Juve - Real: viaggio fra imprese, speranze e brutti ricordi
A distanza di soli due anni da quella maledetta finale di Berlino, dove è lecito credere che se Chiellini fosse stato in campo sarebbe andata diversamente (senza contare il fallo su Pogba da cui è partita l’azione del secondo gol del Barcellona), pensando al Real vengono in mente situazioni forti e deja-vu più o meno positivi, percepiti personalmente e da milioni di tifosi già nel 2013 e nel 2015.
8-2-8 non è certamente un modulo atipico come il 5-5-5 di Oronzo Canà, rappresenta solo lo score dei precedenti fra Juventus e Real Madrid. I bianconeri si sono imposti per ben 8 volte, uscendo sconfitti dal campo in altrettante circostanze. Resteranno negli annali lo splendido 3 a 1 del 2003, ottenuto al Delle Alpi nella semifinale di ritorno grazie ai gol di: Trezeguet, Del Piero e Nedved o il bel 2 a 0 del 1996, quando Padovano e lo stesso Pinturicchio ribaltarono l’1 a 0 dell’andata firmato Raul. E che dire della doppietta del capitano che il 5 novembre 2008 estasiò tutto il Bernabeu? Vogliamo dimenticare la partita da gladiatore di Carlos Tevez nella semifinale di due anni fa? Roba da brividi, eventi indimenticabili per qualsiasi calciofilo.
Sicuramente ai Blancos sono legate alcune fra le più belle imprese della storia europea juventina, peccato che alle sfide con gli stessi spagnoli sono accomunati alcuni brutti episodi che i supporters bianconeri non dimenticheranno mai. Correva il 20 maggio 1998 e la Juve di Lippi e dello splendido trio Zidane-Del Piero-Inzaghi scendeva in campo ad Amsterdam per giocarsi la sesta finale di Champions della sua storia. La partita scorreva in modo noioso, fino a quando l’arbitro Krug riuscì a rianimarla al 67’, convalidando la rete di Mijatovic, con quest'ultimo in netta posizione di fuorigioco nel momento in cui intercettava il tiro-cross di Roberto Carlos, prima di scartare Peruzzi e depositare la palla in rete. Quel timbro fu pesantissimo, in quanto determinò la consegna della Coppa dalle "grandi orecchie" ai Galapticos.
Ma non fu il solo episodio oscuro, dal momento che ventuno anni prima, esattamente il 22 ottobre 1986, la compagine allenata da Marchesi perdeva al Bernabeu per 1 a 0 (rete di Emilio Butragueño), defraudata di un gol regolare realizzato di testa da Lionello Manfredonia su corner battuto da Massimo Mauro. La Vecchia Signora a Torino vinse di misura per merito della marcatura di Cabrini, ma fu eliminata ugualmente ai calci di rigore.
Però c’è stato un episodio ancor più recente, legato al 2013, quando al “Santiago Bernabeu” Chiellini fu espulso abbastanza incredibilmente ed ai Galapticos fu assegnato un calcio di rigore discutibile. Di certo si poteva perdere in terra iberica, ma la compagine di Antonio Conte non meritava di uscire sconfitta in quel modo dopo aver giocato quantomeno alla pari con i fenomeni guidati da Carletto Ancellotti.
Pertanto, sebbene la Juve dovrà combattere alla pari con i campioni d’Europa in carica togliendosi di dosso la fama di perdente di lusso, sarebbe importante non partire svantaggiata dal punto di vista arbitrale, come accaduto nelle finali del 1997 (Borussia Dortmund), del 1998 o del 2015. Che la squadra abbia spesso dimostrato nella sua storia di non avere un DNA per le “partite secche” è un dato di fatto, ma è innegabile che i disastri commessi dagli arbitri ne hanno spesso condizionato l’epilogo. Historia docet!
Direttore: Claudio Zuliani
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