Nicola Amoruso bacchetta Vlahovic: "È lui ad avere un debito nei confronti della Juventus"
L'imminente separazione tra Dusan Vlahovic e la Juventus continua a essere uno dei temi più discussi del mercato estivo. Sulla vicenda è intervenuto anche Nicola Amoruso, che ha espresso un punto di vista destinato a far discutere.
Amoruso: "Vlahovic ha un debito con la Juventus"
Intervistato da Affidabile.org, l'ex attaccante bianconero ha offerto una lettura diversa rispetto a quella più diffusa, sostenendo che il centravanti serbo avrebbe dovuto mostrare maggiore riconoscenza nei confronti della società.
Secondo Amoruso, infatti, alla luce di un rendimento che nelle ultime stagioni non ha pienamente rispettato le aspettative, Vlahovic avrebbe potuto assumere un atteggiamento differente nei confronti del club nel momento della separazione.
"Mi sarei aspettato qualcosa in più da Vlahovic. Credo che sia lui ad avere un debito nei confronti della Juventus".
Come sta giudicando questo Mondiale finora?
I risultati dimostrano che è un Mondiale ancora molto aperto, nel quale può succedere di tutto. Ci sono una o due nazionali che sembrano avere qualcosa in più delle altre. La Francia, ad esempio, mi sembra superiore sotto molti aspetti, ma la competizione è ancora tutta da seguire.
Passando ai club, lei conosce molto bene l’ambiente Juventus. Dopo il crollo finale della scorsa stagione e il cambio ai vertici dell’area sportiva, da dove deve ripartire la società? Da un’identità di gioco, dalla mentalità o da un mercato aggressivo?
Credo debba ripartire innanzitutto da una scelta molto importante, quella di affidarsi a un amministratore delegato competente come Carnevali.
Adesso bisogna costruire un’ossatura solida. Non sarà semplice, soprattutto senza la Champions League: quando non giochi quella competizione hai meno appeal e diventa più difficile convincere i grandi giocatori a trasferirsi. È un lavoro complicato, ma non impossibile.
Penso che, dopo il cambio ai vertici, la Juventus abbia preso la strada giusta e che con Spalletti possa ritrovare quell’identità e quella mentalità che hanno sempre contraddistinto il DNA bianconero.
Si parla di tanti nomi sul mercato. Il caso più importante è quello di Dusan Vlahovic, oggi svincolato. Si poteva fare di più per il rinnovo o è giusto ripartire da Kolo Muani?
È evidente che la Juventus debba fare i conti con il bilancio e probabilmente Vlahovic non rientrava più nei parametri economici del club.
Personalmente, però, mi sarei aspettato qualcosa in più da Vlahovic. Un gesto nei confronti della Juventus, considerando che i suoi anni in bianconero non sono stati particolarmente positivi, nonostante un contratto molto importante. In questo momento la Juventus avrebbe avuto bisogno anche della sua disponibilità, mentre lui si è un po’ defilato. Mi dispiace, perché credo che sia lui ad avere un debito nei confronti della società.
Lei ha vissuto una stagione importante a Napoli. Gli azzurri sembrano aver aperto un nuovo ciclo con Massimiliano Allegri. Il nuovo CT può raccogliere l’eredità di Conte oppure il finale della sua esperienza al Milan rappresenta un’incognita?
Parlare di fallimento al Milan mi sembra eccessivo. Allegri è arrivato in una situazione complicata, ha contribuito alla ricostruzione della squadra e anche della società. È vero che nelle ultime tre partite non sono arrivati i risultati necessari, ma se fossero arrivati oggi parleremmo di un ottimo lavoro.
È mancato proprio il finale di stagione. Piaccia o no, resta uno degli allenatori più vincenti del calcio italiano, insieme a Trapattoni. Napoli può essere l’ambiente ideale per ripartire, anche grazie alla qualità della rosa. Sono convinto che gli azzurri saranno tra i principali candidati allo Scudetto.
Il Milan ha inseguito un centravanti per tutta la scorsa stagione e ora è arrivato Gonçalo Ramos. È il tassello che mancava all’attacco rossonero?
Non è uno di quei nomi che accendono immediatamente l’entusiasmo. È sicuramente un buon giocatore, anche se la cifra investita mi sembra piuttosto elevata.
Sono scelte particolari. Mi auguro che si rivelino corrette, perché il calcio italiano ha bisogno di un Milan competitivo, capace di tornare protagonista anche in Europa.
Dal Como al Mondiale: le altre riflessioni
Una delle sorprese della scorsa stagione è stato il Como, che ha conquistato la Champions League. Ha investito 60 milioni per Nico Paz, ha grandi progetti per il nuovo stadio e continua a crescere. Può diventare una nuova Atalanta, magari vincendo anche in Europa?
Il Como sta seguendo una filosofia molto chiara, quella di investire sui giovani e costruire un progetto nel tempo.
Mi è piaciuta anche la scelta di Fàbregas, che avrebbe potuto allenare ovunque e invece è rimasto per proseguire il percorso iniziato con la società. Insieme hanno costruito qualcosa di diverso rispetto agli altri club italiani.
Quando ci sono una visione chiara, idee condivise e persone competenti, si può arrivare lontano.
E sull’Atalanta invece?
L’Atalanta è una squadra che sa sempre cosa fare. Secondo me è andata nella direzione giusta con un direttore sportivo come Giuntoli e un allenatore come Sarri. Quindi credo che si potrà vedere una grande Atalanta, sulla scia di quella di Gasperini.
Tra Juventus, Napoli e Como, quale società le dà oggi l’impressione di avere il progetto più solido per i prossimi cinque anni?
Il Como. È la società che oggi mi sembra avere il progetto più chiaro. Le idee sono definite, così come i processi e la direzione da seguire. È quella che trasmette maggiore continuità.
Può arrivare addirittura a vincere lo Scudetto?
Oggi mi sembra difficile, ma il Como ci ha già dimostrato che nulla è impossibile.
Il momento più bello della sua carriera con la Reggina coincise con la salvezza conquistata nonostante i 15 punti di penalizzazione. È stata un’impresa ancora più difficile delle cavalcate europee con la Juventus nel 1997 e nel 1998?
Con la Juventus ho perso due finali di Champions League, ma ho comunque vinto la Coppa Intercontinentale e la Supercoppa UEFA.
Detto questo, quella salvezza con la Reggina resta un’impresa incredibile. Sulla carta sembrava impossibile e invece abbiamo disputato una stagione straordinaria. È il bello del calcio.
Chi è oggi il miglior attaccante della Serie A?
Per me è Lautaro Martinez. Senza dubbio.
Nel corso della sua carriera ha segnato praticamente ovunque. Qual è stato il segreto di questa capacità di adattarsi a contesti così diversi?
Non c’è un vero segreto. Ho avuto una carriera molto variegata e, per un motivo o per l’altro, ho cambiato spesso squadra.
Alla fine considero tutto questo un arricchimento personale: ho conosciuto tante città, tante persone e tanti ambienti diversi. È stata una bellissima esperienza.
Ha progetti per il suo futuro nel calcio?
Ho appena concluso il Master in Management dello Sport e del Calcio organizzato da Bocconi e FIGC.
L’ho fatto soprattutto per arricchire le mie competenze manageriali e imprenditoriali. Se dovesse arrivare un progetto serio, lo valuterò con grande attenzione.
Chiudiamo tornando al Mondiale. Qual è la squadra che l’ha impressionata di più e chi vede favorita per la vittoria finale?
La Francia è probabilmente la squadra che, guardandola giocare, trasmette qualcosa in più rispetto alle altre.
Detto questo, il sogno che mi affascina maggiormente è quello dell’Argentina. Messi, a 39 anni, continua a segnare e a far rendere al massimo tutta la squadra. Mi piacerebbe vedere una finale Francia-Argentina e, se dovessi scegliere, tiferei per il successo dell’Argentina.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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