Il testamento di Gravina: clamorose omissioni. Ecco l'"eredità" nascosta....
Nei prossimi giorni verrà eletto il nuovo presidente della FIGC. Il candidato favorito è l’ex presidente del CONI Giovanni Malagò, lo “sfidante” è Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti.
Verso il nuovo presidente della FIGC
Già nelle candidature, c’è davvero un’ondata di aria nuova, com’era normale attendersi con l’Italia fuori dai Mondiali dal 2014…Malagò, tre mandati da presidente del CONI, ha ricevuto in extremis il via libera alla sua eleggibilità dell'Autorità anti corruzione. Abete, invece, è stato il presidente FIGC del dopo-Farsopoli (2007-2014), periodo del quale si ricorda il dossier di Roberto Baggio per la riforma del calcio italiano, prima commissionato e poi cestinato. Come si vede, entrambi i candidati presentano ampie garanzie di discontinuità con il passato…
Ma siccome l’Italia è un Paese meraviglioso, a pochi giorni dalle elezioni, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere dello Sport il presidente uscente e dimissionario Gabriele Gravina. Tra le sue dichiarazioni spicca, ovviamente in chiave bianconera, quella relativa alla giustizia sportiva: “E’ un modello, abbiamo un codice all’avanguardia e magistrati di alto profilo; l’autonomia non è mai stata intaccata”.
Il "modello" della giustizia sportiva
Allora, con calma e senza farsi venire il sangue agli occhi, cari tifosi juventini. Partiamo dal significato letterale di “modello”. Il dizionario recita: “persona o cosa scelta come esempio da seguire e da imitare”. Probabilmente si è voluto riproporre il fortunato modello del Tribunale dell’Inquisizione o dei tribunali speciali degli anni Trenta. Efficienti, rapidi, fondati sulla presunzione di colpevolezza e sulla tortura (sostituita oggi dallo “sputtanamento” mediatico), al di fuori delle lungaggini della legge e dei tribunali ordinari. In questo senso anche la giustizia sportiva può senza dubbio essere considerata un modello.
D’altro canto fu lo stesso Gravina, che, commentando il processo sulle plusvalenze ai danni della Juventus e dei suoi dirigenti, ebbe a dire: “Ci sono indagini ancora in via di esplicazione da parte della magistratura ordinaria, mentre la giustizia sportiva ha già esaurito il suo percorso. Noi siamo incisivi, rapidi e ritengo obiettivi nell’applicazione delle nostre regole”. Peccato che poi, quando a finire in mezzo agli accertamenti non è stata la Juventus, ma qualcun altro, per esempio il designatore per “frode sportiva”, ecco la nuova versione: “Dobbiamo essere garantisti, non si getta fango senza sapere nulla”. Ma queste sono quisquilie. L’importante è aver creato un “modello” che ha riferimenti storici precisi a tribunali che avevano avversari ben delineati e colpevoli già all’atto della denuncia (e quindi, come accadde a Galileo, o “abiuri” o finisci al rogo, altrimenti detto o “patteggi” o finisci in serie B, tanto nessuno può interferire in materia).
L'attesa per il verdetto della Corte di Giustizia UE
Bisogna solo capire se tali riferimenti siano compatibili con la Costituzione Italiana e con il Diritto dell’Unione Europea. In proposito si attende il pronunciamento - in calendario il 16 luglio - della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, per altro anticipato lo scorso dicembre dalle considerazioni dell’Avvocato Generale Dean Spealman, secondo cui i tribunali nazionali devono poter annullare le sentenze sportive ritenute illegittime. Tradotto: i tribunali sportivi non possono fare quello che vogliono, ma devono sottostare alle leggi. Vedremo se la sentenza sarà altrettanto critica nei confronti del “modello” sportivo italiano.
Le frasi simbolo dell'era Gravina
D’altro canto, Gravina passerà alla storia anche per altre frasi celebri nei confronti di fatti riguardanti la Juventus. Eccone un altro esempio, sempre a proposito del processo plusvalenze. “Per noi l’interesse fondamentale è recuperare in termini di credibilità quello che è un brand straordinario che è quello della Juventus”. Strano modo di tutelare un brand: utilizzare l’articolo 4 sulla slealtà sportiva per estromettere dalla zona Champions (con pesanti conseguenze economiche) la Juventus con un -10 in classifica, per una questione (le plusvalenze) per cui esiste un apposito articolo delle norme FIGC che prevede al massimo una multa (articolo per altro rispettato per tutte le altre società). Il tutto condito da una gogna mediatica che Bastoni se la sogna…Ma la chicca dell’era Gravina è senza dubbio il commento al più clamoroso errore della storia del VAR, casualmente compiuto ai danni della Juventus, quello della “sparizione di Candreva” con annullamento del gol-vittoria al 93’ di Milik con la Salernitana: “C’è stato un errore, ma non hanno sbagliato né arbitri, né VAR”. Il famoso errore autoprodotto!
Ebbene, in attesa del nuovo presidente, i tifosi bianconeri ricorderanno per sempre la “giustizia sportiva modello”, “la tutela del brand” e “l’errore per cui non ha sbagliato nessuno”, eternamente grati a Gabriele Gravina.
Dal ricordo del 2006 a Cannavaro ct dell'Uzbekistan
E poi tutti a guardare Cannavaro sulla panchina dell’Uzbekistan, ricordandosi di quando sollevava la coppa del Mondo da capitano azzurro e simbolo della Juventus (con 9 giocatori in finale tra Italia e Francia) nel 2006.
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