Italia e Mancini, la strada è lunga

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di Fabio Moretti
Italia, Mancini riparte tra i fischi: il Belgio mostra quanto è ancora lunga la strada

La prima di Roberto Mancini sulla panchina dell'Italia restituisce soprattutto una certezza: non poteva bastare un cambio di commissario tecnico per cancellare in poche settimane tutti i problemi della Nazionale. Ne parla Il Giornale. I fischi dell'Olimpico accompagnano una serata complicata per gli azzurri, nella quale il Belgio mette in evidenza una differenza importante soprattutto sul piano della qualità, della velocità e della capacità di occupare gli spazi.

Mancini aveva parlato alla vigilia della volontà di coniugare gioco e risultati. Il progetto, però, ha bisogno di tempo.

Donnarumma evita guai peggiori

La differenza tra le due squadre emerge soprattutto nel primo tempo. L'Italia si aggrappa ancora una volta a Gianluigi Donnarumma, protagonista di interventi importanti che impediscono al Belgio di aumentare il vantaggio. Davanti al portiere azzurro, invece, sono numerose le difficoltà.

Godts crea problemi sulla fascia, De Bruyne gestisce tempi e palloni, De Ketelaere e Moreira si muovono continuamente senza offrire riferimenti semplici alla difesa italiana. Il Belgio abbina tecnica e velocità e riesce soprattutto a cambiare posizione con grande naturalezza. L'Italia fatica a seguirlo.

Romano paga l'inesperienza

La serata è particolarmente complicata per Alessandro Romano. Il giovane centrocampista paga inevitabilmente l'inesperienza di una partita di questo livello e commette l'errore che permette al Belgio di sviluppare il contropiede dal quale nasce il primo gol. Non può essere una singola partita a modificare il giudizio sulle qualità del ragazzo. Anzi, se l'Italia ha deciso di iniziare un percorso realmente nuovo, deve accettare anche gli errori dei giovani. Romano possiede talento, visione di gioco e personalità. Ma tra avere qualità e riuscire immediatamente a esprimerle in una partita internazionale contro avversari di questo livello esiste una distanza importante. Ed è esattamente quella che deve colmare.

Coppola soffre, De Bruyne dirige

Anche Coppola vive una partita difficile.

Il difensore tornava in Nazionale dopo la negativa esperienza contro la Norvegia e si ritrova davanti un Belgio difficile da leggere per la continua mobilità dei propri uomini offensivi. Ma il vero padrone della partita è Kevin De Bruyne. Il centrocampista detta i ritmi, trova continuamente gli spazi e mette sotto pressione il centrocampo italiano. In alcuni momenti riesce a prevalere anche fisicamente su Tonali. Una dimostrazione di quanto un giocatore di quella qualità possa modificare gli equilibri di una Nazionale.

Kean a destra convince poco

Qualche interrogativo riguarda anche le scelte iniziali di Mancini. Nel 4-3-3, Moise Kean parte largo a destra, posizione nella quale fatica a incidere.L'attaccante non trova gli spazi nei quali può diventare maggiormente pericoloso e, soprattutto, il suo contributo in copertura non basta ad aiutare Di Lorenzo contro uno scatenato Godts.

La correzione arriva nella ripresa. Maldini prende il posto di Pio Esposito e Kean viene riportato al centro dell'attacco. Una modifica che sembra certificare le difficoltà dell'esperimento iniziale.

Lukebakio chiude la partita

Il Belgio trova poi il raddoppio con Lukebakio e indirizza definitivamente la serata. Per Mancini arriva così una prima fotografia abbastanza chiara del lavoro da fare. La nuova Italia può inserire giovani, cercare nuove soluzioni e allargare il proprio bacino attraverso giocatori come Doumbia e Zoma, entrati nel corso della partita. Ma nessuna convocazione può rappresentare da sola la soluzione ai problemi strutturali del calcio italiano. Servono tempo, crescita individuale e soprattutto giocatori abituati a essere protagonisti ad alto livello.

Mancini non poteva avere la bacchetta magica

È probabilmente questo il punto principale della serata dell'Olimpico. Mancini può cambiare idee, uomini e sistema. Non può modificare in poche settimane la realtà dalla quale parte. L'Italia arriva da un periodo estremamente difficile e la ricostruzione non può essere immediata.

La sconfitta con il Belgio non significa che il nuovo progetto sia già fallito, esattamente come una vittoria non avrebbe significato aver risolto improvvisamente tutti i problemi.Significa semplicemente che la strada è ancora molto lunga.

E i fischi dell'Olimpico lo ricordano già alla prima notte del nuovo corso.