Juve, non c’è niente da ridere

Juve, non c’è niente da ridereTuttoJuve.com
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 00:05Primo piano
di Massimo Pavan
Juventus, ma cosa c'è da ridere? Siete settimi, non primi: serve un'altra mentalità

C'è qualcosa che continua a non convincere nell'atteggiamento della Juventus, non parliamo soltanto del gioco, delle occasioni sprecate o delle difficoltà offensive. Parliamo dell'immagine di una squadra che, nonostante una classifica deludente, sembra talvolta affrontare il momento con una serenità difficile da comprendere. Si vedono giocatori sorridenti, facce distese, atteggiamenti rilassati. Tutto legittimo nella vita privata, naturalmente. Ma quando si indossa la maglia della Juventus e si occupa il settimo posto in classifica, forse sarebbe opportuno trasmettere un messaggio differente.

La Juventus è settima, non prima. E questa dovrebbe essere una ragione sufficiente per essere tutti profondamente insoddisfatti.

La Juventus non può abituarsi alla mediocrità

Il problema non è un sorriso in sé. Nessuno pretende che i calciatori trascorrano le giornate con il volto cupo o che rinuncino a vivere normalmente. Il problema è il significato che certe immagini possono assumere in un momento così delicato, la Juventus è una società che ha costruito la propria storia sull'ambizione, sulla ricerca della vittoria e sull'incapacità di accontentarsi. Essere settimi non può diventare una condizione normale. Non può essere accettato come un passaggio inevitabile di un progetto tecnico. Ci possono essere attenuanti, certamente. Gli infortuni sono numerosi, la squadra sta cambiando e Luciano Spalletti deve trovare soluzioni in una situazione complicata, ma le difficoltà non devono trasformarsi in un'abitudine.

Servono giocatori arrabbiati, non rassegnati

Quello che i tifosi vorrebbero vedere è una squadra che viva la propria posizione in classifica come qualcosa di insopportabile. Una Juventus che entri in campo con la determinazione di chi vuole recuperare ogni punto perduto, una squadra che non consideri sufficiente una vittoria contro il Lecce, ma che la utilizzi come punto di partenza per una rimonta. La rabbia sportiva non significa nervosismo incontrollato, proteste inutili o comportamenti scorretti. Significa intensità, concentrazione, sacrificio. Significa arrivare prima sul pallone, inseguire un avversario anche al novantesimo e non concedersi distrazioni. Significa, soprattutto, sentire il peso della classifica.

Spalletti deve restituire fame alla Juventus

Luciano Spalletti ha un compito che va oltre la scelta del modulo, il passaggio al 3-5-2 può dare equilibrio. Il recupero di Douglas Luiz e Koopmeiners può aggiungere qualità. La gestione degli infortunati può aiutare a superare l'emergenza, ma nessuna soluzione tattica sarà sufficiente senza una mentalità adeguata. L'allenatore deve riuscire a trasmettere ai giocatori l'urgenza di cambiare passo. La Juventus non può scendere in campo soltanto per evitare di perdere. Deve giocare per vincere, con la consapevolezza che ogni punto lasciato per strada allontana gli obiettivi stagionali.

Genoa e Napoli: è il momento di dimostrare qualcosa

Le prossime partite offriranno una risposta importante, la trasferta contro il Genoa e la successiva sfida con il Napoli rappresentano due appuntamenti nei quali serviranno carattere e continuità. Non basterà giocare bene per qualche minuto. Non basterà mostrare segnali incoraggianti. Serviranno risultati, prestazioni convincenti e un atteggiamento da grande squadra. I tifosi juventini possono comprendere una sconfitta, soprattutto quando nasce da una prestazione generosa. Fanno invece molta più fatica ad accettare la sensazione che la situazione non venga vissuta con sufficiente urgenza.

Alla Juventus il settimo posto deve fare male

Non si tratta di processare i singoli giocatori per un sorriso immortalato da una telecamera. Sarebbe ingiusto, di tratta di chiedere alla squadra di mostrare pubblicamente la stessa fame che dovrebbe accompagnare ogni allenamento e ogni partita. La Juventus deve tornare a considerare il settimo posto un'anomalia da correggere, non una posizione con cui convivere. Si può sorridere fuori dal campo, ma dentro il campo bisogna avere una rabbia agonistica enorme. Perché alla Juventus essere settimi non dovrebbe far ridere nessuno.

La classifica deve bruciare. E la voglia di cambiarla deve vedersi in ogni pallone giocato.