Vergogna contro chi parla di rigore!
Trasformare ogni contatto nell’area della Juventus in uno scandalo arbitrale è diventato uno sport nazionale. Anche dopo la vittoria sul Parma è partita la solita caccia all’episodio, ma questa volta la polemica non regge: il pallone era già stato giocato ed era ormai lontano. La decisione di non assegnare il rigore è coerente con l’indirizzo arbitrale di questa stagione.
Non tutti i contatti sono da rigore
Nel calcio esistono i contrasti, gli scontri e i contatti successivi alla giocata. Non ogni caduta dentro l’area deve trasformarsi automaticamente in un calcio di rigore.
Nell’episodio contestato durante Juventus-Parma, il pallone era ormai andato e il possibile intervento non ha impedito all’attaccante di controllarlo, calciarlo o proseguire un’azione concretamente pericolosa.
Si tratta di un contatto marginale e successivo allo sviluppo della giocata, non di un fallo netto capace di modificare l’azione.
Pretendere un rigore in una situazione del genere significa ignorare il modo in cui questi episodi vengono valutati nel campionato attuale.
Quest’anno questi interventi non vengono puniti
L’indicazione seguita dagli arbitri è chiara: ridurre i cosiddetti “rigorini” e non trasformare qualsiasi contatto minimo in un’infrazione.
Se questo è il metro adottato, deve valere per tutti. Non può cambiare improvvisamente soltanto perché nell’area interessata c’è la Juventus.
Interventi di questa intensità non sono stati puniti in altre partite e non devono esserlo neppure contro i bianconeri. La coerenza arbitrale si misura attraverso l’applicazione uniforme del criterio, non sulla base della squadra coinvolta.
Fatevene una ragione: quello non è rigore.
Il pallone era già lontano L’elemento centrale è la dinamica. Il giocatore aveva già perso la concreta disponibilità del pallone, che si era allontanato da tempo.
Il successivo contatto non modifica la traiettoria, non impedisce una conclusione e non interrompe un possesso ancora controllabile. Valutarlo isolando un singolo fotogramma significa perdere completamente il senso dell’azione.
Il calcio non può essere arbitrato attraverso immagini ferme scelte per alimentare una polemica. Bisogna osservare velocità, intensità, posizione del pallone e reale conseguenza dell’intervento.
Considerando tutti questi elementi, la decisione presa in campo è corretta.
Il VAR non deve inventare un fallo
Il VAR interviene davanti a un errore chiaro ed evidente, non per cercare al microscopio un contatto da trasformare artificialmente in rigore.
In questo caso non esisteva alcuna ragione per richiamare l’arbitro al monitor. La dinamica era stata vista e valutata correttamente sul terreno di gioco.
Invocare la revisione soltanto perché esiste un contatto significa voler utilizzare la tecnologia per riscrivere le partite. Il VAR deve correggere gli errori gravi, non costruire casi inesistenti.
La vittoria della Juventus è meritata
La Juventus ha battuto il Parma 2-0 dopo aver controllato la partita, colpito due pali e costruito le occasioni migliori.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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