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Bosco ricorda Beccalossi: "Era il calcio, un fuoriclasse invidiato anche dai tifosi delle altre squadre"

Bosco ricorda Beccalossi: "Era il calcio, un fuoriclasse invidiato anche dai tifosi delle altre squadre"TuttoJuve.com
© foto di Federico De Luca
Oggi alle 17:30Esclusive TJ
di Mirko Di Natale

La scomparsa di Evaristo Beccalossi, appresa poche ore fa, è stata un colpo al cuore per tutti coloro che lo conoscevano. Tra chi ha avuto la fortuna di far parte della sua vita c'è il collega Andrea Bosco, che ha affidato il suo "doveroso" ricordo a TuttoJuve.com:

"Gianni Brera lo chiamava 'Driblossi', ma il grande padano non era stato generoso con Evaristo Beccalossi che è morto a meno di 70 anni dopo lunga malattia. Del resto Brera quando inquadrava un centrocampista di talento aveva in mente un solo modello: l'euclideo Pepe Schiaffino. In fondo neppure Gianni Rivera l'abatino, che falli con Sandro Mazzola e quella Nazionale di Edmondo Fabbri ai mondiali del 1966 in Inghilterra contro la Corea, era in cima alle sue valutazioni. Brera era un uomo passionale, competente ma esigente in tema di football. Evaristo Beccalossi, sovente censurato dalla critica, era amato dai tifosi, interisti ovviamente, e invidiato da quelli avversari dell'Inter . Evaristo era il calcio, uno di quei talenti che ogni tanto sbocciavano quasi miracolosamente e oggi purtroppo non sbocciano più. Il destro naturale lo aveva allenato a lungo, ogni giorno nel garage di casa nel bresciano, come il sinistro. Con quei piedi faceva quello che voleva. Un dribbling, un tunnel, un passaggio millimetrico, un gol impossibile con traiettoria oltre le leggi della fisica... Becca e Spillo ( Altobelli ) fecero grande l'Inter regalando momenti storici del calcio. Non solo quello neroazzurro. In un derby Becca ne fece due addirittura per la gioia di ogni bauscione, ma ne sbagliò due dal dischetto in un gara di Coppa delle Coppe facendo diventare arte anche quel macroscopico errore. Paolo Rossi (interista sfegatato) ne fece un bellissimo spettacolo teatrale. Era un uomo simpatico, Becca.  Era argusto, sempre con la battuta pronta. Conosciuto negli studi televisivi, sempre disponibile per una intervista ne conservo un ricordo nitido e pulito. Perché i fuoriclasse (e Beccalossi, al netto delle critiche sulla sua discontinuità lo era) piacciono a tutti. Anche se non indossano la maglia della squadra del tuo cuore. Se n'è andato subito dopo il 21esimo scudetto dell'Inter, quasi lo avesse aspettato da vero tifoso quale era. E con il cruccio (te lo ripeteva sempre quando con lui ne parlavi) di non aver mai inossato la maglia della Nazionale e di essere stato escluso dalla spedizione mondiale del 1982, quella che consacrò l'Italia campione del mondo. Bearzot, nonostante l'appello, rimasto nella storia della televisione di Beppe Viola ('Mi chiamo Evaristo, scusi se insisto') lo escluse a favore di Antognoni talentuosa mezz'ala della Fiorentina, non precisamente un faticatore (quelli, i 'postini' e Marini, Oriali, Baresi sudavano nell' Inter mentre Becca inventava) ma certamente più 'continuo' di Beccalossi. Uno, (come sosteneva il suo più grandi estimatore, Peppino Prisco indimenticabile dirigente interista), con il quale 'la palla giocava'. Mezzo Sivori e mezzo Platini, il Becca evoluzione interista di Mario Corso, era in grado di immaginare cose che 'noi umani eccetera'. Per la gioia di giocare al pallone. E per la gioia di chi guardava. Non scrivo date su questo che generalmente passa in gergo giornalistico come 'coccodrillo': l'ho fatto una sola volta nel corso della mia professione. Quando ho scritto un libro su Nicolò Carosio. Quelli come Carosio e Beccalossi (sentite scuse ai tanti che lo hanno meritato) non muoiono, restano per sempre nei cuori e nelle menti di chi li ha conosciuti e ammirati. Nella storia".