Tortu: "Vorrei vedere Davies in bianconero. Storia della Juve era mio mondo"

25.05.2020 16:40 di Giovanni Spinazzola Twitter:    Vedi letture
Tortu: "Vorrei vedere Davies in bianconero. Storia della Juve era mio mondo"

Filippo Tortu, atleta e tifoso bianconero, ha parlato ai microfoni di Calciomercato.com anche della Juve. "Il record di 9'99"? La Juve mi ha fatto una maglia personalizzata con il mio tempo, sono riuscito anche a farmela firmare da Cabrini e Paolo Rossi. Ho molte maglie, ma quella è una alla quale sono più affezionato. In soppalco ho uno spazio dedicato alle maglie da calcio, sempre ben ordinate. Ho incorniciato la maglia di Ronaldo, autografata, che mi ha regalato la Juve quando sono andato a vedere Juve-Manchester United. I miei amici mi dicono che assomiglio a Benjamin Pavard del Bayern Monaco".

"Al FantaBundes ho comprato Alphonso Davies. Fanta Bundesliga. Da quando è ricominciato il campionato tedesco abbiamo avuto quest'idea insieme ai miei amici. Mi manca molto. Era il terzo anno che lo facevo con questo gruppo. Le prime due edizioni le ho vinte io, quest'anno non stava andando benissimo. Eppure avevo preso Mertens, Dybala, Higuain, Ilicic... L'anno scorso avevo Ronaldo, quest'anno me l'ha rubato mio fratello. Lui li vive molto più teso di me. Il pupillo? Lorenzo Pellegrini, lo prendevo dai tempi del Sassuolo. E' uno dei migliori talenti in Italia".

"Davies? L'avevo visto dal vivo in Champions contro il Chelsea, difficilmente mi ricordo un giocatore dominare così sulla fascia. Mi piacerebbe vederlo alla Juve. Lui e Isco, uno dei miei calciatori preferiti. Due anni fa avevo detto che avrei voluto De Ligt, nel 2016 Ramsey. E Ronaldo? All'inizio ci ho creduto poco al suo arrivo, dopo un po' ho iniziato a capire che c'era una trattativa reale. Il giorno dell'annuncio ero a casa, volevo andare all'aeroporto ma con gli allenamenti non potevo. E' stato un grande colpo".

"Ronaldo adatto per l'atletica? Penso proprio di no. E' come quando Bolt ha provato a giocare a calcio, non si possono ottenere li stessi livelli che si sono raggiunti nel proprio sport. Se io diventassi un calciatore probabilmente non arriverei neanche in Serie A. Fino ai 16 anni ho giocato a calcio, poi ho dovuto smettere perché non posso correre il rischio di farmi male. Non faccio neanche le partitelle tra gli amici. Smettere di giocare è il sacrificio più grande. Quando mi ritirerò farò 7/8 partite tutte insieme". Ruolo? "Prima punta". 

"Quando ero piccolo mio padre mi raccontava le storie legate alla Juve del passato. Mi diceva di quando mio nonno ogni settimana prendeva l'aereo o la nave dalla Sardegna per andare a vedere le partite; mi parlava molto di Boniek, il suo giocatore preferito. La storia della Juve era il mio mondo. Ho visto anche molte partite degli Anni '80. Prima maglia? E' quella di Alex. Avevo 3/4 anni, me l'ha comprata mio padre fuori da San Siro prima di un Milan-Juve. Era la prima volta allo stadio, ancora oggi conservo quella maglia. Contro i rossoneri è la partita che sento di più, a Milano sono andato a vederle quasi tutte. Quando c'era Barcellona-Juve ero alle Bahamas per una gara, e non c'era un posto in tutta l'isola per vederla. Ho chiamato un mio amico in FaceTime e lui me l'ha fatta vedere tramite il cellulare. Guardo qualsiasi tipo di sport. Seguo anche le freccette, mi piacerebbe andare a vedere una sfida dal vivo. Insieme a mio padre siamo andati a vedere Boca Juniors-River Plate. E' stata l'esperienza calcistica più bella della mia vita. Lì vivono solo di passione, le case sono dipinte dei colori del Boca. La partita è iniziata con 25' di ritardo perché all'ingresso delle squadre in campo hanno lanciato un miliardo di coriandoli e bisognava pulire il campo, completamente bianco".