Moby Dick - Ecco perché Conte e Krasic non hanno legato...

Moby Dick - Ecco perché Conte e Krasic non hanno legato...
mercoledì 21 settembre 2011, 00:00Il punto
di Alvise Cagnazzo
Editorialista del mensile "Calcio 2000" fondato da Marino Bartoletti e collaboratore di Carlo Nesti (Nesti Channel). Conduttore e autore del programma "Parliamo di calcio", in onda su Rtg Puglia. Vincitore del premio "Miglior giornalista di Puglia".

La smorfia apparsa sul volto di Krasic al termine dei canonici trenta secondi di straordinaria aggressività partoriti da Antonio Conte per caricare, a dovere, un proprio giocatore è stata più eloquente di  qualsiasi discorso lungo ed arzigogolato. Quel mento a rientrare, quel campanaccio comparso intorno alle guance incorniciate da capelli dorati degni del primo Enzo Paolo Turchi e quell’aria di chi il ragionamento proprio non lo ha metabolizzato, sono espressione di una incomunicabilità ormai conclamata fra Milos Krasic ed il proprio allenatore. Difficile, se non impossibile, non rientrare nelle gerarchie di Conte quando la grinta e la determinazione sposano un ruolo, quello di ala pura, storicamente apprezzato ed amato dall’ex capitano bianconero. Pronto a basare il proprio credo tattico, il 4-2-4, sulla precisa volontà di esaltare la qualità dei tornanti a disposizione.

Così, se al biondo centrocampista proveniente dalla Russia è stato preferito, nonostante l’annata di rodaggio con Gigi Del Neri in panchina, il “cardellino” Giaccherini, uno che avrebbe faticato a giocare da titolare persino nella Juventus di Maifredi, dopo appena una settimana di allenamenti, ogni discorso sulla predisposizione di Krasic alla didattica imposta da Conte appare persino superfluo. Ad esser rimproverata al giocatore non è dunque l’abilità di fondo nel saltare l’uomo, peraltro messa a dura prova nel corso della scorsa annata, bensì ad una anarchia tattica non supportata dalla qualità. In estrema sintesi, di giocatori con le caratteristiche di Krasic il mercato ne è pieno. Per mantenere una linea di galleggiamento in grado di soddisfare le esigenze della Juventus a fare la differenza è necessario giocare su ogni “pallone come fosse l’ultimo della carriera”, come direbbe Antonio Conte. Azzannare l’avversario, alzare la terra ad ogni falcata, leggere in anticipo le situazioni di gioco. Ergo, muoversi senza palla. E, più di ogni altra cosa, essere in grado di giocare a piede inverso, ovvero anche sulla fascia opposta.

Se per Estigarribia, mancino duro e puro, il problema dovrebbe non esser sollevato, considerando l’incredibile capacità di creare scompiglio in fascia senza soste, per Milos la forte zoppia mancina potrebbe precludere ogni possibilità di inserimento nel modulo previsto dall’allenatore. Una partita, un po’ come per la storiella delle rondini, non può far testo. Per esigenze di turnover turarsi il naso, schierando Krasic titolare, potrà persino diventare una piacevole abitudine. Ma con Elia destinato a conquistare la platea con dribbling e movenze rapide di gamba degne di Mohammed Alì, il perimetro delle giustificazioni potrebbe restringersi ulteriormente confinando Milos in un angolo poco illuminato dello spogliatoio. La poca padronanza dell’italiano nonostante i sedici mesi trascorsi nella penisola potrebbero persino supportare teorie sulla durezza di comprendonio di un ragazzo sino ad oggi costretto a fare i conti con limiti tecnici e vuoti caratteriali, puntualmente ripresi da Conte.

La dinamicità ritrovata di Pepe, uno che farebbe chilometri e chilometri in campo senza accusare un minimo di fatica, pare aver complicato ulteriormente la risalita del serbo nelle gerarchie umorali di inizio stagione. La poca qualità di Giaccherini, faticatore accettabile in una rosa come quella bianconera se considerato alla stregua di utile rincalzo, per assurdo, risulta dunque essere la spia di un malessere, quello fra il serbo ed il resto della squadra, destinato a privilegiare il lento inserimento di Estigarribia ed Elia. Ovvero delle due ali considerate più vicine al metodo “contiano”, dei due giocatori capaci di saltare sempre l’uomo senza particolari problemi. Due alfieri pronti ad aprire le difese avversarie, a rosicchiare metri e far ammattire i propri dirimpettai. A meno che Krasic…

CHI E' ALVISE CAGNAZZO - Giornalista, autore e conduttore televisivo. Vincitore del premio "Miglior giornalista di Puglia" sezione carta stampata - sport, istituito dall'Ordine dei giornalisti. Diventando il primo giornalista non pugliese, oltre che il più giovane, a riceverlo. Collabora con Carlo Nesti, www.carlonesti.it , per il quale è editorialista della rubrica "Punti di vista", sorta dalle ceneri della "Scheda del lunedì".
E' conduttore, oltre ad esserne autore, del popolare programma televisivo "Parliamo di calcio", in onda su Rtg Puglia in prima serata. Collabora con il giornale "Puglia".
E' firma di Calcio2000, mensile nazionale ed internazionale, diffuso in trentadue paesi stranieri, fondato da Marino Bartoletti.
Autore del libro "Montero, l'ultimo guerriero", edito da Bradipolibri.