Senza giri di parole: la Juventus di Allegri è un fallimento e dovrà cambiare a prescindere dal risultato finale. I giovani in campo solo per necessità e vincere non può più essere l'unica cosa che conta

Inviato di Tuttomercatoweb, è in RAI con 90° Minuto, Calcio Totale e Notte Azzurra. Ha lavorato con Radio RAI, Il Messaggero e Radio Sportiva
17.01.2023 00:01 di Marco Conterio Twitter:    vedi letture
Senza giri di parole: la Juventus di Allegri è un fallimento e dovrà cambiare a prescindere dal risultato finale. I giovani in campo solo per necessità e vincere non può più essere l'unica cosa che conta
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Comunque vada a finire, la gestione di questa Juventus da parte di Massimiliano Allegri è un fallimento. Anche se dovesse riuscire nell'insperata rimonta scudettata, anche se dovesse riuscire a conquistare l'Europa League, la Vecchia Signora dovrebbe prendere coraggio e portafogli in mano e cambiare gestione. Perché la gara tra Napoli e Juventus è lo specchio di un ciclo sbagliato, di una guida che non si è dimostrata nella gestione dei singoli, degli investimenti non valorizzati, di un mercato guidato in prima persona e fallimentare. La Juventus di Allegri ha deciso di chiudere la storia con Paulo Dybala poiché chiedeva un ingaggio troppo alto, di rinunciare alla sua fantasia e di diventare una delle squadre di livello meno interessanti da vedere della Serie A. Dando, ça va sans dire, ingaggi faraonici a giocatori a impatto nullo, limitato o ridotto, da Paul Pogba a Leandro Paredes fino ad Angel Di Maria, tra infortuni e utilizzo a singhiozzo.

Investire sul talento così è inutile. E i giovani hanno giocato solo per necessità

La Juventus ha investito fior di milioni in Matthijs de Ligt ma Allegri non è riuscito a farlo rendere al meglio. La Juventus ha speso fior di milioni in Dusan Vlahovic ma Allegri non è riuscito a farlo rendere al meglio. E via discorrendo. La gara contro il Napoli, altrettanto, è l'ulteriore conferma di quella che più che una teoria era una certezza: l'ampio utilizzo dei giovani, da Fagioli a Miretti, da Iling a Soulé, è stata una necessità più che una virtù. Non l'ha mai nascosto Allegri, che tra i suoi pregi ha quello di una sfacciata sincerità: la sua Juventus era pensata per accogliere, dal primo minuto, giocatori di grande esperienza. Poi ha goduto delle prestazioni dei giocatori allevati nel settore giovanile o scoperti dal comparto scouting. Però, una volta, forse la prima stagionale, in cui si è trovato davanti una grande e l'occasione di accantonare i baby dall'inizio, ha mostrato che nella sua filosofia ci sarà sempre spazio per un giocatore d'esperienza piuttosto che per un imberbe talento.

Vincere non è più l'unica cosa che conta

Quando si parla di calcio, oggi, si parla di una materia che offre allo spettatore un'enorme alternativa di visione. Per i consumatori bulimici di pallone, al netto di quelli dalla fede e del cuore juventino perché a quella non si comanda, quale dovrebbe essere la ragione per preferire la visione della Juventus a quella di un'altra gara? Il Napoli vale il prezzo del biglietto, il Manchester City, il Real Madrid, pure il Brighton e la Real Sociedad. Ma no, non una Juventus inguardabile, sbagliata, senza idee e aggrappata sempre a madama fortuna oltre che alle giocate dei singoli. Il ciclo di Allegri alla Juventus finì quando era all'apice dei risultati in Italia, nonostante i fallimenti europei. Perché vincere, nel calcio di oggi, non può essere più l'unica cosa che conta. I tempi in cui l'attesa per la partita era crescente, in cui il calcio era talmente poco, e desiderato, in cui vincere andava più che bene perché le gioie andavano centellinate, sono passati. Adesso non conta più solo vincere, non può bastare. E non può bastare ai tifosi della Juventus, e alla squadra che verrà, questo spettacolo inesistente, questa mancata valorizzazione del talento, questa ricerca del massimo risultato col minimo sforzo. Quando arriva. E in Champions non è arrivato e pure in Italia, pare ben distante.