157 rigori non bastavano per parlarne, per fortuna c’è la Juve. Sarri, pochi passi avanti ma due motivi per la conferma

14.07.2020 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
157 rigori non bastavano per parlarne, per fortuna c’è la Juve. Sarri, pochi passi avanti ma due motivi per la conferma

Centocinquantasette (157) rigori assegnati in questa stagione non bastavano. Ne servivano due in più, quelli assegnati alla Juventus nello scontro Scudetto (più o meno) con l’Atalanta, perché i numeri diventassero troppo alti e ci si rendesse conto che in Serie A abbiamo un problema. Di regole o di postura, ma che va risolto. Meno male che c’è la Juve, altrimenti l’argomento sarebbe rimasto sottotraccia e nessuno avrebbe avuto nulla da obiettare su una regola da calcio balilla, come l’ha definita qualcuno in queste ultime giornate.

Intendiamoci: il tema c’è. I rigori assegnati alla Juve, come buona parte dei 159 fin qui decretati in campionato, sono giusti e legittimi. Ma sono tali soltanto alla luce di una normativa cervellotica e incomprensibile, che scambia i giocatori per robot e individua tocchi proibiti dove l’unica alternativa sarebbe tagliarsi le braccia. Fa sorridere che serva la cassa di risonanza di un presunto favore alla Juventus per sollevarlo, ma è un altro discorso. Bene così, almeno lo risolveremo.

C’è un altro tema, che il 2-2 stentato e di rigore contro i nerazzurri non può nascondere. Anche perché l’Atalanta ha oggettivamente incantato e meritato, mentre la Vecchia Signora ancora una volta ha arrancato. Il tema è Maurizio Sarri, e il punto non è se sia un allenatore o meno da Juventus. Probabilmente non lo è nello stile, ma di per sé non vuol dire nulla. Allegri e Conte sono due allenatori estremamente diversi, così come Capello e Lippi, per fare esempi diversi. A ciascuno il suo modo d’essere e di proporsi, ma tutti sono stati sicuramente allenatori da Juventus.

Il punto è che da agosto a oggi i bianconeri non hanno fatto quasi nessun passo in avanti. Ci divertiamo a individuare sprazzi di sarrismo qua e là, ma la verità è che sono soltanto le qualità dei singoli interpreti a far vedere lampi di “bel gioco”. Per il resto, le criticità sono più o meno le stesse, il gioco è rimasto sostanzialmente identico, il risultato per fortuna della Juventus altrettanto. È questa mancanza di evoluzione che si può contestare a Sarri, soprattutto per le premesse che hanno accompagnato il suo arrivo. Perché se la Juve vince va bene a tutti, ma di rivoluzioni nel gioco fin qui nemmeno l’ombra. E non ci sembra nemmeno che abbia accettato questo dato di fatto.

Due fattori, però, rendono molto complicato il divorzio. Tre, se ci mettiamo la circostanza che sia comunque primo in classifica, ma Allegri è stato silurato nonostante questo dato e Sarri, proprio per le premesse di cui sopra, sarebbe da valutare al di là del posizionamento finale. Il che, per inciso, è un’assurdità, ma tant’è. Il primo dei due fattori è lo stop: anche i detrattori più convinti e convincenti non possono non ammettere che è ingiusto giudicare il lavoro di un tecnico per questo surrogato di calcio che stiamo vedendo in campo le prestazioni di un allenatore. È una stagione falsata da mille prospettive, e anche da questa. Il secondo è che la conta per trovare un eventuale sostituto non è semplice: il TAS ha appena tolto dai giochi Guardiola, che a questo punto difficilmente lascerà il Manchester City. Zidane resta dov’è e Klopp per ora pare un’utopia. Su Allegri grosso punto interrogativo: chi scrive non ha mai nascosto di esserne un appassionato, ma avrebbe senso un ritorno dopo essersi salutati così? Resta Simone Inzaghi, ed è un gran bel nome per costruire un progetto futuro. Forse, però, è più un nome da spendere per il dopo Cristiano Ronaldo.