5 e 5 – Chi sale e chi scende dopo Lecce-Juventus
Cinque segni più e cinque segni meno. Cinque punti di forza e cinque punti di debolezza o aree di miglioramento: cosa lascia Lecce-Juventus, gara terminata 0-1 al Via del Mare. Chi sale e chi scende nel borsino bianconero.
I SEGNI PIÙ
1 – L'approccio immediato della Juventus. La squadra entra in campo con grande aggressività e trova subito il vantaggio, mostrando un atteggiamento deciso e concreto.
2 – Il record storico di Vlahovic. Il serbo firma il gol più veloce della storia juventina dopo appena 11 secondi, superando il precedente primato di Vidal (18 secondi nel 2012). Un segnale forte del suo ottimo momento di forma.
3 – La crescita dell'attaccante serbo. Oltre alla rete record, Vlahovic conferma continuità sotto porta: dopo il gol contro il Verona, l'attaccante bianconero trova ancora la via della rete e realizza anche un altro gol poi annullato, confermandosi uomo chiave della squadra, al di là della questione rinnovo.
4 – La spinta di Cambiaso sulle fasce. Cambiaso è tra i più propositivi: l'ex Genoa serve l'assist per il vantaggio e mette lo zampiono anche nelle azioni dei gol successivamente annullati.
5 – L'intensità del centrocampo e dell’attacco. Locatelli garantisce equilibrio e presenza in mezzo al campo, Conceicao crea pericoli costanti con accelerazioni, qualità tecnica e il palo colpito nei minuti iniziali.
I SEGNI MENO
1 – La difficoltà nel chiudere la partita. Nonostante il vantaggio immediato e le occasioni create, compresi i due gol annullati a Vlahovic e Kalulu, la Juventus lascia il match aperto fino all'ultimo correndo rischi evitabili.
2 – Le distrazioni difensive di Kelly. L'inglese si fa sorprendere in occasione della prima opportunità concessa al Lecce con Cheddira, mostrando poca attenzione nella lettura dell'azione.
3 – L'errore di Bremer in costruzione. Il brasiliano sbaglia un passaggio orizzontale rischioso che spalanca la porta a N'Dri, episodio che poteva costare caro alla Juventus.
4 – La prestazione altalenante di Koopmeiners. L'olandese alterna buone giocate a lunghi momenti di anonimato, ricevendo anche richiami di Spalletti per un gioco troppo lento e orizzontale.
5 – Lo scarso impatto dei cambi offensivi. Al di là del tentativo di Zhegrova a fine ripresa, gli ingressi dalla panchina non riescono a dare freschezza o incisività. In particolare David fatica a entrare nel vivo della gara e l'attacco perde pericolosità nel finale.
Direttore: Claudio Zuliani
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