Modena City Ramblers, D'Aniello sul caso Mazzola: "Io ero all’Heysel. Serve rispetto»

Modena City Ramblers, D'Aniello sul caso Mazzola: "Io ero all’Heysel. Serve rispetto»TuttoJuve.com
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Ieri alle 23:40Altre notizie
di Fabio Moretti
Franco D’Aniello condanna quanto accaduto durante il minuto per Mazzola: "È stato un momento squallido. La Juventus dovrebbe dare il daspo,"

La condanna arriva anche dall'interno del mondo juventino. Dopo la presa di posizione dei familiari delle vittime dell'Heysel, anche Franco D’Aniello, fondatore dei Modena City Ramblers e tifoso della Juventus, interviene su quanto accaduto durante il minuto di silenzio dedicato a Sandro Mazzola.

D'Aniello, che nel 1985 era presente all'Heysel, ne ha parlato in un'intervista a Il Giorno, raccontando innanzitutto come abbia appreso del comportamento di una parte della curva:

«In realtà la tv non ha mostrato subito i tifosi girati. Stavo guardando la partita prima del concerto che abbiamo tenuto a Teramo. Ho sentito solo i cori in sottofondo, ma non si capiva bene, e non hanno inquadrato mai la curva. L’ho saputo quando il telecronista l’ha riferito più tardi. E mi ha fatto passare la voglia di guardare la partita, perché è una cosa che non esiste. Ha fatto bene la Juve a dissociarsi, a sottolineare che il valore sportivo è una cosa, il rispetto per le persone un’altra. È stato un momento squallido».

«Stavolta hanno passato il limite»

Secondo D'Aniello, gli insulti ricevuti in passato dal mondo juventino non possono essere utilizzati per giustificare quanto accaduto:

«Credo che stavolta abbiano passato il limite, qualsiasi paragone con gli altri momenti in cui gli juventini sono stati insultati, come è successo ai morti dell’Heysel o per i cori contro Pessotto, non c’entra niente e non giustifica nessuno. Qui parliamo dell’abc dell’educazione, come quando da bambini ci rimproveravano se facevamo qualcosa di sbagliato perché l’avevamo visto fare da un altro, e ci dicevano: e se uno si butta nel pozzo lo fai anche tu? Ma qui siamo oltre, spero che la società prenda provvedimenti».

«Dieci anni di stadio vietato»

D'Aniello auspica quindi una risposta molto dura nei confronti dei responsabili, distinguendo nettamente la rivalità sportiva dal rispetto dovuto a una persona scomparsa:

«Siamo di fronte a gente che non ha il bene dell’intelletto, che non riesce a capire né la vita, né le persone, né quello che gli succede intorno. Non è possibile mancare di rispetto a un morto. Il piano sportivo, Mazzola interista e suo padre bandiera del Torino, non si può confondere con quello umano, sono cose diverse. Se parliamo di sport, puoi dire di tutto, qualsiasi sfottò. Ma questo è un insulto a un morto, il calcio non c’entra niente. L’abbiamo visto con altri grandi giocatori anche di recente, in quei momenti non conta più la maglia, solo l’uomo. E se anche non vuoi tributare un omaggio a Sandro Mazzola, che peraltro è stato anche un giocatore della nazionale per cui abbiamo tifato tutti da bambini, stai zitto e pensi a quello che vuoi, senza offendere una persona. Girare le spalle è una presa di posizione violenta, ma fatta in un modo codardo e vile. La Juventus dovrebbe dare il daspo, tanto oggi si risale velocemente all’identità di chi occupa un posto, tra telecamere e posizioni dei telefoni. Dieci anni di stadio vietato, al limite gli ridai i soldi dell’abbonamento, se fossi io il presidente farei così. Ma non lo faranno, molte big della nostra serie A sono un po’ in ostaggio degli ultras».