Juve, sprint negli ultimi giorni. Non era meglio stare fermi? Il tridente da bar paga dazio: bello ma impossibile

Da Emre Can a Kurzawa-De Sciglio: la Juve si sta davvero rinforzando? A Napoli persa una gara da vincere a tutti i costi.
28.01.2020 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
Juve, sprint negli ultimi giorni. Non era meglio stare fermi? Il tridente da bar paga dazio: bello ma impossibile

“Mercato chiuso con Kulusevski”. Parole e musica di Fabio Paratici: datate inizio gennaio, ma ribadite nella sostanza anche più di recenti. Solo che il calciomercato è fatto anche di contatti, rapporti e occasioni. Così, dopo aver immaginato (e visto) una Juve ferma per quasi tutta la sessione invernale, scopriamo all’improvviso una Vecchia Signora attivista negli ultimi giorni come raramente l’abbiamo notata da qualche anno a questa parte. Intendiamoci: alla permanenza di Emre Can, o almeno che fosse questo il progetto dei bianconeri, era davvero difficile credere anche il 6 gennaio. Il tedesco è sempre stato palesemente fuori dal progetto di Sarri e non ha mai fatto granché per rientrarvi. Semplicemente, a Torino aspettavano l’offerta giusta. Ore che è arrivata, col Borussia Dortmund pronto ad (almeno) avvicinarsi a quell’impossibile cifra di 30 milioni, tanti saluti e arrivederci come da programmi. I motivi dello scetticismo sono altri.

Tanto per cominciare, lo scambio De Sciglio-Kurzawa. Si è scritto pochissimo dei dettagli economici di questo affare, ma sembra l’unico motivo per dare un senso a un’operazione di questo tipo. Anche perché altrimenti si tratterebbe di un clamoroso favore nei confronti del PSG. Per il resto, se andrà in porto (gli spifferi dalla Continassa sono contrastanti) partirà un terzino mai troppo appezzato dai tifosi ma stimato dai tecnici e che quando è servito si è fatto trovare pronto. Soprattutto, in cambio arriverà all’ombra della Mole una sorta di omologo francese: grandi promesse, qualche infortunio di troppo e a dirla tutta un pizzico di delusione in più. Non era meglio tenersi l’originale? Peraltro, a livello storico il gruppo italiano ha sempre rappresentato un punto di forza della Juve e invece così si andrebbe ulteriormente ad accorciarlo. Da queste parti non siamo troppo nazionalisti, ma certe alchimie non sono scontate, con un giocatore che dovrà ambientarsi in un nuovo contesto da diversi punti di vista. 

Poi l’idea Bernardeschi-Paquetá, che a dire il vero da Torino smentiscono invece con forza. C’è da augurarselo. L’ex Fiorentina è passato dal potenziale 10 sulla schiena al ruolo di incognita di lusso. Però è giocatore da Juve, che ha già dimostrato di poter fare la differenza anche a livello europeo. Gli va trovata soltanto una collocazione e data nuova fiducia, ma non è diventato certo un brocco. Forse non lo è neanche il brasiliano, che però al Milan ha mostrato solo lampi, tanta indefinitezza e più di un’incertezza. Se poi il problema di Paquetá sia stato davvero l’ambientamento a Milano, non si capisce perché a Torino le cose dovrebbero migliorare. È un’operazione che potrebbe forse avere un senso in estate, puntando sul potenziale del giovane rossonero. A febbraio, quando si entra nel momento clou della stagione, si fa un po’ di fatica a rispondere perché la Juve possa pensare a uno scambio del genere. E resta il dubbio che non sia meglio stare fermi. Piuttosto, tornando a Emre Can, impostare davvero una trattativa col Barcellona per Rakitic avrebbe la finalità di rinforzare il centrocampo, in questo momento il reparto meno convincente della Juventus. Ma, come detto, il mercato pare andare in altra direzione. Tra una settimana vedremo cosa è successo. 

Se la Juve non sembra avere le idee chiarissime sul calciomercato, altrettanto pare possa dirsi di Sarri sul proprio attacco. Il tridente da bar è tornato titolare a Napoli, in una partita di quelle da non perdere per il solco che avrebbe potuto scavare su Inter e Lazio. E invece la Juve l’ha persa, con Higuain-Dybala-Ronaldo titolari e nessuna vera alternativa da buttare dentro a gara in corso. Ne abbiamo già scritto: è comprensibile che un terzetto del genere possa ingolosire un amante del calcio come Sarri. La differenza rispetto a un appassionato è che il tecnico della squadra campione d’Italia dovrebbe riuscire a resistere a una tentazione umanissima. Perché a lungo andare sembra che il prezzo da pagare per il bello (ammesso che sia tale, perché la Juve di Napoli è stata tutto fuorché bella) sia il tipico gioco che non vale la candela.