Gli eroi in bianconero: Aldo SERENA

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
25.06.2019 10:30 di Stefano Bedeschi   Vedi letture
Gli eroi in bianconero: Aldo SERENA

«È un campione, ma soltanto dalla vita in su». Gianni Agnelli aveva le idee chiare e, soprattutto, il gusto di esporle senza tante perifrasi. Naturalmente, le parole di Agnelli non volevano essere un complimento, ma neppure una critica severa. Lui, Aldo Serena, non se la prese; in fondo non aveva mai goduto di fiducia illimitata nelle squadre dove aveva militato.

Nasce a Montebelluna, in provincia di Treviso, una cittadina di 24.000 abitanti nella quale molti giovani avvertivano ancora il richiamo del calcio. Atletico, potente, molto abile nel colpo di testa, si era fatto notare fin da ragazzino per la serietà che metteva negli allenamenti.

Ricorda l’allenatore Riccardo Menegon, che aveva avuto tra i giovani allievi quel ragazzo dai capelli biondissimi: «A quel tempo giocava mediano oppure centrocampista. Lo notai perché era più alto degli altri e perché, più degli altri, prendeva il gioco sul serio. Con la testa sapeva far tutto, però era lento, pareva che le sue gambe fossero d’impiccio, ma io non mi impressionai; i ragazzini non coordinano perfettamente, specie quando crescono in fretta. A molti non piaceva, questo Serena, ma a me sì perché mi sono sempre piaciuti quelli che si buttano su ogni pallone, quelli che non mollano mai».

Aveva esordito nel 1977 nella squadra della sua città: il Montebelluna, che partecipava al campionato di Serie D. In quella prima stagione ufficiale giocò ventinove partite e realizzò nove reti, sufficienti per suscitare l’attenzione di alcune grandi società; già nel 1975 stava per finire fra le giovani promesse juventine. Ricordava Tiziano Tessariol, presidente del Montebelluna: «Il dottor Bolis, che era un osservatore della Juventus, voleva lui e suo cugino Pozzobon. Li avrebbe tenuti entrambi nel vivaio bianconero. Pozzobon ebbe un incidente di gioco molto grave che lo costrinse a smettere con il calcio; Aldo disse che, da solo, non ci sarebbe andato». Alla Juve, comunque, Aldo arriva ugualmente, anche se con una decina di anni di ritardo, dopo aver girovagato per mezza Italia.

«La Juventus aiuterà Aldo Serena a diventare grande – ne è convinto Caminiti – il Torino gli è servito per questo approdo coi goal bellissimi, nove, che ha fatto. Forse, finalmente, nella Juventus ne segnerà qualcuno in più, non è da escludere, io l’ho studiata la storia della Juventus e ci ho trovato tutti i fermenti ideali alla vita di un calciatore. La Juventus non è soltanto italiana, essa è internazionale come tutte le altre squadre più grandi, con in più il suo stile smagato, la sua perenne innocenza, il suo bisogno di isolamento; la Juventus è nata nell’altro secolo dal ghiribizzo di alcuni figli di papà che non ne potevano più della retorica dei loro genitori, convinti che la pacificazione, l’amor del mondo, fossero alla base di tutto. Quindi altro che faide paesane, altro che rivalità fagocitate da dipendenti in mala fede, da guastatori del costume calcistico. Il calcio ha bisogno di ingenuità a tutti i livelli e, comunque, ha bisogno di sportività a tutti i livelli. Nessun odio di parte deve essere alimentato. Cosa farà Aldo Serena nella Juventus? Quanti goal metterà a segno? L’ho già visto all’opera con la nuova maglia, l’ho visto tra i nuovi compagni. Vi posso dire che l’operazione di trapianto è stata felicemente realizzata. Aldo Serena così si aggiunge, col suo viso tondo e i suoi occhi azzurri, la sua inquietudine tipica di cittadino veneto comissiano, veneti delle sue plaghe native hanno riempito i piroscafi nell’emigrazione transoceanica, ai profili più noti della famiglia juventina, si cala nella realtà in movimento professionale e morale della più grande squadra italiana, per partecipare alle sue nuove vittorie. Ed io non so quale sorte futura, quale nuova emigrazione, attenda questo sano giovanotto, questo intelligente ragazzone, il cui cartellino è di proprietà di Ernesto Pellegrini. Mi auguro tuttavia che la permanenza di questo pivot del goal leggendario, i goal che segnava un Bettega, un Charles, non sia solo un passaggio alla Juventus. Perché scegliere una maglia in fondo, una e non tante, può essere il vero segreto, non commerciabile, di un campione».

Serena vince il suo primo scudetto, realizzando venti goal in trentacinque presenze: segna di testa, di piede e anche di sponda (nel derby di andata, deviando fortunosamente una punizione di Cabrini). Si scatena soprattutto in Coppa Campioni, dove timbra il cartellino cinque volte in quattro partite. Nel dicembre 1985 conquista anche la Coppa Intercontinentale contro l’Argentinos Juniors, segnando uno dei rigori nella lotteria dal dischetto. Purtroppo, risulterà fatale per la Juventus la sua assenza nella doppia sfida contro il Barcellona: Briaschi al Camp Nou e, soprattutto, lo sciagurato Pacione al Comunale, con clamorosi errori determineranno l’eliminazione dei bianconeri.

Serena rimane anche nell’annata 1986-87, quella che Marchesi porterà al secondo posto dietro il Napoli di Maradona, durante la quale segnerà “solamente” sedici reti in trentasei partite.