Motta eroe della Lazio: “I rigori e quella parata al 95’ non li dimenticherò mai”
Il portiere della Lazio, Edoardo Motta, in una lunga intervista al TG1 ha ripercorso la straordinaria prestazione contro l’Atalanta, decisiva per la qualificazione alla finale di Coppa Italia grazie ai quattro rigori parati.
Motta, con un passato in bainconero, ha raccontato anche le sue origini tra i pali: “Ho iniziato a casa, quasi per caso. Non avevamo un giardino ma un cortile con la ghiaia: può sembrare strano, ma mi piaceva buttarmi lì. Mio padre mi dava del matto, ma io non sentivo dolore e mi divertivo. Da lì è iniziato tutto”.
Sulla semifinale, il portiere biancoceleste ha sottolineato l’importanza anche di un altro intervento decisivo: “Forse è stata più difficile la parata sul colpo di testa di Scamacca al 95’. Mi ha dato sicurezza dopo qualche incertezza e da lì mi sono sentito più dentro la partita”.
Grande emozione al termine della gara: “Mi sono commosso quando i compagni mi hanno portato in trionfo. Non mi era mai successo e non pensavo potesse accadere. Cerco sempre di restare solido, ma certe emozioni vengono fuori da sole”.
Non sono mancati i riconoscimenti degli avversari: “Sportiello mi ha fatto i complimenti. Mi dispiace non aver salutato Carnesecchi e mister Palladino, che ho avuto a Monza quando ero più giovane”.
Guardando al futuro, Motta resta con i piedi per terra: “Devo migliorare in tutto, ho poca esperienza. Voglio continuare a crescere ogni giorno, soprattutto nella gestione emotiva e negli aspetti tecnici e tattici”.
Infine, un riferimento al suo idolo: “Da piccolo il mio punto di riferimento era Petr Čech, ai tempi del Chelsea, ma anche in Nazionale e all’Arsenal”.
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