Alzare l'asticella dell'ambizione
La Juve (lo disse anche un certo Ferguson ad inizio stagione) ora è di assoluto livello europeo, ma il centrocampo senza una giusta "inquadratura" può diventare un problema. E' un pò come se un fotografo fosse costretto a scattare senza mettere a fuoco l'obiettivo. Serviva un giocatore internazionale ad inizio stagione che avrebbe colmato definitivamente il gap fra la Juve e tutte le altre squadre europee, ma sappiamo benissimo come siano andati a finire i vari tormentoni estivi stile Matuidi e Witsel (prossimo bianconero). Eppure sappiamo fin troppo bene che con i se e con i ma, non si va da nessuna parte. Il centrocampo per ora, dunque, è un gradino sotto l'attacco e sotto la difesa e rischia di essere il motivo per cui ogni partita "barcollante" per madama in Europa abbia questo motivo come scusante per giustificare qualche prestazione un pò troppo sottotono.
E' vero che Lemina sta crescendo e che va dosato per la poco esperienza europea, che Sturaro potrà fare la differenza solo in alcuni momenti, è anche sicuro che Asamoah non sia più una garanzia causa i molteplici infortuni, ma con Marchisio ancora convalescente e Khedira perennemente a rischio, di grande livello resta Pjanic che (fra l'altro) si deve ancora inserire nei meccanismi, ammesso che venga schierato nella giusta posizione, perchè se Allegri lo vede davanti alla difesa, nel ruolo di Pirlo, il bosniaco stesso un po' meno. Costringerlo ad essere il nuovo inventore del gioco rischia di tarpare le ali alla sua fantasia, destreggiandosi "solo" in qualche prodezza da calcio piazzato come dimostrato a Milano e Verona. Serve un giocatore di fisico, di corsa, capace di andare senza palla, e di penetrare con varie incursioni in area. Aspettando il mercato di Gennaio, la prova contro il Lione ha fatto ben capire come non si possa rischiare più nulla e tanto meno non si debba lesinare nulla.
Tante luci e qualche ombra in questo inizio di stagione europeo della Juventus, dunque. A non convincere, per l'appunto, è stato il gioco dei campioni d'Italia, che raramente hanno espresso qualità per l'intero arco dei novanta minuti. Un problema fisiologico, se si pensa che da sempre le squadre di Massimiliano Allegri cominciano ad ingranare e a salire di condizione nella seconda parte di stagione. E questo è decisamente rassicuramente. Eppure non è un mistero che la Vecchia Signora abbia delle falle in mezzo al campo, là dove la manovra dovrebbe svilupparsi.
Ma se è vero che nulla è dato per scontato in un calcio in piena evoluzione, il dominio della Juventus in Italia non deve essere considerato tale. Madama, nonostante il quinquennio d'oro, continua a macinare punti e vittorie nonostante abbia rivoluzionato totalmente (o quasi) la rosa negli ultimi anni. A partire dal passaggio di consegne da Conte ad Allegri. A maggior ragione, dopo lo sgarbo e le falle degli innumerevoli infortuni riesce ugualmente a dettare legge. Non possono passare in secondo piano i valori tecnici, morali e umani che hanno portato a fare quello che hanno fatto in questi 5 anni e quello che stanno facendo adesso questi giocatori e questa società. Ed è proprio per questo motivo che se Madama tentenna in Europa nonostante il potenziale, ecco che l'istinto, come quello di Pinturicchio alla prima impressione nel post match contro il Lione, è stato inevitabilmente quello di farsi trascinare dall'emozione di rabbia mista a grinta per provare a conquistare anche con i denti un traguardo che da troppo tempo è rimasto soltanto un lontano ricordo.
Allora, più che cercare di cambiare il modulo, occorrerà cercare di cambiare il modo di affrontare le gare.
In fondo viviamo per il prossimo successo, che sappiamo essere il più bello e il più difficile da raggiungere.
Direttore: Claudio Zuliani
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