Bremer: "Voglio lasciare un segno, essere nella storia della Juventus. L'Europa League? Vogliamo andare il più avanti possibile"

Bremer: "Voglio lasciare un segno, essere nella storia della Juventus. L'Europa League? Vogliamo andare il più avanti possibile"TuttoJuve.com
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di Giuseppe Giannone
Gleison Bremer, difensore centrale della Juventus e della nazionale brasiliana, affronta diversi temi nel corso di una lunga intervista.

Intervistato da "UEFA.com", Gleison Bremer, difensore centrale classe 1997 della Juventus e della nazionale brasiliana, affronta diversi temi, sia legati al calcio, che più personal. 

La Juventus vanta una tradizione straordinaria in fatto di difensori. Quanto conta per te, che ricopri questo ruolo, la voglia di lasciare un segno?

"Tanti difensori hanno fatto la storia qui, lasciando un segno anche a livello generazionale. Penso soprattutto a un giocatore come Gaetano Scirea, che è stato un difensore leggendario per questo club e anche per la nazionale. Ovviamente, per me sarebbe davvero difficile paragonarmi a loro, perché la pressione è enorme. Ma spero di riuscire a lasciare il segno. È impossibile fare paragoni, ma voglio lasciare il mio segno e darò sempre tutto in campo, così da poter essere ricordato nella storia della Juventus".

 Che tipo di difensore sei? Come descriveresti il tuo stile di gioco e il tuo modo di stare in campo?

"Sono un difensore molto aggressivo. Sfrutto la mia forza fisica, che è una delle mie qualità, così come la velocità. Sono anche abile nel gioco aereo. Cerco sempre di giocare in modo da riuscire a distinguermi. Queste sono alcune delle mie caratteristiche principali, ma ne ho anche altre sulle quali sto lavorando molto con il nostro allenatore, Luciano Spalletti, e nelle quali posso ancora migliorare".

A proposito di Luciano Spalletti, cosa chiede a voi giocatori e, in particolare, a voi difensori?

"Ci ha dato una direzione, ci ha fatto intraprendere un percorso. Siamo cresciuti molto con lui. È un allenatore di altissimo livello, un campione, e ci sta aiutando giorno per giorno a raggiungere i nostri obiettivi".

Parliamo di UEFA Europa League. Hai già giocato questa competizione sia con il Torino sia con la Juventus. Hai dei ricordi particolari?

"Sì, ho giocato questa competizione con il Torino, ormai diversi anni fa [stagione 2019/20]. È un torneo davvero difficile. Affrontammo il Wolverhampton negli spareggi; era una grande squadra, che era appena stata promossa in Premier League, e purtroppo fummo eliminati. Con la Juventus, invece, siamo arrivati in semifinale [contro il Sevilla nella stagione 2022/23]; purtroppo non siamo riusciti a raggiungere la finale e ad avere l'opportunità di alzare il trofeo".

Quali sono le tue aspettative per questa stagione europea della Juventus?

"L'Europa League è una grande competizione, molto prestigiosa. Vogliamo arrivare il più lontano possibile. E se riusciremo a spingerci fino in fondo, chissà: magari potremmo anche vincerla".

In una recente intervista hai raccontato di essere un appassionato lettore e di amare libri e testi un po’ fuori dall'ordinario, come quelli di Aristotele e Sun Tzu. Da ciò che leggi hai imparato qualcosa che può esserti utile anche in campo?

"Mi è sempre piaciuto leggere, anche prima dell'infortunio e dell'operazione al ginocchio. Dopo l'infortunio, però, la lettura mi ha dato maggiore serenità e mi ha aiutato ad affrontare quel periodo: riuscivo a staccare dal calcio e la filosofia mi ha confortato molto. Ci sono alcune citazioni di Aristotele che mi piacciono particolarmente, così come "L'arte della guerra" di Sun Tzu. Sono state letture che mi hanno dato serenità, mi hanno aiutato a godermi la vita e a capire che la vita non è fatta soltanto di calcio. C'è la mia famiglia, ci sono tante altre cose a cui pensare. Tutto questo mi ha permesso di affrontare più serenamente la vita".

 C'è qualche citazione in particolare a cui sei particolarmente legato?

"Ce n'è una che mi piace particolarmente e che dice: "Non sono gli eventi a turbare le persone, ma i giudizi che formulano su di essi". È una frase che mi ha colpito molto e che ancora oggi è impressa nella mia mente".

Tra le tue passioni ci sono anche la musica e la chitarra. Che cosa provi quando la suoni? È un semplice hobby o qualcosa di più?

"A causa dell'infortunio sono rimasto lontano dal campo nove mesi, che sono tanti! Così, per rilassarmi, ho iniziato a suonare la chitarra. Era qualcosa che volevo fare da tempo e da allora è diventata un passatempo. Ho sempre voluto imparare, ma non ne avevo il tempo, quindi ho approfittato del periodo di inattività per fare cose nuove. È stata quasi una terapia. Mi ha anche permesso di tenere la mente lontana dal calcio".

Per te è più difficile giocare a calcio o suonare la chitarra?

"Suonare la chitarra. È più difficile perché ho imparato da adulto. A calcio gioco da quando ero bambino, quindi per me è qualcosa di naturale".