La crisi del calcio italiano: dal 2006 a oggi, tra Calciopoli, Premier League e un sistema che ha perso terreno
Il calcio italiano continua a inseguire le grandi potenze europee, se negli anni Novanta e nei primi Duemila la Serie A rappresentava il campionato più prestigioso al mondo, oggi il divario economico e sportivo con la Premier League appare evidente. Per molti osservatori, il punto di svolta è stato il 2006, anno dello scandalo Calciopoli, le sanzioni inflitte alla Juventus, tra cui la retrocessione in Serie B e la revoca di due scudetti, hanno segnato profondamente il club più rappresentativo del calcio italiano e, secondo una parte del dibattito calcistico, hanno avuto ripercussioni sull'intero sistema. Va però ricordato che le responsabilità e le conseguenze di Calciopoli restano oggetto di interpretazioni differenti tra tifosi, studiosi e addetti ai lavori.
Il peso di Calciopoli sul sistema italiano
La Juventus era il principale traino commerciale della Serie A, la retrocessione del club bianconero comportò un forte calo dell'appeal internazionale del campionato, proprio mentre gli altri grandi tornei europei iniziavano ad accelerare sul piano economico e mediatico. Negli anni successivi, l'Italia ha perso progressivamente terreno sotto diversi aspetti: diminuzione dei ricavi televisivi internazionali; stadi spesso obsoleti e poco redditizi; minore capacità di trattenere i migliori talenti; riduzione degli investimenti stranieri rispetto ad altri campionati.
La Premier League ha preso il largo
Mentre la Serie A cercava di ricostruirsi, l'Inghilterra ha costruito un modello economico praticamente irraggiungibile, oggi i principali club inglesi possono permettersi investimenti che le società italiane difficilmente riescono anche solo a prendere in considerazione.
Negli ultimi anni sono arrivati acquisti dal valore enorme come: Florian Wirtz al Liverpool per una cifra superiore ai 120 milioni di euro; Declan Rice all'Arsenal per oltre 100 milioni; Moisés Caicedo al Chelsea per circa 116 milioni; Enzo Fernández al Chelsea per oltre 120 milioni; Jack Grealish al Manchester City per circa 117 milioni e da ultimo Tonali per quasi 120 milioni,. A queste operazioni vanno aggiunti ingaggi molto superiori rispetto agli standard italiani e una capacità di spesa che permette anche ai club di metà classifica della Premier League di competere economicamente con le grandi della Serie A.
Il divario economico è sempre più evidente
Oggi molte società inglesi acquistano con facilità i migliori giocatori provenienti da Italia, Francia, Germania e Portogallo. La Serie A, invece, è spesso costretta a puntare su: prestiti con diritto di riscatto; parametri zero; giovani da valorizzare; cessioni eccellenti per finanziare il mercato.
Anche la Juventus, nonostante il blasone, negli ultimi anni ha dovuto adattarsi a questa nuova realtà, cercando di mantenere competitività attraverso una gestione più sostenibile.
La colpa è principalmente del 2006
Attribuire tutte le difficoltà del calcio italiano esclusivamente a Calciopoli sarebbe una semplificazione, ma quella è stata scintilla che ha distrutto la Juventus e iniziato il momento di decadenza, limitato dall'era Agnelli ma poi ricreato dopo le nefandezze legate al tema plusvalenze.
Nel tempo hanno inciso anche altri fattori: la mancata modernizzazione degli stadi; ricavi commerciali inferiori rispetto ai competitor europei; governance poco stabile; una crescita economica della Premier League favorita da diritti televisivi e investimenti internazionali senza precedenti.
Serve una svolta
Per tornare competitivo, il calcio italiano dovrà investire su infrastrutture, valorizzazione dei giovani, sostenibilità economica e sviluppo internazionale del brand Serie A. Il ricordo del 2006 continua ancora oggi ad alimentare discussioni tra i tifosi, soprattutto quelli della Juventus, ma il rilancio del movimento dipenderà soprattutto dalle scelte che verranno fatte nei prossimi anni, solo riducendo il gap strutturale con i grandi campionati europei sarà possibile riportare il calcio italiano ai vertici del panorama internazionale.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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