Exor, svolta storica: la sanità sorpassa l’auto. Così cambia il portafoglio Exor

Exor, svolta storica: la sanità sorpassa l’auto. Così cambia il portafoglio ExorTuttoJuve.com
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di Fabio Moretti
Exor cambia baricentro: salute e farmaceutica arrivano a circa 5,8 miliardi di euro, superando i 5,6 miliardi complessivi investiti in Stellantis e Cnh.

Il portafoglio della famiglia Agnelli-Elkann sta attraversando una trasformazione destinata a segnare una discontinuità rispetto alla sua storia industriale. Per la prima volta, infatti, l'esposizione di Exor nei settori della salute e della farmaceutica ha superato quella legata all'automobile, comparto dal quale ha avuto origine gran parte della ricchezza della dinastia.

Exor cambia baricentro: salute e farmaceutica superano l'auto

A evidenziarlo è un'elaborazione di MF-Milano Finanza, realizzata considerando sia il valore di mercato delle principali partecipazioni detenute direttamente dalla holding sia gli investimenti più recenti effettuati attraverso Lingotto, la piattaforma londinese controllata al 100% da Exor. Per quest'ultima sono stati utilizzati i dati contenuti nell'ultimo deposito alla Sec, relativo al secondo trimestre e aggiornato al 30 giugno.

Stellantis e Cnh valgono insieme circa 5,6 miliardi

Prendendo come riferimento le quotazioni di Borsa del 26 agosto, le partecipazioni dirette di Exor in Stellantis e Cnh Industrial raggiungono complessivamente un valore vicino ai 5,6 miliardi di euro.

La quota del 15,5% di Stellantis vale circa 2 miliardi, mentre il 26,9% di Cnh Industrial, gruppo attivo nelle macchine agricole e per le costruzioni, è valutabile in circa 3,6 miliardi.

Da questo calcolo viene esclusa Ferrari, che Exor considera ormai appartenente al comparto del lusso e non più a quello automobilistico. La partecipazione nel Cavallino Rampante vale da sola circa 13,45 miliardi di euro.

Fuori dal perimetro anche le attività di Iveco nei grandi veicoli commerciali e negli autobus, destinate nelle prossime settimane a passare sotto il controllo dell'indiana Tata Motors.

Philips e Institut Mérieux avvicinano l'healthcare all'automotive

Sul fronte della salute, la partecipazione del 19% in Philips ha un valore stimato di circa 4,25 miliardi di euro. In base agli accordi più recenti, Exor potrà inoltre aumentare la propria presenza nel gruppo olandese fino al 22%.

A questa posizione si aggiunge il 10% di Institut Mérieux, valutabile in un altro miliardo di euro.

Le sole partecipazioni dirette nell'healthcare raggiungono così circa 5,25 miliardi, portandosi già molto vicino ai 5,6 miliardi rappresentati da Stellantis e Cnh.

Il sorpasso arriva considerando Lingotto

Il quadro cambia definitivamente includendo gli investimenti effettuati attraverso Lingotto.

La società di gestione londinese, presieduta da John Elkann, disponeva a fine 2025 di circa 10 miliardi di dollari di asset in gestione. Quasi la metà, equivalente a circa 4,2 miliardi di euro al cambio di fine anno, era riconducibile a Exor.

Tra gli investimenti di Lingotto figurano diverse società americane del settore sanitario e farmaceutico, tra cui Teva, Molina Healthcare, Moderna e Intuitive Surgical.

Considerando la quota di queste posizioni attribuibile in trasparenza a Exor e sommando le partecipazioni detenute direttamente dalla holding, l'esposizione complessiva della cassaforte Agnelli-Elkann alla salute arriva a circa 5,8 miliardi di euro.

Il valore supera quindi i 5,6 miliardi complessivamente rappresentati da Stellantis e Cnh.

Con tutta Lingotto l'healthcare raggiunge 6,4 miliardi

Se il calcolo viene esteso all'intera esposizione di Lingotto, il valore complessivo legato alla salute arriva a circa 6,4 miliardi di euro, quasi un miliardo in più rispetto al comparto automobilistico.

I numeri confermano così il percorso di diversificazione che Exor aveva già annunciato negli anni precedenti, con una progressiva riduzione della dipendenza dalle tradizionali attività industriali.

Carvana non cambia gli equilibri

Un esempio della diversificazione di Lingotto è rappresentato anche dall'investimento in Carvana, società tecnologica americana specializzata nella vendita online di automobili usate.

Al 30 giugno, la partecipazione valeva circa 600 milioni di dollari, con approssimativamente la metà della posizione attribuibile a Exor.

Anche includendo Carvana nell'esposizione legata al mondo dell'auto, tuttavia, salute e farmaceutica continuano a occupare il primo posto. Inoltre, il modello di business della società americana, concentrato sulla compravendita online di veicoli usati anche di marchi esterni a Stellantis, è profondamente diverso dalla produzione e commercializzazione di automobili nuove.

Dalla Fiat alla nuova Exor: quasi un secolo di trasformazione

Il cambiamento assume un significato ancora maggiore osservandolo in prospettiva storica. La prima cassaforte della famiglia Agnelli, Ifi, nacque nel 1927 con l'obiettivo di garantire stabilità all'azionariato della Fiat e, contemporaneamente, diversificare gli investimenti familiari.

A quasi cento anni di distanza, Exor sta proseguendo proprio lungo la strada della diversificazione.

John Elkann ha indicato agli azionisti una strategia fondata sulla semplificazione del portafoglio, sulla monetizzazione delle attività considerate non più strategiche e su una rigorosa disciplina nell'allocazione del capitale.

Iveco e Gedi tra gli asset destinati a uscire

Tra gli esempi figurano le attività di Iveco, comprese quelle nei veicoli commerciali e militari, e quelle nei media di Gedi.

La holding dispone ormai da tempo di circa 4 miliardi di euro di liquidità e continua a valutare un nuovo investimento di grandi dimensioni.

L'obiettivo è impiegare almeno una parte delle risorse disponibili in un'operazione simile a quella realizzata con Philips, nella quale Exor entrò nell'agosto 2023 acquistando inizialmente il 15% per circa 2,6 miliardi di euro.

Salute, lusso e tecnologia restano i settori preferiti

I comparti sui quali Exor continua a concentrare maggiormente l'attenzione sono salute, lusso e tecnologia.

Finora Elkann non ha però accelerato sulla ricerca di un nuovo grande investimento, mantenendo un approccio prudente e attendendo opportunità capaci di garantire i rendimenti desiderati.

Nel frattempo, il portafoglio continua a diventare più concentrato e la vendita di Iveco a Tata Motors contribuirà ad aumentare ulteriormente le risorse disponibili per future operazioni.

Ferrari resta il principale investimento

Nonostante il progressivo ridimensionamento del peso dell'automotive tradizionale, Ferrari rimane nettamente l'asset più importante della holding.

La partecipazione del 19,5% nel gruppo di Maranello è valutabile in circa 13,45 miliardi di euro.

Alle sue spalle figurano Philips, Cnh Industrial e Stellantis, quest'ultima alle prese anche con una fase particolarmente difficile sul mercato azionario. Seguono Institut Mérieux, Christian Louboutin, Juventus, The Economist Group e Via Transportation.

La strategia di Exor, tuttavia, non prevede necessariamente nuovi acquisti immediati: la holding può mantenere la propria liquidità fino all'emergere di un'opportunità considerata sufficientemente interessante.

Lingotto assume un ruolo sempre più centrale

Se Exor mantiene una strategia prudente, Lingotto può invece adottare una politica d'investimento decisamente più aggressiva.

Da luglio la piattaforma è passata sotto la presidenza diretta di John Elkann, un cambiamento che testimonia la crescente importanza della società londinese all'interno della nuova struttura finanziaria del gruppo.

L'ultima fotografia delle partecipazioni americane emerge dal Form 13F, depositato il 29 luglio presso la Sec e relativo alla situazione del 30 giugno.

Lingotto punta oltre mezzo miliardo su Molina Healthcare

Tra le operazioni più rilevanti spicca il nuovo investimento in Molina Healthcare.

Lingotto ha dichiarato il possesso di 2,51 milioni di azioni, per un controvalore di 574,4 milioni di dollari. La posizione è stata costruita interamente nel secondo trimestre ed è diventata immediatamente il terzo maggiore investimento americano dichiarato dal fondo.

Davanti a Molina figurano Teva, con 684,6 milioni di dollari, e Carvana, con 611,1 milioni.

La partecipazione in Molina rappresenta da sola circa il 12% del valore complessivo delle posizioni dichiarate da Lingotto al 30 giugno.

La scommessa sul recupero di Molina

L'investimento presenta un profilo tutt'altro che conservativo. Molina Healthcare, compagnia assicurativa sanitaria statunitense particolarmente esposta ai programmi pubblici Medicaid e Medicare, ha risentito dell'aumento dei costi delle prestazioni sanitarie.

Nel 2025, l'utile adjusted per azione era sceso a 11,03 dollari, quasi dimezzandosi rispetto ai 22,65 dollari del 2024.

Nello stesso periodo il Medical Care Ratio era aumentato dall'89,1% al 91,7%.

Lingotto investe nel momento di maggiore pressione

A febbraio Molina aveva previsto per il 2026 un utile adjusted di appena 5 dollari per azione, indicando però l'anno in corso come possibile punto minimo del ciclo relativo ai margini Medicaid.

Lingotto ha quindi scelto di costruire la propria posizione durante una fase di forte pressione sulla redditività, scommettendo su un successivo recupero.

I risultati del secondo trimestre hanno evidenziato ricavi per 10,9 miliardi di dollari e un utile netto sceso a 60 milioni, rispetto ai 255 milioni registrati un anno prima.

Il Medical Care Ratio è salito ulteriormente al 92,2%, ma Molina ha contemporaneamente rivisto al rialzo la guidance annuale sull'utile adjusted, portandola ad almeno 5,25 dollari per azione.

Molina, restano rischi sul percorso di recupero

La strategia non è priva di incognite. Dal 2027, Molina intende ridurre la propria esposizione ai piani dell'Affordable Care Act.

A giugno il numero degli assistiti era inoltre sceso a 4,9 milioni, con una diminuzione di 820 mila unità rispetto a un anno prima.

Lingotto guarda al medio-lungo periodo

Nonostante questi elementi, Lingotto sembra puntare sulla possibilità che Molina riesca a recuperare redditività nel medio-lungo termine.

La sanità, tuttavia, non coincide soltanto con la nuova grande posizione costruita sull'assicuratore americano.

Teva resta la prima posizione americana

Teva continua infatti a rappresentare il maggiore investimento americano dichiarato dal fondo londinese, nonostante nel trimestre Lingotto abbia venduto oltre 7,5 milioni di azioni, riducendo la propria partecipazione del 27%.

Alla fine di giugno la posizione valeva 684,6 milioni di dollari.

Moderna e Intuitive Surgical completano il portafoglio healthcare

A queste partecipazioni si aggiungono Moderna, con una posizione da 53,5 milioni di dollari, e Intuitive Surgical, il cui valore sfiora i 20 milioni.

Le quattro principali partecipazioni healthcare di Lingotto raggiungono così complessivamente circa 1,3 miliardi di dollari.

Successivamente Moderna ha beneficiato di un forte rialzo in Borsa, facendo salire il valore teorico della posizione a oltre 110 milioni di dollari.

Il Form 13F, tuttavia, fotografa soltanto la situazione al 30 giugno e non permette di stabilire se Lingotto abbia mantenuto invariato l'investimento in Moderna nei mesi successivi.