Il terzo gol del Sassuolo emblema del problema di oggi
Riguardate il terzo gol del Sassuolo, non soltanto Adzic, non soltanto il pallone perso, non soltanto l'errore tattico di essersi riversati tutti in avanti alla ricerca del 3-2. Guardate cosa succede dopo. È probabilmente questa la parte più preoccupante dell'intera azione.La Juventus perde il pallone e il Sassuolo parte in contropiede,a quel punto ci si aspetterebbe una reazione disperata: giocatori che rincorrono, centrocampisti che recuperano posizione, uomini offensivi che provano almeno a disturbare la transizione, invece la squadra appare completamente spezzata. Ed è una situazione inaccettabile.
L'errore iniziale può capitare, non può capitare quello che viene dopo
Spalletti ha già spiegato di aver chiesto ai suoi giocatori di provare a vincere, sul 2-2 la Juventus aveva entusiasmo e inerzia. Voler completare la rimonta non è quindi il peccato originale. Il problema è come lo ha fatto, troppi uomini oltre la linea della palla, distanze enormi. Nessuna copertura preventiva adeguata. E quando viene perso il possesso, la Juventus non riesce più a ricomporsi.
Perché gli altri non rientrano?
È la domanda che Spalletti deve porre alla squadra. Perché? Perché non c'è una corsa disperata verso la propria porta? Perché una squadra che ha appena recuperato una partita per due volte concede una transizione del genere al 94'? Oltretutto i giocatori del Sassuolo vanno avanti lentamente. Le risposte possibili sono sostanzialmente due. E nessuna delle due è particolarmente rassicurante. Prima ipotesi: un problema di condizione fisica. La prima riguarda le gambe. La Juventus arriva al finale stanca, dopo aver speso moltissimo per recuperare la partita. Diversi giocatori non sembrano ancora nella condizione migliore. Kolo Muani, per esempio, è apparso fisicamente lontano dal massimo, Woltemade deve ancora raggiungere ritmo e brillantezza. Altri elementi hanno dovuto sostenere minutaggi importanti anche a causa dell'emergenza. Se il problema fosse prevalentemente atletico, sarebbe grave ma almeno relativamente leggibile. Significherebbe che bisogna lavorare sulla condizione e aspettare che la squadra raggiunga livelli superiori.
Ma esiste una seconda possibilità.
Ed è quella che preoccupa molto di più. Seconda ipotesi: la squadra spegne mentalmente l'interruttore. Potrebbe essere un problema di testa, la Juventus raggiunge il 2-2 e perde completamente la percezione del rischio. Tutti vogliono vincere, tutti guardano avanti. Nessuno pensa a cosa succede se viene perso il pallone. È esattamente ciò che Spalletti ha sintetizzato dicendo: «Abbiamo perso la ragione». E qui entra in gioco un tema che va oltre la tattica. Una grande squadra deve avere calciatori capaci di leggere autonomamente il momento. Al 94' non può servire l'allenatore per spiegare che, dopo aver recuperato due volte, non devi concedere cinquanta metri di campo all'avversario.
Deve capirlo chi è dentro.
Dov'è il leader che ordina di rientrare? È qui che torna il problema della leadership. Chi comanda questa Juventus? Chi vede sette-otto compagni avanzare e dice: fermi, qualcuno rimanga dietro? Chi, quando il pallone viene perso, chiama immediatamente il ripiegamento?
Potrebbe naturalmente esserci una combinazione delle due cose: poca lucidità causata dalla stanchezza dentro una squadra che non ha ancora automatismi e gerarchie sufficientemente consolidate, ma non può diventare una giustificazione. Un'immagine che Spalletti dovrebbe mostrare cento volte.
Quell'azione dovrebbe diventare materiale di lavoro alla Continassa.
Fermare il video, mostrare le posizioni, chiedere a ciascun giocatore dove si trovava e soprattutto chiedere: “Quando abbiamo perso il pallone, cosa avete pensato?” Perché il punto è esattamente questo. La Juventus non ha perso soltanto una marcatura, ha perso la percezione collettiva del pericolo. Ed è qualcosa che una squadra con ambizioni importanti non può permettersi.
Direttore: Claudio Zuliani
Responsabile testata: Francesco Cherchi
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