Milan, Amorim: “O si vince l’Europa League o è fallimento”
Per il Milan l'Europa League comincerà già domani. Rubén Amorim, tecnico rossonero, ha parlato in conferenza stampa per preparare la gara con il Benfica. Ecco le sue parole riprese da Tmw:
Domani Milan-Benfica, partita storica.
"È un'occasione fondamentale, è la prima partita. Col Benfica è una partita storica a livello europeo, c'è Rui Costa che è tra le leggende del Milan, anche io ho giocato nel Benfica, ma la cosa fondamentale è che è la nostra prima partita in questo torneo".
Obiettivo vincere Europa League?
"Siamo nella competizione e ci siamo per vincere. Penso sia difficile guardare al torneo e dire se siamo i grandi favoriti o meno. Credo ci siano grandi squadre e che molti abbiano la possibilità di arrivare in finale. Ciò che so è che, per raggiungere la finale ed essere competitivi in campionato, dobbiamo avere una rosa forte. E con una rosa forte ci dovrà essere spesso rotazione, quindi tutti devono farsi trovare pronti. Se non avremo troppi infortuni e se tutti i giocatori resteranno coinvolti nella stagione, possiamo vincere qualsiasi partita. Pertanto, direi che il nostro obiettivo in questa competizione è chiaramente quello di provare a vincere. È questo il nostro obiettivo".
Si riparte dal secondo tempo di Roma?
"Ho visto la partita e ho fatto la mia valutazione come tutti. Abbiamo giocato in modo completamente diverso nel secondo tempo, ma non amo riferirmi ai singoli. Penso che non siano stati solo i cambi a trasformare la squadra, ma il fatto che molti giocatori scesi in campo nel primo tempo abbiano fatto molto meglio nella ripresa. Credo sia più una questione di dinamica e di energia di squadra che non del cambio di due o tre giocatori. Ovviamente si può sempre pensare: 'Abbiamo finito la partita giocando bene, quindi nel prossimo match schieriamo gli stessi undici'. Io non la vedo così perché ogni partita è a sé, perché ci sono giocatori che non hanno fatto la preparazione e che devo gestire, e perché ci aspettano tre partite in una settimana, oltre a un impegno importante nel weekend, fermo restando che la gara più importante è sempre la prossima. Però, chiaramente, ciò che ho tratto dalla partita contro la Lazio non è che tre giocatori abbiano stravolto la squadra, ma che la squadra in sé ha giocato in modo diverso. Dobbiamo avere sempre questa energia per esprimere un calcio positivo".
C'è stata la possibilità di allenare il Benfica?
"Non sarei andato ad allenare in Portogallo. La mia decisione era quella di fermarmi e prendere un anno di pausa con la mia famiglia, cosa che sto promettendo ormai da quattro anni. Questo era chiarissimo, ma la cosa importante da capire è che ho ricevuto una chiamata dal Milan. Ho avuto un colloquio con i proprietari del Milan e mi hanno convinto a ripartire prima del previsto; quindi, per me, questo è l'aspetto più chiaro. Non avrei lavorato, non sarei andato a lavorare in Portogallo, non sarei tornato in Portogallo in questo momento. È arrivato il Milan e credo che nessun'altra offerta mi avrebbe fatto riprendere a lavorare, perché ero deciso a fermarmi e ne avevo bisogno, ma si è presentato il Milan e ho deciso. Questa è la cosa più importante".
Si è parlato tanto di Modric...
"Per far sentire Luka a suo agio in partita, dobbiamo avere a lungo il possesso palla. Mi vengono in mente a memoria forse sette passaggi sbagliati senza alcun tipo di pressione, in cui abbiamo perso palla e trasformato la gara in una corsa continua. E questo non è il tipo di gioco che Luka deve fare. Pertanto, per schierare un giocatore come Luka, perché lo vogliamo in certe situazioni di gioco e in determinate partite, dobbiamo avere qualcuno capace di ragionare molto bene con il pallone tra i piedi. È questa l'idea quando gioca Luka. Tuttavia, potevamo anche notare - ed è curioso come tutti abbiano un'opinione definitiva sui giocatori settimana dopo settimana - che solo una settimana fa, contro la Juventus, si diceva che Moreira non fosse pronto, avesse giocato male e non fosse riuscito a combinare nulla. Una settimana dopo diciamo che Moreira è l'eroe del Milan. Il calcio è proprio questo. Non trarrò alcuna conclusione affrettata sulla prestazione di Luka. Per iniziare, perché ha già vinto il Pallone d'Oro e so quanto vale, e poi so che ogni partita ha la sua storia. Non so se giocherà domani, ma Luka è un giocatore importante nella nostra squadra che ci aiuterà nel corso della stagione. Quindi non traggo giudizi definitivi sui giocatori di settimana in settimana: so cosa valgono e cerco di gestire il momento di ciascuno di loro".
Come sta Hutchinson?
"È pronto per giocare. Può partire dal primo minuto. Vedremo domani, non voglio svelare l'undici titolare perché Marcus sta sicuramente guardando la conferenza ed è molto intelligente; quindi è un'opzione, ma è abile e arruolabile per iniziare la partita dall'inizio".
Il Benfica può vincere Europa League e campionato?
"Il Benfica può vincere qualsiasi partita, perché ha un grande allenatore e perché ha i giocatori per farlo. Quello che dicevo in Portogallo, lo dico allo stesso modo anche qui in Italia. Penso che a volte ai club portoghesi venga attribuita una responsabilità che non dovrebbero avere, poiché non dispongono delle stesse condizioni di altri club e, nello specifico, di quelli italiani. E con questo sto mettendo ancora più responsabilità dalla mia parte, ma è quello che ho sempre detto in Portogallo ed è ciò che dico ora. Tuttavia, guardando l'allenatore, guardando la squadra e la rotazione che a volte si può fare nel campionato portoghese, è possibile se tutto va per il verso giusto. Vedo un Benfica nettamente molto forte, con un'identità ben precisa e del tutto capace di vincere il campionato. Per quanto riguarda l'Europa League, però, bisogna capire che la responsabilità principale non può ricadere sui club portoghesi. So come si parla a volte in Portogallo delle squadre portoghesi, sostenendo che debbano vincere ogni partita in Europa; quindi non sarò certo io a mettere questa pressione su Marco Silva. È una squadra che può chiaramente vincere, perché già in passato le squadre portoghesi hanno dimostrato di poter arrivare lontano, proprio come noi. Ovviamente guardo la mia squadra, vedo altre forti compagini inglesi, non so come andrà la nostra stagione, ma vedo anche noi con una certa responsabilità di arrivare lontano in Europa League. Di conseguenza, questa è la mia risposta: sono capaci di vincere, hanno l'allenatore e i giocatori per farlo, e possono fare questa rotazione in campionato. Credo che non debbano avere questo peso, perché i club portoghesi fanno già tantissimo, a volte con molto meno rispetto agli altri".
Hai capito ora chi sono i titolari?
"Ogni allenatore ha in mente un'idea generale di quello che può essere l'undici base della propria squadra. Poi però si presenta il problema di cui stiamo parlando. Per la mia esperienza - ed è successo due volte, la prima da giocatore in cui siamo arrivati a giocarci il campionato, la Europa League e le coppe, la seconda un po' meno - è impossibile pensare di vincere le competizioni contando solo su 11 o 14 giocatori. Di conseguenza, mi viene difficile dire che abbiamo un undici tipo. L'idea non è avere un undici fisso, ma un'identità precisa in cui tutti i calciatori possano giocare senza che la squadra perda troppa qualità. È chiaro che ho un'idea di quali interpreti volere in determinati match, ma i momenti cambiano rapidamente. Se ci pensate un attimo e siete onesti nelle vostre valutazioni: chi avrebbe mai detto che Musah sarebbe stato il titolare e Luka Modric il problema? Nessuno. La situazione è cambiata perché le ultime partite hanno mostrato questo. Nel calcio moderno il concetto di undici base si fa fatica a comprendere, perché credo serva davvero un gruppo intero, un'intera rosa per vincere i trofei. Naturalmente per certi impegni inizio a capire di che tipo di giocatore ho bisogno e che formazione schierare; ho un'idea più chiara della rosa, ma le dinamiche cambiano durante l'anno, ed è un bene che sia così".
C'è un obiettivo minimo in Europa?
"Nei grandi club - e il Milan è un club enorme - non esiste un obiettivo minimo. Qualsiasi sia il risultato, se non si vince, voi sarete qui e criticherete la squadra, dicendo che è troppo poco. Questa è la mia esperienza. L'ho vissuto persino in Portogallo: quando non si va in finale o non si vince, è un fallimento. E tutti in Portogallo dicono che il Benfica debba vincere l'Europa League; quindi è normale. Non c'è un obiettivo minimo: il nostro scopo è vincere la prossima partita ed è vincere in generale. O si vince o non si vince. Se non vinciamo, è ovvio che per tutti sarà considerato poco. Di conseguenza, non voglio essere l'allenatore che fissa come traguardo i quarti di finale o le semifinali. Questo non conta. Ciò che conta è che abbiamo un unico obiettivo, ed è vincere. Tutto ciò che è da meno sappiamo già che ci porterà delle critiche, perché questo è il prezzo da pagare per allenare il Milan. Non è tanto per una questione economica - dato che l'Europa League non ha nulla a che vedere con la Champions League - ma per il nostro orgoglio e il nostro modo di essere. Quindi non fisserò alcun obiettivo minimo: sappiamo che è difficile, ma lo scopo è vincere la prossima gara per essere più vicini al trofeo. Ragionando partita dopo partita saremo più vicini a vincere la competizione. Pertanto, questo è l'obiettivo".
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
Editore TMW NETWORK s.r.l.
P.I. 02210300519Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 26208

