Asset immobiliari, proprietà e soci plurimiliardari, ma Juventus equiparata a club con proprietà indefinite alle Cayman. Elkann, Tether e l'ombra di un (altro) agguato...

Asset immobiliari, proprietà e soci plurimiliardari, ma Juventus equiparata a club con proprietà indefinite alle Cayman. Elkann, Tether e l'ombra di un (altro) agguato...
Oggi alle 00:12Il punto
di Luigi Schiffo

Vi ricordate il clamore mediatico per il “declassamento” di Tether, proprietaria dell’11% delle azioni della Juventus, che venne valutata a fine novembre di livello 5 anziché 4 da una nota agenzia di rating? Sono state riservati addirittura articoli in prima pagina su quotidiani sportivi, improvvisamente attenti ai particolari finanziari, al contrario di quanto avvenuto per altre situazioni ben più clamorose e imbarazzanti, decisamente da “elefante nella stanza” ignorato.
 Ebbene, ha fatto decisamente meno clamore la notizia dell’altro giorno per cui il fondatore di Tether, Giancarlo Devasini, è diventato l’uomo più ricco d’Italia con un patrimonio di oltre 89 miliardi di dollari, quasi doppiando Ferrero (quello della Nutella, non il presidente “tecnico” della Juventus) che ha un patrimonio stimato di oltre 48 miliardi. Interessante anche che l’altro co-fondatore della società di stablecoin, Paolo Ardoino, è quarto con 38 miliardi di dollari. Insomma la coppia Devasini-Ardoino mette insieme poco meno di 130 miliardi di dollari. Considerando che Exor, proprietaria del 65% delle azioni della Juventus, macina utili miliardari ogni anno, e che la società bianconera è l’unica in Italia ad avere un consistente patrimonio immobiliare (sede, stadio, centri di allenamento, J Museum, J Medical), continuare a leggere e sentire che questo club venga analizzato sullo stesso livello di altri che hanno proprietà alle Cayman non del tutto identificate o sono in mano a fondi speculativi, e magari dipinto pure in condizioni peggiori rispetto a questi soggetti, è francamente incomprensibile se non ridicolo.

Insomma, se davvero Tether volesse fare un’offerta “irrinunciabile” a Elkann avrebbe la potenza finanziaria per farla. Che poi John Elkann abbia ribadito più volte che “la Juventus non è in vendita perché è un patrimonio di famiglia” è un dato inconfutabile. Poi entrano anche in gioco i rapporti tra Exor e Tether, la solidità di una proprietà che dura da più di un secolo a fronte di un colosso legato a una nuova dimensione economica. Per i tifosi bianconeri, comunque, è rassicurante avere un proprietario e un socio così ricchi e diversi tra loro.



Se poi il sistema calcio italiano avesse un minimo di lungimiranza oltre le poltrone e il favore a Tizio o Caio, eviterebbe di colpire sistematicamente proprio in direzione della società con la proprietà e con le basi immobiliari più solide della penisola (e non solo).

Negli ultimi vent’anni la società è stata infatti azzerata e pesantemente penalizzata dal punto di vista economico per ben due volte, 2006 e 2023, e poi in entrambi i casi è emerso chiaramente che oltre il fumo mediatico c’era ben poco, se non nulla, su cui basarsi, soprattutto in relazione a quali fossero le pratiche altrui sia al telefono (Farsopoli), sia in materia di plusvalenze e stipendi.  Il vero obiettivo era “fermare la Juventus” (un po’ come con il VAR…Tavecchio dixit) prima che diventasse irraggiungibile dagli altri.
In conclusione, nel caso in cui Tether volesse davvero acquistare la Juventus, ci pensi bene: con questo sistema, questa FIGC, questa Lega, questa UEFA  e questa FIFA sappia che l’agguato per chi pensa in grande i colori bianconeri è sempre dietro l’angolo. Da Lissone a Roma, da Milano a Nyon. E si tratta di imboscate che si pagano a suon di milioni e con danni di immagine clamorosi.