggio pesantissimo e una posizione contrattuale sempre più scomoda, mentre il giocatore ha mantenuto il controllo sul proprio futuro fino alla scelta più conveniente.

Il tifoso non pretende fedeltà eterna, soprattutto nel calcio moderno, pretende però rispetto per il sostegno offerto e gratitudine verso una società che ha creduto nel giocatore anche quando il rendimento non corrispondeva agli investimenti sostenuti.

Mai più operazioni costruite soltanto sul nome

La responsabilità non appartiene esclusivamente a Vlahovic, la Juventus deve interrogarsi sugli errori commessi al momento dell’acquisto e durante la gestione del contratto. Il club non può più consegnare stipendi fuori scala a calciatori che non abbiano già dimostrato rendimento, continuità e capacità di assumersi responsabilità. Non basta acquistare un grande nome o vincere un’asta di mercato: bisogna valutare motivazioni, compatibilità tattica e desiderio reale di indossare la maglia.

Vlahovic continuerà altrove la propria carriera e avrà il diritto di difendere la sua scelta, alla Juventus rimane invece il dovere di non ripetere gli stessi errori, perché il talento può essere acquistato, mentre appartenenza, riconoscenza e affidabilità non si trovano scritte in nessuna clausola contrattuale.