Cardia: "Dell'inchiesta sugli arbitri non parla più nessuno. Ha pagato solo Rocchi"
In un editoriale per "TMW", Il collega Ivan Cardia si sofferma sull'inchiesta riguardante gli arbitri, che sembra aver perso di interesse per gli organi di informazione: "Mentre la Figc si avvicina alle elezioni, il mercato si appresta a entrare nel vivo e il Mondiale è ancora intabarrato in questa inutile e noiosa prima fase (ma che bello Capo Verde: l’augurio per chi lo dice è di guardare solo partite del catenacciaro Capo Verde da qui in avanti), c’è un’inchiesta di cui non parla nessuno. A quasi due mesi dal 25 aprile, quando dalla Procura di Milano partirono gli avvisi di garanzia, non se ne sa più nulla. Sembrava un terremoto: scandalo arbitrale, l’Inter favorita e via dicendo. Poi, piano piano, il pubblico ministero Maurizio Ascione - che la conduce e che prima o poi dovrebbe trasferirsi in un’altra Procura - ha visto sgretolarsi il terreno. Le intercettazioni già non le aveva dall’estate 2025, in più non c’è stato il sequestro dei cellulari degli indagati (come ormai si fa in qualsiasi indagine che abbia un capo e una coda), e infine i vertici della Procura gli hanno anche consigliato di fermare le testimonianze, dopo aver visto una sfilata di personaggi dei quali, in qualche caso, era palese che non avessero nulla da poter aggiungere a quello che, eventualmente, aveva raccolto. A quasi due mesi da quel 25 aprile, non sappiamo ancora di che pasta sia fatta quest’inchiesta: certo, le incongruenze sono tante (basti pensare a Daniele Doveri, tanto sgradito all’Inter da averla arbitrata più di tutti negli ultimi due campionati), e se ci fosse stata la prova regina prima o poi sarebbe saltata fuori. Insomma, il sospetto che sotto sotto non ci sia nulla, o anche meno, l’abbiamo sempre avuto. Non la certezza, perché si dà per scontato che un pm indaghi se ha del materiale su cui indagare, mandi avvisi di garanzia (che poi diventano di pubblico dominio…) se è il caso e convochi decine di testimoni se c’è qualcosa da approfondire e non per capire come funzioni il mondo del calcio. Ecco, per tutte queste ragioni dobbiamo rispettare l’inchiesta, pur restando nel limbo di chi la vede andarsi a schiantare contro il nulla che ci è sempre sembrato esserci e però non può ancora trarre conclusioni.
Cardia: "Inchiesta arbitri, ha pagato solo Rocchi"
In tutto questo, c’è qualcuno che ha già pagato, a prescindere. Gianluca Rocchi si è auto-sospeso da designatore all’indomani della notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati. Probabilmente ha fatto bene: mancavano quattro giornate, in quel putiferio immaginatevi le polemiche per un rigore di troppo all’Inter… A quasi due mesi da quel 25 aprile, però, viene il dubbio che avrebbe fatto meglio a resistere. Oggi nel limbo c’è lui, indagato senza sapere cosa succederà: se l’inchiesta sarà archiviata - come chi scrive pensa da sempre -, non farà notizia. Si sa, l’accusa va in prima pagina per due settimane e il proscioglimento finisce a pagina 20 per una giornata. Per ora, però, non risulta l’inchiesta sia stata archiviata: è lì, dormiente, mentre la vita di una persona è stata travolta da una vicenda probabilmente senza alcuna rilevanza penale (e forse nemmeno disciplinare). E con essa è stata distrutta la sua carriera. Rocchi potrebbe anche non essere stato il miglior designatore di sempre: veniamo da un campionato molto complicato, anche se forse il problema principale è legato al materiale umano a disposizione. È stato però un grande arbitro, e può (poteva) essere un grande dirigente. Come Collina, che oggi guida gli arbitri della FIFA. Come Rosetti, che oggi guida gli arbitri dell’UEFA. Come Rizzoli, che oggi guida gli arbitri della confederazione americana. Come Trefoloni, che oggi addestra gli arbitri della UEFA. Come Irrati, che è il responsabile mondiale del VAR. È molto strano: viviamo in un Paese che critica costantemente gli arbitri italiani, mentre all’estero se li accaparrano alla prima occasione utile. Andrà così, lo auguriamo, pure a Rocchi: senza quest’inchiesta, sarebbe stato il prossimo direttore tecnico dell’AIA o magari il prossimo presidente. Tra qualche anno invece lo vedremo in qualche posto di prestigio all’estero, e noi ci chiederemo perché ce lo siamo fatti scappare. Sotto a chi tocca".
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
Editore TMW NETWORK s.r.l.
P.I. 02210300519Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 26208

